Il Palermo si ripete. Appena vede il Milan è sempre vittoria. Se poi ci metti che è pure 3-1 come l’anno scorso… Risale al 25 febbraio di 4 anni fa, infatti, l’ultimo acuto della premiata ditta Sheva-Inzaghi. Da quel giorno in poi è sempre Palermo. E quando ci aggiungi pure un paio di 0-2 a domicilio tra il 2006 e il 2009 sembra che il Milan si trasformi in un cliente facile.Ma non ditelo a Miccoli, per carità. Lui potrebbe offendersi davvero. Appena vede rossonero è proprio costretto a bucare la rete. Pallottoliere alla mano, Dida oggi ha avuto l’onore di togliere dal suo sacco, ancora una volta quest’anno, la quarta palla del Messi nostrano. Un onore toccato in precedenza ai suoi colleghi Kalac e Abbiati. Che invidia, ragazzi!
Scherzi a parte, il Milan non è affatto su “Scherzi a parte”. È davvero vittima di un assedio di una squadra motivatissima fino all’ultimo globulo rosso che ha affondato una barca da qualche giornata già stramba e stanca di veleggiare verso l’isola che non c’è. Atteggiamento molle, irreale, etereo. Un carrello di stracotti di cui i rosa hanno fatto un sol boccone. Milan bollito, insomma, e Palermo infinito.
Sbrandellato e disossato in venti minuti, il Milan ha così suggerito il menù da “mangiami, mangiami” ai padroni di casa che prima con Bovo da due passi e poi con una staffilata di Hernandez, suggerito impeccabilmente dal 10 salentino, dimostrano così di avere gradito primo e secondo.
Solo piccoli e innocui gemiti rossoneri: è tutto qui il primo tempo degli uomini di Leonardo. Negli ultimi scampoli della prima frazione è ancora Miccoli che prova ad umiliare il povero Diavolo, ma Dida manifesta qualche spasmo di orgoglio, mantenendo saldo il punteggio di 2-0.
Una piccola pausa rosa ad inizio ripresa elettrizza la gara. Un assist capillare di Ronaldinho imbecca Seedorf che accorcia le distanze. Viene a tavola anche Inzaghi, che dice ancora di “sapersi mangiare quattro fili di pasta”. Ma il cameriere ha già servito i primi, quindi niente pastasciutta. Per lui solo “bocca asciutta”.
È il momento dei dessert. Miccoli, da bravo bimbo goloso, raccoglie l’idea di Liverani di non fare cassate e, memore dell’andata, in onore dell’avversario ordina ancora una volta una dolcissima e panciuta fetta di “panetùn” prontamente servita. Oddo prova a mordergliene un pezzo, il piccoletto dice no e la manda giù tutta lui. Stesso tiro, stesso centro. In hoc signo vinces. 3-1 e bollicine: si può festeggiare.
E in attesa vedremo Cassani, Balzaretti e Miccoli: questi sì che meriterebbero in giugno l’invito a pranzo in Sudafrica, forse probabilmente proprio al posto di qualcuno già satollo visto ieri sera al Barbera.
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