Il 22 ottobre 2010 è uscito nelle sale cinematografiche italiane il film “Uomini di Dio”, vincitore del Gran premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes e candidato all’Oscar come miglior film straniero.
Ideato dal produttore cattolico Etienne Comar e diretto dal regista ed attore francese Xavier Beauvois, il film racconta una storia realmente accaduta nel maggio 1996, sullo sfondo della guerra civile in Algeria: una missione di otto monaci francesi vive pacificamente la quotidianità scandita dal lavoro e dalla preghiera, sulle alture del Maghreb a Tibhirine, perfettamente integrati con la comunità islamica. Ma un attacco terroristico sconvolge la regione, ed è da subito chiaro che quest’armonia è in procinto di essere cancellata.
La minaccia per il monastero è resa ancora più diretta dalla visita del capo dei terroristi, Ali Fayattia, che rende estremamente dura per i monaci la scelta tra rimanere in una terra ostile o ritornare nella madre patria.
La decisione di rimanere si paleserà nel momento in cui i monaci offriranno le loro capacità mediche ai terroristi: rimanere nel Maghreb, significherà rischiare la loro stessa sicurezza, ignorando il monito delle autorità che chiedono loro di andarsene.
Quando iniziano a giungere le prime minacce, l’idea del martirio sembra lontana dai monaci, che hanno paura e non hanno vergogna del loro timore.
Una delle scene finali, una simbolica Ultima Cena, dove apprendono con dolore quale sarà il loro destino, illumina il significato della loro Fede vigorosa, della loro Missione: dedicare la propria vita agli altri e testimoniare di credere in qualcosa di universale, fino all’estremo sacrificio.
Beauvois è riuscito a realizzare un film profondamente religioso che onora il sacrificio dei monaci ed allo stesso tempo mette in evidenza la loro umana debolezza; infatti non esalta il martirio, ma coglie magistralmente il momento dell’angoscia dei suoi protagonisti, i quali, nonostante tutto, non abbandoneranno la loro eroica decisione di sacrificarsi fino alla fine in nome di un altissimo ideale.
Il titolo italiano Uomini di Dio fa perdere un’importante sfumatura di significato che il titolo francese, Des hommes et des dieux, invece evidenzia: la scelta del plurale porta con sé l’accoglienza di tutta l’umanità, in vista di una convivenza fraterna, nel dialogo e nell’accettazione agapica dell’Altro.
Agostina Altieri
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