Gli artigiani l’industria e …i cinesi

Non si distruggono l’un l’altro
Gli artigiani l’industria e …i cinesi

C’era una volta l’artigianalità… No, c’è ancor oggi l’artigiano con tutta o quasi la sua maestria. Figlio d’arte, rimasto in bottega, lo vogliano o no le pedisseque norme sul lavoro minorile, ha imparato dal padre come si taglia un pezzo di legno a misura, o come si riconosce un’essenza lignea dall’altra, come si usa etc. Non c’è un paragone possibile fra un mobile artigianale e uno industriale. Anche l’industria produce la qualità, ma molto meno il fascino. La differenza non è fra un mobile di autentico antiquariato e un falso, la differenza è fra un mobile di pregevole fattura ed uno di serie o di semplice design, nel migliore dei casi.

Contro tutta l’artigianalità nel suo insieme, compresa quella dei ciabattini, dei riparatori, dei montatori, si schiera agguerrita la grande industria, la produzione in serie che Charlot ben critica, ironizza, mette alla berlina in modo caustico nella famosa scena di Tempi moderni. Un capolavoro, tanto per cambiare, anzi per confermare l’arte del grande C. Chaplin.

Ma l’industria da mille posti di lavoro non è sola nella guerra contro l’artigiano e l’autoccupazione in genere, contro l’individualista che si rifugia nel lavoro autonomo, obbedendo talvolta – anche per puro temperamento personale – tutto è meglio che …andare a padrone. Perché non sempre il lavoro autonomo è una scelta fra due: spesso l’individuo non è adatto a muoversi da lavoratore dipendente. Glielo impediscono i suoi algoritmi personali, il suo carattere, il suo estro…

E’ per questo che la bottega “resiste”. Le leggi restrittive, quelle che impongono tre wc ad un piccolo negozio di gastronomia (pubblico, portatori handicap e personale) hanno dovuto rivedersi, riscriversi, ammettere le dovute eccezioni. In occasioni di fiere, per strada, ma anche in casi di piccolissime realtà si è creata la “licenza facile”. Palliativi, se non vi fosse nell’animo umano, almeno di alcuni uomini, radicata la voglia di far da sé. Se non vi fosse nel pubblico chi apprezza la piccola distribuzione, l’artigianalità, il servizio personalizzato e simili.

Ed ecco, infine, i cinesi: “non bastava ‘a fame nostra, ci voleva pure a vostra. Così diceva un detto anti fascista a proposito del colonialismo troppo frettolosamente definito “degli straccioni”. Non era vero: gli italiani che andavano in colonia non lo furono mai.. La sorella Libia non era uno “scatolone di sabbia” e lo ha dimostrato. Eritrea, Somalia, Etiopia, le isole della Grecia che furono veneziane e che erano italiane, l’Albania, non erano spazzatura e non portavano fame. Tanto è vero che oggi l’Ue accoglie nazioni del genere, poverissime anch’esse all’apparenza, letteralmente a braccia aperte.

Col tempo i Cinesi portano prosperità e progresso anche a noi. Oggi portano una t-shirt a 50 centesimi, un paio d’occhiali a 2 euro, un prendisole a 3 euro, un vestito a 5 o 19 euro. E’ roba scadente. Non sempre. Né potranno vendere se non compreranno. Lo scambio merce – moneta è solo simbolico e funzionale. Ricordiamo: moneta uguale mezzo di pagamento e misura dl valore…

Europa e Asia sono pianeti diversi, ma lo sono meno di quanto non sembri.

E l’artigiano? Ebbene, un ebanista in via Houel dimostra di poter costruire artigianalmente un piccolo mobile verniciato a spirito allo stesso prezzo della produzione industriale e dei cinesi. In compenso te lo confeziona sotto gli occhi “a misura”.

Non si può generalizzare né disprezzando l’organizzazione della produzione, senza la quale non sarebbe “scoppiato” il benessere, la possibilità della pace tra gli uomini. D’altra parte non si deve assecondare l’interesse del grande capitalista che vuol sopprimere la piccola iniziativa, dalla quale proviene anche lui, del resto. Non si può plaudire a uomini e classi politiche e sociali che all’autoccupazione, alla capacità di cavarsela da soli, oppongono la necessità della partecipazione politica al loro partito, alla loro accolita segreta, al club. L’artigianalità e l’individuo non muoiono, così come trova posto degnamente l’organizzazione del lavoro, la meccanizzazione, l’elettronica e il web. Tutto dipende dalla cultura e dalla morale con cui il tutto si giudica, si conosce e si applica.

Godiamo dunque serenamente di ciò che la natura e la storia, cioè i nostri predecessori, ci donano già inventato e messo in opera: utensili, invenzioni, esperienze, know how. Giudichiamo serenamente, scegliamo con ottimismo e buona volontà.

 

Fri, 2009-12-25 09:48
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