La caratteristica peculiare dello stato italiano, così com’è attualmente strutturato, soffre di un’impostazione autoritaria, tra l’altro viziata da comportamenti fortemente incoerenti.
Il cittadino, infatti, si trova sostanzialmente in balìa di uno statalismo di marca socialista. Di fatto, non è titolare di diritti.
La proprietà privata non è né adeguatamente protetta, né valorizzata. Pur riconoscendone in astratto il diritto, lo stato lo calpesta metodicamente, riducendone il contenuto a ben poca cosa. Eppure in assoluto la insostituibile funzione socioeconomica della proprietà privata è più che dimostrata. Senza tale molla abbiamo ben visto a che cosa si riducano la società civile, la famiglia, l’uomo.
E mentre enti statali, o privati altolocati, possono disattendere tranquillamente qualunque norma giuridica – e ciò in particolare è accaduto lungo le coste siciliane – il cittadino “normale” non ha alcun modo di difendersi da chi mira senza valide ragioni a distruggergli la propria casa. O appropriarsene.
La battaglia portata avanti dal Coordinamento Salviamo le nostre case di Trapani è sacrosanta, non solo e non tanto per lo scopo che si propone di evitare un danno economico a tanti cittadini perbene, ma soprattutto perché è una battaglia di giustizia contro i soprusi perpetrati da chi, fingendo di fare il bene della comunità, vuole soltanto continuare a schiacciare il popolo, prevaricandolo con norme inique e vessatorie.
Il concetto, poi, che il degrado delle coste e l’abusivismo selvaggio siano da addebitare interamente ai cittadini è da respingere del tutto. Sono state (e sono spesso tuttora), invece, le amministrazioni pubbliche a compiere i danni maggiori, perché non hanno curato né protetto il territorio, hanno consentito insediamenti industriali altamente inquinanti come Priolo, Gela, Giammoro, ostacolato attività come quelle agricole, artigianali e turistiche, sicuramente molto più in sintonia con l’ambiente, osteggiato lo sport, la nautica e così via … Inoltre ha costruito strade, autostrade e opere pubbliche senza criterio, creando altro e peggiore scempio che non i privati.
Per quanto riguarda, invece, l’aspetto estetico delle case, da molti più volte vituperato, non si pensa che anche quello, quando realmente si verifica, è da addebitare ad un insieme di cause che, anche qui, non vedono certo in prima linea il privato.
Del resto, spesso, a guastare l’aspetto estetico è soprattutto la mancanza di strade, di servizi, di piante, di verde. Se i comuni collaborassero si potrebbero abbellire i luoghi, senza bisogno di abbattere niente, oppure abbattendo solo ciò che è cadente, abbandonato, inutile…Più che le demolizioni servono i progetti di riqualificazione, la cultura, ma forse, soprattutto, l’amore per i luoghi. Amore che non può essere disgiunto da quello per la gente che li abita.
Si tratta di affermare una sorta di rivoluzione copernicana: amare la gente al fine di tutelare un territorio, esattamente il contrario di ciò che si è sostenuto finora: odiare gli esseri umani perché produrrebbero solo inquinamento. Che cosa aveva fatto il governo Prodi (col suo ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio) per disinquinare almeno i territori più degradati della Sicilia? Spesso ricadenti proprio nella fascia costiera? Nulla. Che cos’ha investito per i nostri meravigliosi parchi delle Madonie, dei Nebrodi, dell’Etna…? Solo chiacchiere e rimproveri. Secondo la solita tecnica consolidata: a noi i soldi, a voi i rimproveri. Per i parchi, gli ambientalisti hanno imposto solo fili spinati degni di Mathausen, che hanno impedito l’accesso a civili turisti, ma che, all’atto pratico, non hanno certo impedito il passo ai creatori di discariche a cielo aperto.
E la cultura che cos’è? Forse solo un sapere iniziatico per pochi adepti o la trasmissione generalizzata e democratica della conoscenza a tutto il popolo, considerato non già massa, ma somma di individui pensanti, popolo che – attenzione – non è solo oggetto fruitore, ma anche, e necessariamente, soggetto propositivo del sapere, delle iniziative, della più opportuna fruizione del territorio stesso...
Fin tanto che il governo di un popolo sarà condotto con simili criteri e metodi sarà meglio disobbedire, trasgredire più che collaborare, perché chi amministra non solo non è al di sopra degli amministrati, ma dovrebbe sempre operare con spirito di servizio.
Gentile Sig.a Gaziano.
Gentile Sig.a Gaziano. Condivido pienamente quanto da Lei esposto e credo che una delle cause principali per cui la nostra classe politica si comporta cosi',sia l'assenza di Lungimiranza e la mancanza di Spirito di Servizio verso il Popolo che li ha eletti. Lorenzo
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