Basta con Fini. Il traditore degli amici, eponimo esempio di prima repubblica, di quel voltafaccismo che il Msi e An condannarono, si chiama Gianfranco Fini. Via dal Pdl. Papà Dante lo schiafferebbe in Giudecca.
Fini sarebbe stato nessuno nella vita, sarebbe rimasto fuori dall’arco parlamentare, sull’uscio dalle stanze che contano, se non fosse esistito il cavaliere Silvio Berlusconi. Sarebbe rimasto ad attaccare volantini sediziosi di nascosto e di nottetempo. Sia radiato!
Mi pare sia stato Cicerone. Fra le tante cose, si meravigliava che un aruspice, vedendo un altro aruspice non scoppiasse a ridere. Di nemici della superstizione e della stessa “religio”, di laici da far invidia ai radicali più accaniti, è piena l’antichità e, fra i romani, basti pensare a Lucrezio. Ma qui il laicismo cui stiamo pensando è un laicismo che ci lasci fuori dalla “casta” politica. E chi dovrebbe scoppiare a ridere, vedendo un suo simile, dovrebbe essere un politico.
Una protesta quasi drammatica quella espressa dallo sport siciliano nel corso della riunione straordinaria svoltasi presso la sede del Coni regionale a Palermo. Il governo siciliano taglia ancora. Sono ridotti letteralmente al lumicino i fondi destinati alle attività sportive di cui si rendono protagonisti nell’Isola atleti, società e federazioni. In particolare quelli della famosa legge 18/86, che era stata a lungo un vanto e una risorsa per tutte le specialità e venne adotta grazie al all’autonomia, risultano letteralmente azzerati.
Quanto durerà ancora il batti e ribatti fra il nucleo centrale del Popolo delle libertà e il governo Lombardo? L’essere o non essere del governo regionale assume ormai i toni del “to be or not to be” amletico. Ed è il dramma del momento della politica regionale con brutti riflessi su quella nazionale. Tanto più che, sul terreno locale, si riflette in un frequente braccio di ferro fra la giunta Lombardo e l’Ars guidata da Francesco Cascio. Gran parte del peggio che si temeva alla vigilia di questa legislatura è effettivamente accaduto.
L’arroganza dei poteri forti non smette di farsi sentire, ma danaro e potere sono nulla in confronto al potere di chi ne è incommensurabilmente al di sopra: Dio.