Checchino Antonini: non ho inteso diffamare

La condanna (8 mesi) non si addice a chi ha dato solo forza ad una interpretazione dei fatti
di Concetta Di Lunardo da Roma

Checchino Antonini, giornalista di Liberazione e Piero Sansonetti ex direttore del quotidiano del Prc sono stati appena condannati dal Tribunale di Roma a 8 mesi di carcere per un articolo el 2005 dove si raccontava della forte polemica scoppiata per le promoziioni attribuite ad alcuni funzionari di polizia coinvolti nelle violenze del G8 genovese. I maggiori sindacati di ps polemizzarono vivacemente con il capogruppo del Prc al Senato, Gigi Malabarba, che aveva denunciato i criteri di valutazione per l’avanzamento di carriera applicati dal capo della polizia dell’epoca Gianni De Gennaro. Il sindacato dei cronisti s’è subito schierato a fianco dei due colleghi e l’entità della condanna appare alla Fnsi come riprova della ferita ancora aperta sui fatti del luglio 2001. Migliaia i messaggi di solidarietà da parte di numerose testate di diverso orientamento politico.

A Viale del Policlinico, sede romana del quotidiano, è il giornalista Checchino Antonini, 47 anni da venti inviato tra i movimenti sociali, a ricordare come si svolsero i fatti. «Due dirigenti di un sindacato di polizia – racconta Antonini – si sono sentiti diffamati da un pezzo di cronaca che Liberazione ha pubblicato nel settembre del 2005 a proposito di una polemica molto accesa fatta da segretari di sindacati di ps contro Gigi Malabarba e altri parlamentari che avevano presentato un'interrogazione a proposito degli ottimi voti attribuiti da De Gennaro, che era il capo della Polizia e della Commissione di valutazione, ad alcuni funzionari”.

Perchè questi due personaggi si sarebbero sentiti diffamati?

«Credo che si debbano attendere le motivazioni della sentenza per capirlo ma sono convinto di non aver scritto bugie. E, senz’altro, non ho mai inteso diffamare nessuno».

Come si può valutare questa sentenza?

«Cinque anni dopo ci piomba addosso una sentenza di una pesantezza estrema, pensi che alcuni agenti condannati a Trieste per omicidio colposo si sono presi sei mesi. Io non credo che quell’articolo possa aver nuociuto realmente a qualcuno. Pensi che la richiesta del Pm era di un'ammenda di 400 euro, invece è arrivata questa batosta che suona come un campanello d'allarme per il restringimento degli spazi del diritto di cronaca».

Nota della redazione. Una difesa dovuta, la nostra, ad un giornalista certamente impegnato in una certa direzione. Ma non sembra compromesa la sincerità dei suoi intenti. Bisogna andarci piano con il reato di diffamazione, perchè trattasi di reato grave. Dev'esser chiaro che l'intento di chi si esprime sia quello di recar danno all'immagine di qualcuno, non già quello d'informare, non già quello di esprimere la propria interpretazione dei fatti. Non ci sembra che Antonini sia andato oltre le regole, per cui rispettiamo il lavoro dell'autrice dell'intervista e lo pubblichiamo.

Mon, 2010-03-01 08:24
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