I crimini nei confronti dei minori destano il maggiore scandalo, sono considerati crimini orrendi specie nel nostro mondo evoluto occidentale. Anche nel Vangelo il Signore ammonisce in tal senso (Mt 18,5 Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare).
Non sempre nella storia è andata così. Ci sono state civiltà nelle quali sui bambini si aveva potestà di vita e di morte e il bambino assumeva diritti solo dopo una certa età, solo quando diventava produttivo per la comunità. Non faceva scandalo una selezione delle nascite e anche in età matura uomini e donne non validi venivano emarginati o addirittura considerati immondi. I figli erano una risorsa e quando non lo erano venivano eliminati o venduti. I maschi erano valutati di più perché più produttivi. Questo ancora oggi avviene in molte culture orientali o del sud del mondo. Queste culture e questi costumi erano anche giustificati da credi religiosi e da necessità considerate naturali.
Oggi riteniamo selvagge tali usanze passate. Il relativismo etico ha imperato nella storia. Io sogno un mondo dove la vita venga realmente considerata il più bel dono di Dio e venga goduta e rispettata in tutte le sue funzioni, espressioni o capacità, che siano spirituali o corporali. Sogno un mondo dove una donna incinta, in qualsiasi stato sociale si trovi, venga considerata “sacra”, difesa dalla società e da tutti gli uomini, dove la madre e il nascituro siano oggetto di cure da parte di tutti.
Se fosse stato così nel passato, la storia sarebbe stata diversa. Niente figli da considerare legittimi o illegittimi, niente donne da considerare oneste o adultere. Una nuova nascita sarebbe stata considerata solo nuova vita, un nuovo figlio di Dio. Ci sarebbe stato amore e assistenza sociale verso tutti i nuovi nati e verso tutte le madri. Assistenza all’infanzia, scuola ed educazione sarebbe stata esigenza primaria per avere un mondo di adulti maturi e liberi. Le donne avrebbero avuto maggiore consolazione e minore responsabilità della loro maternità, più libere di decidere di essere madri, più libere prima e dopo la maternità, capaci di esprimere tutto il loro valore. Un mondo dove la cooperazione e l’aiuto reciproco sarebbe stato dovuto.
Non è stato mai così. Le relazioni umane, uomo donna in particolare, nel passato sembra siano state guidate dall’istinto di trasmissione dei geni e di conseguenza sono state gestite con la forza dal più forte, il maschio che ha sottomesso la donna per assicurarsi la paternità dei generati. Nel corso della storia, forse non è solo la trasmissione dei geni, ma, certo, ha guidato le relazioni la voglia di perpetuare la propria esistenza e di trasmettere ai propri eredi diretti quello che si è conquistato in vita. Volontà, che ha fatto dominare le famiglie più ricche, le etnie più agguerrite e nell’era moderna le nazioni economicamente più potenti. Leggi e ideologie hanno difeso e difendono ancor oggi tale impostazione.
Fortunatamente l’evoluzione non si arresta. Nella stessa cultura cristiana siamo invitati ad un continuo cambiamento, ad una continua conversione, alla crescita spirituale. La natura, che definirei matrigna, viste le tante insidie che ci riserva, va certamente custodita ma anche gestita se non superata, come del resto è stato fatto anche nel passato. Il futuro non lo conosciamo.
E’ un idea provocatoria, la famiglia, la coppia avrebbero una natura differente dalla tradizionale? la paternità andrebbe vissuta differentemente? sarebbe semplicisticamente risolto il problema dei concepiti in provetta se non di altro ancora? Tutte domande banali che non tengono conto dell’amore nelle relazioni, come non se ne tiene conto in tutte le polemiche di ogni giorno che cercano di essere risolte con la ricerca di regole accettabili da tutti, ma che a qualcuno non andranno mai bene
Nota biografica. Salvatore Scargiali, ingegnere nucleare, ha lavorato nell’informatica a causa dell’arenarsi del piano nucleare nazionale. E’ stato in IBM percorrendo le fasi di una la stimata carriera lavorativa. Per qualche anno collega di Luciano De Crescenzo a Napoli. Nato nel 1948 nel cuore di Palermo, ma cresciuto dall’età di 3 anni nella soleggiata periferia dei Leoni, ha vissuto gran parte della propria vita nel capoluogo siciliano dove tuttora risiede. Si è sposato giovanissimo, appena dopo aver conseguito la maturità classica al liceo Garibaldi di Palermo, dove era anche noto a tutti per le proprie qualità di atleta e sportivo nell’atletica leggera e nella pallavolo. Nella prima fu recordman e campione della città più volte, nel lancio del peso e del disco, ma alle medie s’era fatto già notare saltando mt 1,45 nell’alto ai provinciali. Nel volley era capitano della squadra del Garibaldi e giocò prima nel Cannizzaro e poi nel Cus. Ama molto Roma, città d’origine del padre. Con la moglie Donata Sammartano vive da oltre 40 anni e ha cresciuto due figli, Francesca e Antonio. A volte, come tutti gli over 40 (e passa) si guarda indietro e dice di aver sprecato troppa parte dei suoi anni. Ma chi scrive queste righe, suo fratello, da sempre, pur con differente temperamento suo grande amico e compagno di sport, gli risponde: “No, Salvatore, tu sei un grande uomo”.
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