Ecco come si tradisce la democrazia. Assistiamo da anni ai mille artifizi, inventati da un’opposizione incatenata ad una ideologia di cui non ammette il fallimento e proditoriamente sostenuta da alcuni potentati e dai vecchi notabilati, che continua a sovvertire l’ordine democratico, la volontà del popolo, lo spirito stesso delle leggi vigenti.
I rigurgiti di indipendentismo e separatismo saranno la Waterloo della vera mafia siciliana? La probabilità c’è. La mafia mette dentro questa storia un po’ d’idealismo e questa è una colpa, un errore imperdonabile, quando si sta “in affari”. Pragmatismo, sangue freddo, laicismo totale sono tre ingredienti indispensabili al buon esito degli affari: garantiscono lucidità di mente, velocità d’esecuzione, chiara visione dei problemi in ogni momento.
La e-democracy questa sconosciuta: “…Gli strumenti della democrazia rappresentativa tradizionale appaiono sempre più limitati nel dare voce alle attese dei cittadini e nel soddisfare una domanda politica emergente di maggiore partecipazione”. Un’affermazione del genere, buttata lì a Palazzo Steri nella concisa introduzione ad un convegno sulla “e-democracy” dalla stessa promotrice – di cui non riferiamo il nome, perché è un esempio fa tanti – è inammissibile a mezzo millennio da Galileo e ad oltre un secolo dalla nascita della statistica.
C’era una volta l’artigianalità… No, c’è ancor oggi l’artigiano con tutta o quasi la sua maestria. Figlio d’arte, rimasto in bottega, lo vogliano o no le pedisseque norme sul lavoro minorile, ha imparato dal padre come si taglia un pezzo di legno a misura, o come si riconosce un’essenza lignea dall’altra, come si usa etc. Non c’è un paragone possibile fra un mobile artigianale e uno industriale. Anche l’industria produce la qualità, ma molto meno il fascino.