Genova. La mostra che non smette di crescere

Sempre più grande sempre più bella sempre più barche
di Germano Scargiali

In tanti, sapendo che siamo stati lì più d’una settimana, ci chiedono: “Com’era il salone?” Una domanda difficile alla quale diamo una risposta lunga trent’anni, quelli della nostra militanza nel quartiere fieristico di Foce Bisagno, a piazza Kennedy, ma in pratica lungo una fascia di costa percorsa interamente dal Marina Fiera di Genova. Da quando esiste, è questo il vero fiore all’occhiello del Salone, tale da farne, forse, il più bello del mondo. Ma quello che possiamo dire, dopo 30 anni, è che abbiamo visto sempre crescere la mostra di anno in anno, quando più, quando meno. La voglia di figurare a Genova è tale che, anche stavolta, gli spazi sono andati a ruba. E dire che esordivano le grandi superfici del padiglione B, un capolavoro dell’architetto francese Jean Nouvel, per quanti difetti possano trovarci i soliti detrattori …di tutto.

Il nuovo monumentale padiglione è tale – come abbiamo detto l’anno scorso – che nessuna fiera al mondo lo rifiuterebbe. Ebbene, nonostante i nuovi spazi andassero a ruba, non c’era una spilla che potesse entrare in quelli vecchi. Per prima cosa, proprio nel padiglione S (Palazzo dello Sport), da dove molti avevano deciso di …emigrare.

Presso uno degli ingressi di questo padiglione, ci si trovava già dentro lo stand Suzuky. Questo offre l’idea dell’affollamento in mostra. Il vialone centrale, penalizzato da tempo dagli spazi a mare e dalle nuove sistemazioni interne, era coperto da un tetto in tensostruttura. Ebbene: anche questo era pieno zeppo di espositori.

La fiera si potrebbe far meglio: ma certo! La novità del padiglione B dovrà essere assimilata di più. Jean Nouvel ha realizzato una vistosa scalinata in cemento (alcune dotazioni e finiture, come gli ascensori, sono al top della qualità, altre, come i rivestimenti, sono troppo povere) da palazzo dello sport. La gente, però coglie l’occasione per sedersi, riposare, gustare degli snack, come si fa nella piazza di Piccadilly o a piazza di Spagna… Ci sono troppe colonne, l’alternarsi dei vari livelli crea una sorta di labirinto verticale. Tutto vero. In parte. Ma …nessuno è perfetto.

Il meglio è la grande e (a dir poco) ardita pensilina, che ricopre di fatto tre terrazzi lunghi quanto il padiglione, se si comprende il bordo banchina a piano terra. In pratica la banchina di riva del porto turistico.

Gli errori da correggere sono, secondo noi, da individuare proprio nel padiglione S, che, dicono, prima o poi, sarà sostituito. Perché confinare, ancora una volta, i porti turistici nei “gironi infernali” (così chiamati da sempre) del palazzo dello sport e, ancora più in alto e nascosta, stipare la zona shopping?

Della portualità turistica e del turismo nautico (voce apparsa da soli 3 anni al salone – incredibile) si parla finalmente con enfasi, come il volano di tutta la nautica e del turismo in genere. La barca, dice qualcuno, è solo il “vettore” di un fenomeno che …la trascende. Tuttavia, trovare i porti turistici era, come l’anno scorso, il risultato di una vera indagine. E, altra pecca, nonostante piante e computer, nessuno ti dà l’imboccata giusta al momento giusto. Cioè quando ti serve. Meno che Mai il vistoso “centro servizi” zeppo di personale e monitor: nessuna risposta congrua è la regola generale. Occorre che i porti turistici abbiano in futuro una sistemazione degna che ne enfatizzi il ruolo.

Quanto allo shopping, non si può sottovalutarlo, ma si deve piuttosto incentivarlo e promuoverlo. Contribuisce a quel numero di ingressi, il quale, penalizzato anche dal prezzo dei biglietti (15 euro, almeno all’apertura), ha fatto registrare un calo. Comprare qualcosa in fiera è un must per molti visitatori, che diverranno magari “solo dopo” utenti di barche e della mostra stessa, per il ricorrente fenomeno della fidelizzazione. “Mai nel turismo, come nel commercio, sottovalutare le fasce basse, come fa qualcuno”. Sono composte spesso da giovani che, prima di quanto si creda, entrano nelle fasce alte.

Il mercato tiene. C’è, anzi, un riflusso verso le barche meno grandi. Soffre di più chi vende all’estero. Mentre le barche monstre hanno difficoltà ad andare in fiera, perché sono oggetto di trattative talmente specializzate che non avvengono tramite i canali comuni. Le barche maggiori erano tutte “concesse” ai cantieri dai privati compratori. Per chiarire: la crescita in lunghezza e stazza è ancora in atto, ma si nota anche un breack di un fenomeno che è stato, forse, troppo enfatizzato ad ogni livello. Anche la moda delle “navette” è in atto e la vela è sempre più in voga. Ma la velocità non diverrà facilmente demodè, in un mondo che, specie quando cresce, vuol sempre correre, correre, correre.

 

Incredibile per numero e qualità la presenza siciliana

La “nazionalità” del gommone è siciliana? Qualcuno, forse, potrebbe dirlo senza essere facilmente smentito. Se nel settore “barche” (si fa sempre per dire) la Sicilia va forte, nei gommoni l’evoluzione della specie porta sorprendentemente l’Isola ai vertici nazionali, che poi, a volersi montare la testa, sono anche quelli mondiali. Del resto, se Zodiac resta grande, ha dovuto arrancare per adeguarsi a certe scelte che navigavano contro corrente, ma solo all’apparenza. Difficile trovare più lusso a bordo – di quelli che qualcuno un tempo definiva “canotti” – di quanto non ve ne sia su un Magazzù. Il cantiere palermitano, che espone questi scafi a Milano accanto alle grandi auto sportive – stavamo per dire da corsa – ha superato da tempo il “complesso” dei 10 mt. Così, per chi accetta di …comparire (immatricolazione), presenta in acqua un nuovo 13 mt.

La Master rimane quel punto di riferimento nazionale e internazionale che era già prima che l’intraprendente costruttore Gargiulo non decidesse di tornare dalla Lombardia e stabilirsi in zona Asi a Carini, cioè nella “sua” Sicilia. La novità più visibile è, tanto per cambiare, l’ammiraglia 870 Open efb rivisitata, ma ancor più nuovo è il 780 fb. Occhio, però, al riguardo usato alla fascia sobria: il nuovo 540 ha la scocca protetta da brevetto internazionale, con più vtr in funzione della rigidità longitudinale e torsionale, garanzia di velocità e sicurezza a mare …da sempre.

Se parliamo di exploit, poi, non possiamo che correre allo stand di Alta Marea. Il cantiere nato ad Isola nel 2003, tricolore di velocità nel 2007, presenta cinque modelli, che partono dal Wave 15, ma, soprattutto, culminano nel possente Wave 37, motorizzabile entro e fuori bordo. In quest’ultimo caso il vano motori può divenire cabina. Ma già presso la Consolle si trovano bagno e doccia con altezza d’uomo: in 33 piedi si può fare anche questo. E presto i patiti delle crociere a più vasto raggio avranno anche la versione a cabina centrale. Nel triangolo prodiero, d’altronde, c’è già un vano gavonabile da …transatlantico.

Ma eleganza e versatilità in materia di gommoni si ottengono anche a Cefalù. Nella zona artigianale Maestrale coniuga la massima di chi non è profeta in patria. La novità è l’8.20 dal muso allungato e filante, per una gamma ormai diversificata che prende le mosse dal 560 Luxe Italian style.

Nel settore “gommoni”, al Salone, fa sempre sensazione l’assoluta ammiraglia, ma è rimasta, però, uguale al 2008: Opera 60, made in Campania

A Genova una grande presenza dei cantieri dell’Isola

Una cosa è certa: al Salone internazionale della Nautica di Genova, nella grande ubriacatura di barche i siciliani ci sono. Giocano, anzi, un ruolo da protagonisti. Dopo la fiammata, anni or sono, di Rodriguez, che tentò nientemeno che il salvataggio di Baglietto, purtroppo ad un attimo dalla crisi degli aliscafi, è Aicon a reggere un vessillo che, pur fra qualche scossone, sembra certo di restare in alto. Ad un anno dal cinquantenario del salone nautico, Aicon si presenta con una invidiabile gamma di superyacht la cui ammiraglia presente è l’82’ Open. Quest’ultima parola è puro snobismo, mera raffinatezza, perché si riferisce al fatto che la sola timoneria, pur in uno scafo lungo da 25 mt, si trova sotto la tuga, protetta dall’enorme “parabrise”. Questa novità genovese, insomma, è una sportiva, anche se saranno pochi i giovani a permettersela.

Siamo ad un livello in cui il 58 Fly, anch’esso visibile all’ormeggio, con i suoi “18 metri di eleganza”, come dice lo slogan senza mentire, sembra una soluzione di ripiego.

Ma Aicon è anche il portatore del marchio Morgan: si tratta delle “aragostiere”, motoscafi dall’antica linea nordica, che ricalca quella dei pescatori d’aragosta in Atlantico, ma dall’aria decisamente esclusiva. Tanto che l’ammiraglia di ben 93 piedi stuzzicò l’anno scorso la vanità di Montezemolo: un contratto che fu uno scoop per una barca rimasta finora unica.

Forte crescita, in decisa controtendenza, per Abacus. Il cantiere nato – molti non lo sanno – in polemica con Aicon ad opera di un cliente insoddisfatto, un professionista partenopeo trapiantato nella magica Giammoro (la frazione Asi di Milazzo, a pochi metri dal …rivale) è presente con ben 4 scafi: 54’,62’,70’ e 86’. La novità, neanche a dirlo, è l’ammiraglia. Questo marchio che nel 2000 non esisteva è già sinonimo di sobrietà, di perfetto italian style, lusso e qualità.

Stama di Trapani presenta la nuova ammiraglia, nientemeno che un 50 piedi. Il nuovo scafo ha linea e finiture di pregio, interni spaziosi e …personalizzabili.

E’ Saver di Gioiosa, però, il cantiere dai grandi numeri, addirittura da primato nazionale. Nella gamma della barca per tutti questo costruttore di “barche intelligenti” presenta un nuovo 330 sport, un 33 piedi open con roll barr classico e versatile per chi vuol coniugare, spazi aperti, chiusi e velocità. Ma forse colpisce di più, nell’apparente semplicità, il nuovo Manta 21 fisher De luxe che in mt 6,60 ha l’aria di una piccola aragostiera e potrà far felice una categoria di marinai di speciale fisionomia.

Il marchio Eolo, sempre più sostenuto dai suoi stessi ideatori – oggi cantiere Nadir – cresce anch’esso in direzione della grandezza. Il nuovo 830 day esalta gli spazi esterni, ma riserva una cabina di prua ammiccante con gli oblò ad occhio di squalo. Così, filante e veloce, regolabile ai flap, ha il pregio dell’eleganza e sembra anche inevitabile un’imminente versione “cabin”.

Se Eolo, il capostipite delle glorie cantieristiche che corrono da Tindari a Patti, fa sfoggio di sè al centro dello storico vialone centrale, Marinello risulta uno schianto nel bel mezzo del palazzo dello sport, che, anche dopo la fuga di tanti nel nuovo “pad B”, rimane un centro focale del salone di speciale suggestione. Novità l’Eden 26, originale armonizzazione dei concetti di open, walk around e day cruiser.

Lieta sorpresa, accanto alla conferma di Navalplastica che, da regina della barca per tutti, dispone anche di nuovi stampi, anche la diversificata presenza Aquamar, in cui brilla la nuova ammiraglia Strongyle (Stromboli, dopo Panaria, Ericusa, Phenicusa), anche qui 7 metri e mezzo di barca da godere in piena estate.

Anche i Ferrara della zona Asi di Termini crescono, confermando la presenza e votandosi a scafi …più grandi con il marchio Tecnofiber.

La presenza siciliana, varia e articolata (dalle vele ai dissalatori) si caratterizza inoltre per l’esordio di una portualità turistica che sta divenendo finalmente …adulta. Operante e presente con uno stand tutto proprio il nuovo porto turistico di Marina di Ragusa. Vanta già l’ adesione delle “prime” 300 barche circa, fra cui una grossa “navetta”. Nello stand della Regione sono riuniti al padiglione S gli altri porti e approdi dell’Isola. Fra questi primeggia con le sue immagini su grande schermo il Marina Cala del Sole di Licata. L’imprenditore Geraci sta facendo tutto di tasca propria e non si ferma: fra piantumazioni di palme e prati, una sorta di lungomare asfaltato, una banchina di riva già pronta lunga 300 mt, promette davanti alle prime casette il pontile galleggiante n.1 di quella che sarà presto, nel suo genere, la struttura maggiore dell’intera Isola.

 

Sun, 2009-11-01 13:48
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