E siamo a 10. Dieci vittorie al Barbera. 30 punti su 36. Uno schiacciasassi, un caterpillar. E la sigla di accompagnamento è di quelle trionfali, visto come il Palermo ha disintegrato la Lazio. Palermo perfetto, mai disordinato, umile. Un Palermo in cui il Donati di oggi è il Corini di ieri, perfetto tessitore di manovre e preciso metronomo di gioco; un Palermo in cui Miccoli è lo Zidane rosa: rifinitore, altruista e, al tempo stesso, cinico e spietato bomber.
Segnano tutti. Ma proprio tutti. Difesa, centrocampo e attacco. Cinque firme tutte diverse. Una melodia che si ripete ancora una volta dopo il 5-3 rifilato al Genoa. A Palermo è davvero Carnevale. E Viviano dice anche la sua in un paio di grosse occasioni per la Lazio, mantenendo più che rotondo il risultato per il Palermo. C’è gloria per tutti, quindi. Portiere compreso. E soprattutto per i 16 mila sugli spalti.
Pronti, via. E dopo 10' i rosa sono già sopra di un gol. Barreto su appoggio di Miccoli fa partire col destro una staffilata a dire il vero non irresistibile e non imprendibile. Ma è precisa e angolata e nulla può Marchetti sulla sua destra. Passano ancora 10 minuti e Donati (meno male che a gennaio fu dato per bollito) orchestra, si districa tra una selva di gambe e fa partire un destro a giro degno del miglior Platini o Zico che si voglia. 2-0 con esplosione del Barbera.
Lazio, chi l’ha vista? Assente nelle trame. Non fosse per il giovane uruguaiano debuttante Alfero, che almeno in abnegazione si dà da fare, i biancocelesti non lasciano traccia di sé sul rettangolo di gioco, lasciando il ruolo di primadonna al solo Palermo. Che poi, a dirla tutta, la partita non è mica stata bellissima ed entusiasmante. Solo che la Lazio ha sbagliato tutto e il Palermo ha azzeccato: Una Lazio mal disposta contro un Palermo da falange madecone.Così la Lazio si consegna al Palermo come un reo confesso. E Ledesma centrale di difesa la dice tutta. proprio tutta.
E ce ne siamo accorti. Perché a 4’ minuti dal termine c’è gloria anche per Silvestre, difensore col "vizietto" dell’incornata speciale. Solo, privo di alcuna marcatura, raccoglie indisturbato un cross pennellato da destra dal capitano del Palermo. Sul pallone la scritta “spingimi semplicemente”. Oro colato per il numero 3 rosa. Un dominio territoriale più il 3-0 al 45’ ti portano alla mente solo compagini del calibro di Real, Barça e dei due Manchester. Ma questo trovarsi della retroguardia che stilla uomini uno mad uno , imporvvisi verso la prima linea è un "gioco" studiato da Mutti.
Palermo satollo? Ma ... manco per niente! Al contrario. La pensa così Barreto che al 47’ con un esterno compassato serve magistralmente Budan che solo davanti al portiere “è costretto” ad insaccare il poker. E ancora: 51’ di gioco, passaggio cesellato di Ilicic che svergogna la retroguardia laziale. Miccoli quasi non ci crede e felice come un bimbo a Natale mette a sedere Marchetti con un diagonale. È pokerissimo e non ci sono trucchi né bari. Tutto vero.
5-0 e 40 minuti da giocare. Il Palermo si trastulla sul velluto. Molta melina e qualche spunto lezioso. Ormai è solo accademia. Si gioca a non umiliare. Ma anche no. Perché al 74’ s’involano sia Miccoli sia Vazquez (subentrato a Budan). Dias, già ammonito, deve stendere l’argentino. Cartellino rosso e Lazio in dieci. Ma nonostante ciò Kozak in mischia in area sigla il gol della bandiera. Che serve – ahilui – solo per la mera statistica.
Ottavo posto, 34 punti. Sopra a 2 punti c’è l’Inter, a 3 il Napoli, a 4 la Roma. Mancano 6 punti per l’agognata salvezza, un po’ di più per la sospirata Europa League. Perché è giusto sognare. Eccezion fatta per l’Inter, bella e mangiata, Milan, Roma, Juve e Catania in questo girone verranno tutte al Barbera, le prime due subito dopo la prossima trasferta. E il fortino – lo sanno anche le pietre - dice “1”. Il 5-1 fu vera gloria? A Siena l’ardua sentenza.
Onpre e pubblicità per Maurizio Zamparini che ora è anche centro commerciale, politica cittadina e ...accordi internazionali.
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