Fiorentina cotta e mangiata ecco la cronaca

Maiuscola la prova degli uomini di Rossi che a sorpresa schiera Hernandez: due gol capolavoro per lui mentre Budan sigilla il 3-0 finale. Ora il Palermo avanti alla Juve vede la Champions
di Marcello Malta
Fiorentina cotta e mangiata ecco la cronaca

L’antipasto il Palermo lo aveva già assaggiato ieri: il 2-1 della Roma corsara all’Olimpico di Torino contro una Juve incerottata è stato davvero succulento e ai rosa deve essere sembrato davvero invitante mettere gli occhi sul piatto forte della giornata.


La Juve era lì, bloccata a 33 punti, proprio ad un passo, distante solo due lunghezze dal Palermo. E il Palermo la puntava come un setter punta un fagiano o una lepre. Mirabolante era l’idea di sorpassare i bianconeri con una vittoria. Troppo ghiotta l’occasione per non assaggiare quel piatto così invitante. I rosa non se lo fanno dire due volte e scavalcano i bianconeri. Il Palermo cuoce, assaggia e poi sbrana una Fiorentina cotta già in partenza che ha sulle gambe la partita di Coppa Italia contro la Lazio di tre giorni prima. Fiorentina che definire nulla nel primo tempo non è affatto eufemismo.


Gli uomini di Rossi, sempre più artefice di questo galoppo ormai instancabile di sette gare consecutive, pressano la Fiorentina senza soluzione di continuità. I viola, infatti, nel primo tempo non oltrepassano nemmeno la metà campo impauriti dal caterpillar rosa guidato, finalmente e magistralmente, da un Pastore in stato di grazia che ispira gli attaccanti. A proposito di attaccanti: vi ricordate di un certo Abel Hernandez? Bene, è rientrato a sorpresa e in punta di piedi surclassando pure Budan, sostituto naturale di Cavani squalificato. L’uruguayano dà un chiaro segnale della sua presenza in campo marchiando con due meravigliosi gol l’opera rosa e giocando da applausi. Il primo, spettacolare, di testa in tuffo dopo la respinta di una traversa presa da Miccoli; il secondo, pochi minuti dopo, illuminato da un estroso lancio di Pastore.


Un’apoteosi eterogenea di colpi da fuoriclasse che sintetizza il momento “sì” del Palermo, oggi molto più sontuoso persino delle aspettative della vigilia. Diciamo pure che i tifosi un attimo prima dell’inizio avrebbero sicuramente firmato per il più classico degli “1-0” anche arrivato fortuitamente. Ma il Palermo ha fatto anche questo: ha stupito tutti con una prova davvero maiuscola contro una compagine che certamente non aveva bisogno di presentazioni. Una cavalcata dal 1’ al 90’ in cui anche Budan ha messo il suo sigillo sul 3-0.


Una squadra ancora più squadra, in cui contano sempre più l’amalgama e l’intesa, in cui il coro è l’elemento su cui ha scommesso già da tempo il mister Rossi. È vero, è prematuro parlarne: il Palermo ha solo il Napoli davanti alla propria visuale per riuscire a vedere la zona Champions, ma le buone prestazioni e la coesione fra i reparti forniscono prove inconfutabili e tangibili ai tifosi che guardano lungimiranti verso qualcosa che fin oggi non c’è mai stato.


L’approfondimento


 Questo Palermo che cresce ora ha anche la panchina


 Un Palermo forte contro le più forti, una personalità che la squadra “formato Zamparini” ha mantenuto anche nei momenti difficili. E’ un Palermo che diverte, entusiasma, attacca fino all’ultimo, doppia e triplica il gol iniziale, che rimane quello pesante.


Una Fiorentina irriconoscibile rispetto a quella che ha strapazzato la Lazio, non solo stanca, ma certamente anche imbrigliata da una squadra diversa, impostata bene sul piano tattico. Perché quando si vince 3 a 0 è certamente così.


C’è di più. Se è vero che Pastore, Hernandez, Budan hanno fatto il buono e il cattivo – più il buon tempo, per la verità – in una squadra priva di Simplicio, Cavani e Bresciano, costretti al forzato riposo, non è più vero che i rosanero hanno una panchina povera.


Hernandez ha giganteggiato, con quel primo gol in tuffo e con il secondo, in cui, cambiando piede, ha infilato di sinistro in porta un pallone alla maniera di Amauri.


Povero Carvalho de Oliveria Amauri, l’aria di Torino non gli giova. All’ombra, anzi al sole, del pellegrino, si trovava da Re. La mole Antonelliana, invece, lo ha via via immalinconito. In tanti si trovano bene a Palermo e non se ne andrebbero se non cacciati. Bresciano, prezioso portatore di palla che tira anche in porta ne ha fatto una nuova patria, così come Simplicio, che resiste alle invettive di una tifoseria che non capisce, Gliene dicevano di tutti i colori. Ricordate le invettive contro il povero Caracciolo? Altro che tirargli su il morale: “Turacciolo, Turacciolo…” gli gridavano persino dalla tribuna. Ma il tanto disprezzato centravanti è ora capo cannoniere della serie B.


Un Palermo così non si sa dove possa arrivare. Sette risultati utili di seguito non sono roba da poco. Rivediamolo nell’ennesimo derby di un Sud sfacciatamente in crescita, dove anche la crisi del Catania non è vera crisi.


La squadra forte contro i forti deve imparare ad essere anche concentrata, determinata e persino maramalda contro i deboli. Va bene ridimensionare i tronfi squadroni, ma per giungere veramente in alto, in quella zona coppe dove vogliamo vedere stabilmente il Palermo, occorre vincere anche sui campi minori, perché di punti ce ne voglion tanti. In ogni caso questa squadra “formato Zamparini” è un costante miracolo: valutare giocatori trascurati dagli altri, come lo stesso Amauri, rifornire la nazionale e le grandi, ritornare in campo con i giovani e rivincere. Una squadra da invidiare: forte e intelligente.


Germano Scargiali

Mon, 2010-01-25 11:08
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