Welcome ma è quasi come dire addio

Recensione del film Welcome a cura di Concetta Di Lunardo
di Concetta Di Lunardo

Welcome ma è quasi come dire addio. Scrivo poche righe soprattutto per i miei studenti e i miei figli, per invitarli a vedere un film commovente che non predilige slanci patetici, non distilla una lacrima, ma che rapisce e dà voce alla coscienza creando sintonie psicologiche. Pungente.

Difficile trovare titolo più ironico e amaro per un film compatto ed efficace come pochi, che concentra molteplici vissuti dei nostri giorni in un pugno di figure e conflitti tanto essenziali da togliere davvero, rieccoci, il respiro e il sonno. Non si attarda in condanne inutili, non predilige il patetico, forse non rilascia gratificazioni all’etica, non distribuisce i torti e le ragioni, non offre soluzioni immediate alla mediocrità umana.

E’ una storia d’amore e di amicizia, a tratti ingenua, dove si intrecciano il realismo politico, la speranza e il disincanto, e sinergicamente la giusta forza del “poter fare” grandi  imprese, per “poter essere”. Sono i giusti ingredienti? Forse, Bilal per esempio non ce la fa, eppure ha un fisico  d’atleta e un sogno impossibile.

Il sogno è raggiungere Londra, dove vive la fanciulla che ama e dove gioca la sua squadra del cuore, il Manchester United. Ma per ora è arrivato dal Kurdistan, sua città natale, solo a Calais, sulla costa francese, ha traversato 4000 chilometri pattugliati di militari anti - immigrati e ogni tipo di inferni, tutti via terra. però, mentre fra Calais e Londra c'è la Manica.

La storia di Bilal si colora nel confronto con un personaggio più vicino a noi: Simon.

Un ex-campione di nuoto che vive facendo l'istruttore in piscina e che, per varie vicissitudini compie un gesto imprevedibile. Nel tentativo di misurarsi con i problemi di un diciassettenne immigrato clandestino e per questo emarginato, finisce per trovare se stesso. Accoglie Bilal e un compagno di fuga in casa. Li aiuta, li sfama e per questo attira l'odio dei vicini e le minacce della polizia. Mica è facile aiutare un clandestino in Francia e non rischiare fino a 5 anni di prigione. Non a caso il regista Philippe Lioret, presentando la pellicola, ha definito degna di Vichy la legge promulgata dal ministro Eric Besson.

A costo di restare ore e ore in un'acqua a 10 gradi, inizia ad allenare Bilal, che vuole andare in Inghilterra a nuoto sfidando venti miglia di mare e correnti gelide , battute da petroliere e motovedette.

Perché Simon, interpretato dallo straordinario Vincent Lindon, fa una cosa così pericolosa? Forse per lanciare segnali alla ex moglie,molto impegnata in organizzazioni umanitarie, che lo ha lasciato, ma continua ad amare? Perché si sente solo? Perché non ha figli e Bilal ha appena diciassette anni? O perché quando bruciano i fallimenti si comprende  meglio dove stia il giusto e che cosa bisogna “fare”, oltre regole e parole, qualcosa di giusto? Anche sfidare le leggi?

“Lui ha fatto 4000 km  a piedi per rivedere la sua ragazza”, dice Simon alla moglie. “Tu sei andata via e io non ho nemmeno attraversato la strada per fermarti”.

Sullo zerbino del vicino che denuncerà Simon alla polizia c'è scritto Welcome, Yes ragazzi il titolo è in inglese e loro sono gli stessi cittadini francesi dell’Ancien regime che hanno sognato la rivoluzione francese.

Welcome!

 Regia: Philippe Lioret

Sceneggiatura: Philippe Lioret, Emmanuel Courcol, Olivier Adam

Uscita ITA: 11/12/2009

Uscita Originale: 11/3/2009

Cast: Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard, Selim Akgul, Firat Celik, Murat Subasi, Olivier Rabourdin, Yannick Renier

Mon, 2010-02-01 10:15

Thanks you , very nice post

Thanks you , very nice post admin.

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