Ci vogliamo chiedere da dove veniamo? Per quale arcano siamo qui vivi sulla terra?
Quando penso ai miei genitori che avrebbero potuto decidere di non avere figli o di abortirmi? Quando penso a mio suocero, scampato alla guerra di Russia, all’assideramento e poi ancora agli spari americani in Sicilia che, finito un incubo, si sposa e ha dei figli…Oggi, se guardo i miei figli, se guardo mio nipote so da dove sono arrivati. Dall’amore, solo e soltanto dall’amore, da quell’amore grande che ci fa superare l’egoismo, la paura, le difficoltà. Questi figli, come tutti gli altri che hanno la fortuna di venire al mondo, sono figli di una forza straordinaria che ha fatto superare la pigrizia, i dubbi, le sofferenze, l’opposizione degli altri.
Questa è la meraviglia, questa è la salvezza, questa la gioia: la vita che si rinnova, la vita che lotta per non morire.
Il resto è solo triste grigiore, materialismo, conformismo, incapacità di chi è schiavo di una cultura di morte che non offre vie di scampo. Sì, certo, tante cose può fare l’essere umano per affermare se stesso, per sentirsi forte, potente, a scapito di qualcun altro, ma sarà solo un’apparente ed effimera forza, destinata a tradursi molto presto in vuoto, tristezza e, ben presto, vecchiaia e morte. Non saranno ricchezze né potere o successo a cambiare mai il triste destino di chi sceglie di vivere solo per se stesso/a.
Non sarà l’eventuale condanna della società a segnarli, ma il male che hanno scelto di farsi da soli
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