La e-democracy questa sconosciuta: “…Gli strumenti della democrazia rappresentativa tradizionale appaiono sempre più limitati nel dare voce alle attese dei cittadini e nel soddisfare una domanda politica emergente di maggiore partecipazione”. Un’affermazione del genere, buttata lì a Palazzo Steri nella concisa introduzione ad un convegno sulla “e-democracy” dalla stessa promotrice – di cui non riferiamo il nome, perché è un esempio fa tanti – è inammissibile a mezzo millennio da Galileo e ad oltre un secolo dalla nascita della statistica. Tali affermazioni, come altre che siamo costretti ad ascoltare, sono vere solo nelle idee di chi parla. Ci si trova di fronte a “verità” che tali non sono, sono frutto di sintesi operate secondo il mero “gusto” di ciascuno, secondo fantasia o interesse, ma vengono date per scontate e, peggio ancora, costituiscono la base di partenza di una serie di dibattiti, studi, ricerche. Chi si accinge ad una conferenza - anche ben documentata - su tali novità deve tener conto del fatto che per il 99,9% della gente un concetto come la e-democracy è un carneade: dovrebbe, quindi, anzitutto definre proprio di che cosa si tratti. Invece, l'abitudine ad iniziare i discorsi con una sorta di battage pubblicitario, con un rullo di tamburri da circo equestre, ha il sopravvent. E' questa è incultura.
La verità è che l’uomo di oggi non chiede maggiore partecipazione democratica alle decisioni del governo. Chiede, invece, di essere governato bene. L’uomo giusto (the wise man), pur considerato un animale politico, vuol vivere la propria vita. Come si dice fin troppo, vuol realizzare se stesso. Il momento democratico si vive e si verifica, anche nelle intenzioni delle moderne leggi elettorali, nell’ora del voto. Per questo si forma il governo: per non essere tutti costretti a decidere mille volte su tutto. Uno è il ruolo del governo, un altro è quello dei cittadini. Una volta formato il governo, dev’essere questo a prendere le decisioni che ritiene più opportune. Saranno, poi, gli appuntamenti elettorali successivi a premiare o bocciare le decisioni del governo, che potrà essere confermato o sostituito. Ma sempre tramite il voto democratico. Quindi l'affermazione della colta signora è falsa.
Nel frattempo, infatti, i cittadini avranno avuto il modo e il tempo di svolgere il proprio ruolo lavorativo, umano e civile nell’ambito del contesto sociale.
Opposizioni selvagge come quelle cui assistiamo di recente, soprattutto in Italia, mettono a repentaglio il funzionamento e la logica della macchina democratica, vanificano la volontà del legislatore, ma, peggio ancora, ostacolano l’intera azione di governo. Per cui spesso diviene impossibile sapere che cosa sarebbe avvenuto se questo fosse stato lasciato libero di operare.
Verrebbe da dire che “…frattanto la vita trascorre e non giungiamo a niente di positivo, ovvero procediamo a passo di lumaca”. Non c’è novità tecnica che tenga, lo sviluppo procede male.
La logica della macchina democratica dev’essere una logica del possibile e anche dell’opportuno. Non già quella dello scontro continuo, all’inseguimento di un perfezionismo che fa pensare anche alla massima latina “summum jus summa injuria”. Pretendere il “summum jus” è un mero sofisma, perché la perfezione non è di questo mondo. Certe pretese vengono agitate dai peggiori elementi della società, esclusi dalle stanze del potere…
Quanto ad una elementare controprova dei “gusti” e della volontà dei cittadini in tutto il mondo rileviamo appena la scarsa affluenza alle urne, che difficilmente, solo in Italia, tocca il 70%, ma solo nelle occasioni più rilevanti. Spesso è inferiore al 50%. Da qui la palese menzogna contenuta nell’affermazione che quella certa docente, interessata ad affrettare l’iter di questa illustre sconosciuta che è la e democracy, pronunziava con tono “sapiente”.
Ben venga, intendiamoci, l’informatizzazione, anche se penalizzerà gli anziani, creerà una pletora di consulenti, come già avviene. L’informatizzazione è basilare sul terreno amministrativo. Non cogliamo, però, l’occasione per lanciarci in affermazioni gratuite e pericolose. Cogliamola, invece, per prenderne le distanze.
Già paghiamo le conseguenze di tante decisioni prese per referendum. Gli stessi ministri si servono di consulenti tecnici e scienziati: che cosa ne sa il privato cittadino di tante decisioni tecniche? Conosce i numeri? Sa quantificare i vantaggi e gli svantaggi? E’ in grado di operarne la sommatoria? O non decide, piuttosto, sulla scia di populistiche e demagogiche campagne, organizzate da politicanti più ignoranti (per necessità) degli stessi governati? O, peggio ancora, orchestrate per interesse privato o mafioso?
Esistono dei ruoli ad ogni livello. C’è quello del governo e quello del cittadino, che vuol operare nella massima libertà consentita dal rispetto per gli altri. Poco altro. A parte il ribadire – visto che ce n’è bisogno – che la libertà d’agire del cittadino, intesa materialmente come libertà da incombenze che non siano il suo libero agire nelle attività civili, lavorative, artistiche, nella disponibilità di tempo libero, di tempo da dedicare alla famiglia è uno dei primissimi obiettivi della stessa politica, della società umana sin dal suo sorgere e, addirittura, della storia.
Dobbiamo, finalmente, imparare anche a riconoscere da cittadini i sofismi nelle affermazioni e nei postulati che tali non sono, ma andrebbero, invece, dimostrati, suffragati, comprovati. Se fossero veri. Ma è proprio quando sono falsi che non vengono confortati dai dati, dai ragionamenti, dalle cifre.
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