A Les Cayes portando le stampelle a Klossome. Da Haiti riceviamo dalla Redazione Romana, per interessamento di Concetta Di Lunardo, questa voce diretta dall’Isola di Haiti, dove la presenza del Male, sotto forma di catastrofe mette a dura prova la resistenza, il carattere e la stessa fede dell’uomo. Pubblichiamo, dunque, come di dovere, facendo eco a chi ci parla dal vivo.
Così ci giunge il messaggio da oltre oceano
Ecco l'ultimo aggiornamento del nostro Paolo Ferrara a Les Cayes (Haiti), con la storia di Klossome, prima paziente a ricevere le stampelle donate da Terre des Hommes nella cittadina. Sfollata da PaP subito dopo il terremoto, aveva creduto i figli periti ma per una volta tanto il finale è positivo...
Un caro saluto,
Rossella Panuzzo
Ufficio stampa Terre des Hommes
340 3104927
La corrispondenza
Haiti, 28 gennaio 2010
Oggi le zanzare di Port au Prince dovranno accontentarsi della metà del mio sangue. Sveglia alle 4.30 del mattino, dopo 4 ore di sonno, doccia veloce e via.
Oggi io e Andrea (il collega italo-svizzero logista della nostra missione) andremo a Les Cayes. Ci accompagnano Andrea Nicastro, inviato del Corriere della Sera e una troupe di operatori di Rai 2.
Sono 4 ore e mezza ad andare e altrettante a tornare, lungo quella che in questi giorni è stata la via degli sfollati.
Nella Port au Prince ancora al buio si succedono le macerie, dal Palazzo Presidenziale fino a Carrefour, piccolo centro al confine della capitale. Ingolfano le strade le case crollate, le condotte dell'acqua esplose sotto la pressione del terremoto, i cumuli di terra accumulati in questi giorni di lenta, lentissima pulizia della città.
Dopo PaP, Carrefour, Leogane, Grande Goave, Petite Goave, uno dopo l'altro i centri più colpiti, non luoghi dove fino all'80% delle case è stato spazzato via e dove iniziano a organizzarsi i primi campi, molti spontanei, alcuni, finalmente, attrezzati dalle molte organizzazioni che si sono subito attivate, anche se le tende sono ancora poche, troppo poche, per soddisfare i bisogni di tutti.
Ci vogliono più di 2 ore, cento km circa, per allontanarci dalla devastazione e riprendere il percorso lungo la strada di questa spoglia isola dei Caraibi.
Viene tristezza a quanta bellezza sia stata consumata. Guardi le spiagge, le isolette che istoriano il paesaggio, gli sprazzi di vegetazione lussureggiante e immagini l'eden. Attorno invece è tutto brullo, abbandonato, spesso sporco. Mi sembra che non ci sia povertà maggiore, disperazione maggiore di quella di chi ha rinunciato alla sua bellezza, ma so che di fronte a tanto urlante dolore questa è solo retorica. Ora bisogna salvare delle vite e non c'è spazio per la filosofia, l'estetica o per le polemiche che pure sento arrivare dall'Italia.
Raggiungiamo Les Cayes che sono passate da un po' le 10.
Qui, nella capitale del distretto Sud del paese, sembra si siano riversate oltre 65.000 persone. E' un calcolo fatto a spanne, intervistando ogni giorno per 2/3 ore chiunque entri nella città e moltiplicandolo per le ore utili della giornata e i giorni trascorsi dal terremoto. Ma non è un numero irrealistico.
Qui si è riversato soprattutto chi aveva familiari o parenti lontani. Per questo non ci sono tendopoli a Les Cayes, ma non per questo non ci sono tensioni.
Con uno dei nostri operatori di comunità abbiamo incontrato 5 famiglie con sfollati. Quello che emerge nei loro racconti è sempre la paura, a volte il terrore, la mancanza di qualsiasi idea del proprio futuro. Ma si respira anche la tensione. Lì dove c'erano 7 persone in una o 2 stanze, ora ce ne stanno fino a 10/11, senza servizi igienici, con un piccolo pozzo all'esterno.
Molti di questi devono pagare un affitto, ma per quanto tempo potranno farlo se non ricominceranno a lavorare? E per quanto potranno essere accettati se non saranno in grado di portare un sia pur piccolo contributo a queste famiglie poverissime?
Oggi, in mancanza di un piano di accoglienza degli sfollati le incognite sono molte e le possibilità che l'intera vita dell'isola venga sconvolta anche da questa migrazione biblica, fin nelle sue fondamenta sociali, mettono paura per il futuro.
Les Cayes è il posto dove Terre des Hommes è presente da oltre 20 anni. Qui personaggi come Michel Roulet (di cui vi ho parlato ieri) hanno lavorato a lungo per migliorare le condizioni di vita di migliaia di donne e bambini con meno di 5 anni, cambiandone le abitudini alimentari e igieniche; insegnado loro la virtù della profilassi e di un consulto medico in gravidanza; avvicinandole alle vaccinazioni e, quando necessario, integrando nella dieta dei bambini supporti alimentari come il Plumpy'nut.
Qui a Les Cayes il nostro team infermieristico, la nostra psicologa e gli operatori di salute, coordinati dalla splendida Eleonore Chiossone, responsabile di progetto purtroppo avvezza ai campi di Sudan, Afghanistan e Kenya, sin dalle prime ore hanno organizzato l'accoglienza dei malati, la distribuzione tra i casi più gravi, quelli da operare presso l'ospedale pubblico, e i feriti meno gravi, portati alla clinica Brenda, dove abbiamo allestito due grandi tende da campo oltre a organizzare le cure.
Siamo qui per vedere il lavoro svolto dai miei colleghi, 59 persone di cui 5 espatriati, ma anche per consegnare le prime stampelle e deambulatori. Ed è qui che incontro Klossome.
Klossome ha 28 anni e le sue belle gambe sono deturpate dall'amputazione di metà piede, regalo offertole dal terremoto nella sua casa di Port au Prince. E' arrivata qui 3 giorni dopo il terremoto, con il piede ormai infettato, perchè qui aveva la mamma. C'è venuta dopo aver perso i sensi e grazie all'aiuto dei vicini che l'hanno salvata da morte quasi certa. Soprattutto, è venuta qui convinta di aver perso anche i figli, sepolti sotto le macerie della casa.
Fortunatamente a Les Cayes sono riusciti a intervenire e a fermare l'infezione, ma ormai il piede era perso. Non i figli però. E Klossome ha un attimo di emozione quando i 2 bambini, che l'hanno raggiunta dopo più di 10 giorni le si avvicinano: li ha ritrovati un vicino dopo qualche ora, ma ci sono voluti 5 giorni finché, ripristinati almeno in parte i collegamenti telefonici, Klossome ha scoperto che erano vivi.
La loro voce, insieme alla presenza della sua mamma e alla tenerezza delle nostre operatrice sono state per giorni la sua unica ancora di salvezza.
Klossome è la prima paziente curata da Terre des Hommes a ricevere delle stampelle. Dovrà abituarcisi, dopo tutto questo tempo stesa su un materassino, e mentre prova ad appoggiarvisi il dolore è fittissimo, atroce... Ma nei prossimi giorni, con un po' di sforzo, ci si abituerà e finalmente potrà tornare a muoversi, a camminare. Un piccolo, ma prezioso barlume di speranza in tanta disperazione.
Cara Klossome, è tempo di andare, ma a te e agli altri: promettiamo di non lasciarvi da soli!
Che cosa è accaduto ad Haiti
Cogliamo l’occasione per proporre un sintetico resoconto, una cronaca dei primi drammatici fatti. Ciò che in particolare notiamo dalla nostra lontana redazione è quanto Haiti fosse già bisognosa di aiuto e di come varie organizzazioni assistenziali si trovassero già sul posto. Eventi del genere servano, dunque, a far pensare che cosa ci sia di più urgente al mondo: cioè alle “famose” priorità. Fra queste l’autentico sviluppo dell’economia nel mondo evoluto è basilare. La priorità assoluta spetterà, quindi, alla solidarietà sociale, in loco e nel mondo meno sviluppato. Anche acciocché questo possa contribuire anch’esso allo sviluppo dell’insieme. Il resto, come disse qualcuno, è silenzio!
La priorità destinate allo sviluppo generalizzato del consorzio civile e dell’umanità nel suo insieme dovrebbe precedere soprattutto la politica dei politicanti, la politica di parte ed essere surclassate dalla coscienza, dalla cultura e dall’intelligenza democratica del popolo, che dovrebbe essere più preparate a discernere “da sé” il bene dal male, le scelte opportune dall’interesse e dalla menzogna, scevra, però, da invidia sociale e demagogia, vittime a propria volta di tanta politica bugiarda e fuorviante. (D.)
Trascriviamo utili informazioni
Il 12 gennaio 2010 alle ore 21:53:09 GMT, una prima scossa di 7.3° della Scala Richter ed altre di minore intensità ma sempre di grande potenza hanno colpito la capitale Port-au-Prince, devastando la città. Tutti i più importanti edifici della città - compresi tre dei quattro ospedali, la cattedrale, il Palazzo presidenziale, quello del parlamento, diversi ministeri, il "Montana" (uno dei più famosi alberghi) - sono andati distrutti o gravemente danneggiati. Dalle ultime dichiarazioni ufficiali, si stimerebbero oltre 100.000 vittime. Dal Blog “Angeli in Astronave – Sintomi di Luce” si apprende che era previsto già da diversi anni un possibile terremoto di devastanti proporzioni che avrebbe potuto colpire l’isola di Haiti. Nonostante le previsioni non esoteriche o di qualche profezia Maya, ma legate a studi geologici seri e scientifici, nessuna potenza occidentale ha mai pensato di investire denaro e quindi aiuti economici e strutturali per rendere l’Isola di Haiti più sicura:
Nota della redazione. E’ veramente strano, se non ridicolo, parlare di aiuti da parte delle potenze occidentali verso certi stati – sempre meno numerosi ormai – che si ostinano a chiudersi nel socialismo reale, divenendo per questo miserabili come gli abitanti di questa “mezza Haiti”. La realtà del mondo deve insegnarci che il Male esiste e la catastrofe è una delle sue manifestazioni. Esso non può essere, fino ad oggi, evitato al cento per cento. Anzi siamo ancora lontani da tale traguardo anche nelle realtà più evolute. Il male le pensa tutte: alludiamo alle torri gemelle…
E, pur tuttavia, dobbiamo aver fede che il modello occidentale, per quanti difetti abbia, è di gran lunga il migliore da seguire. Pensiamo a correttivi possibili, ma non puntiamo meramente il dito… Un mondo in cui intere nazioni pensino ad aiutare le altre a fondo perduto non è vicino come sembra. Occorre persuadere uomini e nazioni che aiutare il vicino è non solo edificante e moralmente legato gli insegnamenti di Dio, ma anche d’interesse generale e, quindi, proprio. Ma ancor più è d’interesse degli stati e delle nazioni limitrofe
Da Androkronos
“Il potentissimo sisma di Haiti ha avuto conseguenze ancora più devastanti perchè ha colto assolutamente impreparati, ma - riporta oggi il sito della Cnn - alcuni esperti da tempo lanciavano l'allarme sulla possibilità di un fortissimo terremoto nell'isola di Ispaniola, che Haiti divide con la Repubblican Dominicana. In uno studio presentato alla 18esima conferenza geologica dei Caraibi nel marzo del 2008 cinque scienziati parlarono di "un enorme rischio sismico" in corrispondenza di una faglia che si trova nel sud dell'isola, la faglia di Enriquillo-Plaintain Garden dove si e' verificato appunto ieri il sisma di magnitudo 7.
"Eravamo molto preoccupati" ha ricordato Paul Mann, ricercatore dell'università del Texas che era uno degli autori dello studio, sottolineando comunque quanto sia "difficile predire" l'esatto verificarsi di una scossa di questa intensità. "Fenomeni di questo tipo possono rimanere silenti per centinaia di anni" ha aggiunto. I sismologi sottolineano come il terremoto avvenuto ieri sia infatti il più potente degli ultimi 200 anni. Nel 2004 altri due geologi avevano invece sottolineato i rischi di un'altra faglia, che si trova nella parte nord dell'isola, lungo la valle di Cibao nella repubblica Domenicana.
"Questa è una delle zone sismische più attive del mondo, i sismologi non dovrebbero essere sorpresi da questo terremoto" ha dichiarato Jian Lin del Woods Hole Oceanographic Institution in Massachusetts”. fonte ADNKRONOS
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