L’Arcivescovo Cesare Nosiglia per i giovani chiede formazione e lavoro

Occupazione e imprenditorialità
di Antonino Calandra
L’Arcivescovo Cesare Nosiglia per i giovani chiede formazione e lavoro

“Un patto per il futuro”: gli incontri sul tema “Giovani e Lavoro” voluti dall’Arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia, con la Pastorale Sociale del Lavoro e il coinvolgimento delle istituzioni a livello comunale, provinciale e regionale, del mondo universitario, della cooperazione, del sindacato, dell’impresa, della formazione e del credito, al fine di permettere uno scambio e una ricerca di soluzioni concrete con il diretto apporto dei giovani.

L’obiettivo degli incontri è stato quello di contribuire a rilanciare, nelle diverse sedi istituzionali, alcune proposte di azione capaci di stimolare la politica e il mondo economico a dare maggiore attenzione alle giovani generazioni, evitare conseguenze nefaste che già si manifestano e che stanno portando un danno significativo all’intera società civile.

L’economista Giuseppe Berta sul giornale “La Stampa” del 19 febbraio c.m. sostiene che: ”a Torino e in Piemonte si è consumato un modello industriale che magari sarà anche stato grigio, ma dava certezze. Non ci sono più i vecchi sbocchi dopo la scuola e non ce ne sono a sufficienza di nuovi. Così c’è il rischio che i ragazzi non sappiano che cosa fare: che cosa studiare, dove cercare lavoro. E c’è una drammatica realtà; molti di loro al massimo potrebbero aspirare a lavori ai quali concorrono anche i giovani immigrati. Solo che per quelle mansioni gli stranieri sono più attrezzati soggettivamente”.

La strategia – dice Mons. Nosiglia - è di ampio respiro e attraverso un’indagine qualitativa, a cura della “Seldon Ricerche”, sono stati intervistati un gruppo di sessanta giovani dai 15 ai 30 anni. Il documento “Un patto per il futuro” del 10 giugno 2011 è il punto di partenza dell’intero lavoro di ricerca.

Consapevoli che le risorse finanziarie a disposizione sono scarse, ma quelle rappresentate dal forte desiderio di cambiamento manifestato dai giovani sono invece ben presenti e attendono di essere valorizzate, si ritiene fondamentale che questo percorso debba tenere conto dell’opinione e della sensibilità dei giovani coinvolti nella sua elaborazione e realizzazione, considerando così questo documento un patto non solo fra le istituzioni, ma anche tra le generazioni.

La crisi del lavoro, dei giovani, il cambiamento ci trova impreparati e in difficoltà nel trovare strade condivise per una reale innovazione del sistema sociale ed economico. I giovani in particolare, vivono situazioni paradossali rispetto al mondo del lavoro, prima fra tutte la formazione, basse remunerazioni all’ingresso nel mondo del lavoro, contratti di lavoro flessibili, fenomeni che i giovani considerano come l’emarginazione una delle soluzioni preferibili. La bassa scolarità e la dispersione scolastica sono ormai a livelli preoccupanti, insieme a seri problemi di orientamento agli studi che spesso fanno riferimento a criteri sganciati dalla realtà, condizionati anche dalla scarsa mobilità sociale che rende i percorsi obbligati e chiusi alle opportunità per i più meritevoli; inoltre preoccupante è la situazione di giovani che non cercano più il lavoro.

Occorre formazione e veloce trasformazione dell’organizzazione del lavoro e nuove dinamiche legate alla conoscenza, obiettivo difficile da perseguire in un momento di scarsità di risorse e di bassa propensione allo studio, vissuto poco come patrimonio da acquisire per il proprio futuro e da non abbandonare per l’intero arco della vita professionale. I modelli proposti della società dei consumi, insieme ad altri fenomeni culturali, portano a svilire il lavoro manuale, ritenuto non in grado di garantire ai giovani un futuro e l’indispensabile apprezzamento sociale. E’ anche diffusa una mentalità poco aperta al lavoro autonomo, non favorito dall’accesso al credito nonostante la pluralità di strumenti messi a disposizione dagli istituti bancari, dalle istituzioni locali e dalle fondazioni bancarie. Gli stranieri invece dimostrano di avere visioni della vita più aperte all’innovazione e al lavoro autonomo.

Per dare fiducia e speranza al mondo giovanile occorre attivare tutte le sinergie possibili fra i diversi attori coinvolti, attivare nuove collaborazioni, anche di carattere finanziario, fra il privato e il pubblico, ispirate da una intelligente sussidiarietà capace di liberare energie talvolta sopite che attendono di essere valorizzate, compiendo delle scelte di medio e lungo periodo, che prevedano la concertazione di risorse su settori specifici, investendo sull’innovazione come discriminante fondamentale nelle scelte da operare. In genere viene di gran lunga preferito l’impiego da dipendente - “si evince dalle risposte dei giovani” - l’imprenditoria associata è vista come un rischio, occorre avere i capitali, occorre avere le “conoscenze giuste”, si rischia molto, i confini del lavoro travalicano quelli famigliari…. Solo gli stranieri vedono l’imprenditorialità in generale , e anche quella associata, come un’opzione reale. L’imprenditorialità viene comunque vista come un’opportunità “da adulti”, come costruire una solida piattaforma di capitali, sociali ed economici, prima di buttarsi. C’è da dire che le conoscenze delle opportunità presenti sono molto scarse: incubatori di impresa e opportunità presenti sul territorio per mettersi in proprio sono ignote ai più. Fondamentale, però, pare la distanza tra i giovani e la prospettiva imprenditoriale. Su questo occorre lavorare molto, soprattutto a livello culturale.

 

 

 

 

 

Sun, 2012-02-19 22:52
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