Scusi le spalle Signora. Lo avevamo detto. Noi ci credevamo eccome. Questo Palermo è davvero in crescendo e lo ha dimostrato anche in una delle trasferte più difficili dell’anno: a Torino contro la Juventus. Ora i rosanero, dopo i ripetuti successi in casa e fuori, rischiano di diventare la bestia nera della vecchia signora torinese.
Perfetta la partita degli uomini di Rossi che indovinano la giornata, scavalcano la Juve e la costringono a bagnarsi nel mare dell’umiltà. Una vittoria, quella dei rosa, che ha un’unica spiegazione: il Palermo ha giocato perfettamente e ha dimostrato di valere più della Juve. Lo 0-2 dell’Olimpico di Torino è uno di quei momenti in cui, se non sei allo stadio, ti maledici perché vorresti essere tra quei pazzi che hanno fatto 1700 chilometri. Una di quelle serate che ti ripaga per un attimo di un bel po’ di amarezze della vita d’ogni dì… Una sensazione che chi non ama il calcio non potrà mai capire. Una di quelle emozioni che non hanno prezzo.
Eppure il Palermo non ha iniziato benissimo. Già, perché la Juve domina il campo per buoni 35 minuti. Ordine, fitte trame, largo possesso palla e attenta retroguardia imbalsamano inizialmente le intenzioni degli uomini di Rossi. Il massimo che si possa dire dei rosa è che studiano l’avversario.
Fin, però, al giro di boa, laddove il palloncino bianconero si sgonfia. Poi mediocrità, sbadataggine, insufficienze tecniche e sterilità della Vecchia signora fanno sì che il Palermo esca dal carapace ben elevato a difesa di Sirigu – quest’ultimo con Cassani appena convocato da Lippi per mercoledì contro il Camerun – e cominci sin dagli ultimi minuti del primo tempo a suonare il citofono della porta di Manninger per farsi annunciare.
Fraseggio dopo fraseggio, i rosa nella seconda frazione cominciano, così, a brucare l’erba della metà campo avversaria, promuovendo via via iniziative di piglio corposo che ratificano spesso una sorta di superiorità numerica nel raggio di azione della sfera. Sono le prime avvisaglie. La svolta è nell’aria. E così è. Sono appena trascorsi 14 minuti del secondo tempo quando Miccoli riceve palla dalla rimessa laterale, mette il sonnifero nel latte di nonno Cannavaro, mirino al “sette” e telecomando su giravolta spaziale sopra Manninger. Questa volta senza citofonare. Pronto in tavola lo 0-1 e sorrisi di Miccoli a chi fin lì gli fischiava.
La Juve telefona a “Chi l’ha visto?” per cercare la bussola, mentre il Palermo giganteggia …“Ballando con le stelle”. O presunte tali. I confronti diventano impietosi: Miccoli devastante, Trezeguet indecente; Pastore sovrumano, Diego troppo nano; Del Piero surreale, Cavani geniale; Cassani e Balzaretti pendolini, Grygera e De Ceglie due cuscini.
C’è di più: Juve arrendevole, Budan servizievole. La tattiche dei padroni di casa si incartano e creano solo confusione. Solo fumo e niente arrosto, tant’è che il buon croato - entrato in sostituzione del giustiziere salentino, reo di spietatezza venti minuti prima nella sua perfetta pennellata degna del miglior Van Gogh – approfitta dei lunghi sonni di Grygera per assestare il colpo di grazia a Manninger. Un “gollonzo” in pieno stile “Gialappa’s” che spegne le illusioni juventine ringalluzzite da fresco passaggio di turno in Europa. 0-2 a domicilio e tutti a nanna.
Troppi infortunati per Zac? Inadeguata forma fisica dei sani? Ectoplasma Diego? Insufficienza tecnica? Sì, perché tutti limiti evidenti. Ma anche no. Perché la Juve è la Juve. Con o senza infortunati. Al contrario, lodi ed encomi al Palermo che ha saputo attendere, far dissolvere i bianconeri nel grigio smunto fumo di Torino e ripartire per incassare bottino pieno. Onore al merito e plauso a Rossi al cui pragmatismo il Palermo somiglia sempre più.
Non sarebbe potuta finire meglio. Si sgretola il gruppetto dei condomini: Napoli un punto e Samp ko. Juve, invece, schiacciata e tagliata. Palermo tre punti e quarta posizione in solitaria sede. Godiamocelo ancora un po’ fino a domenica questo trono Champions. E per una volta, solo per una volta per favore, con il massimo rispetto ci sia consentito proferire il sano sfottò: «Signora, scusi le spalle!»
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