Rodolfo Gurrieri espone a Palazzo Jung fino al 16 maggio. Il pittore palermitano ha la natura nel cuore e adopera con maestria la luce e i colori. E’ un paesaggista che si riallaccia alla tradizione italiana con riferimenti ad artisti come Giovanni Fattori e a scuole come i Macchiaiuoli. O, se vogliamo restare più vicini, a Giambecchina.
Ma la sua ispirazione è pura ed autonoma. Lo attraggono soprattutto i momenti di lavoro e gli assolati paesaggi che vanno dal mare alla campagna. La figura umana appare di tanto in tanto. Non raramente. Ma, anche quando è assente, l’uomo sembra passato un attimo prima. Vi ha lasciato il ricordo di un oggetto, una rete, un secchio, dei fiori composti a mazzo, una giara… Oppure la sua assenza diventa struggente, come nella bottega del Rigattiere o nella Casa eoliana. Ma poi traspare anche la grande operosità nei lavori dei campi, fra i pescatori assorti sulle barche a rammendare. Traspare l’affetto per i luoghi ritratti e una grande voglia di comunicare la dolcezza delle sensazioni che solo a volte si velano di malinconia. I suoi quadri certamente adornano e bucano la parete suggerendo luoghi precisi come ben annotati ricordi.
Si tratta, per la paesaggistica e i quadri di ambiente, di scelte frequenti, ma non assolute, perché Gurrieri, dotato di tecnica, di scuola e di una buona mano, spazia con disinvoltura nella ritrattistica, riproducendo immagini borghesi, come le deliziose sorelle Lo Presti e anche personaggi pubblici di chiara fama legati comunque alla realtà vicina, di una Sicilia che rimane presente in ogni momento.
Alisciarg
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