Una serie di esplosioni, alcune incontenibili, altre come in caduta. Fulvio Franco, artista siciliano, nato e cresciuto a Santo Stefano di Camastra fra i forni delle ceramiche – e ne produce di finissime e colte – ha, ovviamente, il fuoco nell’anima. Le fiamme, come alimentate da lembi o spruzzi di combustibile, assumono a volta aspetto umanoide o animalesco. L’umanità vola nel cielo, assieme alla materia bruta, ricade e riesplode nei colori rosso, giallo e arancio su fondo nero. Sono tutte tele, di varie dimensioni. Alcune isolate, altre esposte in consecutio, nelle pareti del salone di Palazzo Jung a Palermo.
Questa mostra, a pochi mesi da quella della sala Montalto a palazzo dei Normanni, dove è stato ospite dell’Ars, ne conclude il discorso. L’ispirazione, il ricordo del big bang o di un bang che potrebbe essere l’inizio, ma anche la fine di tutto ciò che conosciamo o soltanto intuiamo, sospeso nella dimensione del sogno, del possibile e dell’impossibile… Fulvio Franco non cede al figurativismo, che pure sembra come in agguato, una tentazione, una presenza al suo fianco. Se un dipinto rimanda direttamente al cratere dell’Etna fotografato dal basso, nel ritrarre il magma fuso, addirittura fluido, che schizza nell’aria nera, esattamente come nella realtà, in un altro appare anche un geoide, che si presenta grandissimo come un’apparizione in movimento su un orizzonte vicino. L’irrequietezza dell’autore, solo nell’eremo del suo borgo natio, una città invero, un luogo dalle grandi possibilità solo in parte esplorate, progettato dopo il 600 come Londra, a causa di un cataclisma che oggi non può non ricordare i fatti di Giampilieri. Fu come una fuga, dai colli dove Santo Stefano di Camastra stava adagiato dal Medio Evo “come un vecchio addormentato” alla falesia sul mare che ospita adesso il centro pittoresco dove la creta del luogo è stata plasmata in mille modi, colorata, adornata di immagini, di forme geometriche, di simboli, di sogni. Semplici idee, spesso floreali, a volte puramente immaginarie, nel desiderio di rapire alla realtà e alla fantasia il segreto dell’essere, di una verità irraggiungibile…
Tutto questo si muove nell’anima e nella mente di Fulvio Franco, che rapisce materiali qualunque, che può allestire più di una, due mostre. Tante mostre, che oscillano dall’arte classica alla pop art. Perché chi visita il suo studio, uno dei suoi studi, troverà materiali rubati da ogni dove, tentativi di sottoporli alla violenza della fiamma e dello scalpello, ovvero al cemento, all’abbraccio dell’artista appassionato.
Anche questa mostra di Franco allo Jung è da vedere, un lungo attimo godibile in cui lasciarsi trascinare assieme all’autore in questa realtà impossibile, tale da potersi soltanto immaginare, appunto sospesa nella dimensione onirica in cui tutto e nulla si può trovare. Ma nel tutto c’è certamente la Sicilia, la propria terra, che è madre, che culla e che nutre, ma che pretende ed offende, che chiede a volte l’impossibile. Oltre le forze, al di là di ogni volontà.
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