E’ ancora una volta riprovevole come la cronaca si occupi dei semplici indiziati, con considerazioni e giudizi definitivi che, non solo ne danno per certa la colpevolezza, non ancora giudicata tale, ma anche si lasciano andare a riflessioni, conclusioni, esempi, paragoni, che sarebbero solo irritanti, se non fossero una vera infamità…
Tutto questo ci passa per la mente da ieri, dopo i guai giudiziari in cui è incappata Blue Boats, la grande fabbrica sita nell’Asi di Termini Imerese.
Al contrario degli altri, quindi, non ci addentriamo sugli elementi di colpevolezza conosciuti all’ultimo momento e sui quali i giudici decideranno. Parliamo, invece, di quel che sapevamo di Blue Boats da esperti di cantieristica nautica.
Blue Boats ha creato a Termini una splendida struttura con tecnologie e macchinari all’avanguardia in Italia e in Europa. Quindi, non appartiene a quella miriade di iniziative, in Italia e nel mondo, che consumano finanziamenti, prebende e persino le nostre elemosine (i tanti falsi enti assistenziali) a fronte del nulla.
Blue boats – per far contenti anzitutto coloro che vedono l’azienda solo in funzione dei posti di lavoro – aveva occupato per alcuni anni fin oltre 100 (cento) operai specializzati e ne specializzava altri al proprio interno, facendoli lavorare a fianco di operai più esperti reclutati in tutta Italia-
Blue Boats aveva realizzato e utilizzava, fra gli altri macchinari, un impianto di fresatura robotizzata fra i primi due in Italia e fra i primissimi in Europa. Con tale attrezzatura poteva realizzare alla perfezione manufatti fino ad una sessantina di metri e oltre in vetroresina. Fra questi gli stampi per produrre in serie altri oggetti in vetroresina di quelle dimensioni: economici e utilissimi. Primi fra tutti gli scafi di lusso o da lavoro, ma anche manufatti. Entrata in crisi, per il ristagno del mercato nautico anche ad alto livello, dopo aver prodotto per alcuni dei maggiori marchi nazionali yacht e navi da diporto fino a due di 62 metri, sperava di poter produrre pale eoliche.
Da qui a dire, come faceva ieri un cronista, che ora tutta questa è una nuova vergogna per l’imprenditoria siciliana e la Sicilia ne corre: di ben altro ci dovremmo vergognare. Primo fra tutti il disfattismo siciliano, il dolce far nulla in cui vive chi non prende iniziative e chi ostacola quelle degli altri, così bene come vediamo ogni giorno. Sempre che abbiamo occhi per vedere, nella nostra vita di relazione.
Viceversa Blue Boats dava lavoro anche a laureati, specie ingegneri, locali ed era indirizzata a fare sperimentazione con le università.
Tutta quella descritta sopra e altro ancora di positivo è una realtà in gran parte tuttoggi esistente e visibile a Termini. Blue Boats è stato un tentativo di industria moderna e all’avanguardia, con un tipo di lavorazione che applica al contempo i principi del custom e quelli della produzione in serie.
Ciò che provò chi scrive, quando visitò il cantiere, una volta poco più d’un anno fa, fu paura per i titolari e per quello che avrebbero subito, date le caratteristiche negative fondamentali della Sicilia e della stessa Italia. Epidermicamente, la storia mi ha dato ragione, come avvenne quando temetti per Carmelo Patti, quando, con l’aria da manager abituato all’America, assunse la guida dell’aeroporto di Palermo, per ottimizzarlo velocemente (come è capace di fare) in chiave turistica etc. Qualcosa di simile provammo per Roberto Grippi, che, qualunque colpa possa avere, rimane un tecnico e un conoscitore di marketing come pochi in Italia.
Su quel che ci fosse dietro quella magnifica e veloce realizzazione di Blue Boats non so. Sinceramente. Quello che si può dire con certezza ed è ancora visibile a Termini Imerese è che la realizzazione c’è. Vedremo che cosa deciderà La Giustizia, che è sempre un prodotto umano, che è sempre fallace per natura, non dimentichiamolo. Se non altro perché nel bene e nel male non conosce le intenzioni e tanti particolari che sfuggono per natura all’occhio dei giudici.
Se Blue Boats finirà nel nulla, ogni persona ragionevole pronunzierà per prima una precisa parola: peccato!
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PS Piuttosto Blue Boats soffriva della difficoltà di non poter varare gli scafi più grandi dal cantiere e doveva trasportarli fino al porto su un veicolo da movimentazione telecomandato che comunque marciava ad un km l’ora. Per varare passava oltre mezza giornata. Vorremmo che la pubblica opinione sapesse quel che, in piena zona industriale, possa “passare”un cantiere di barche per avere diritto ad uno scalo d’alaggio e varo e quanti anni passano per il permesso. Forse son proprio fra questi gli scandali da ricercare nell’Italia di oggi!
Non conosco le vicende della
Non conosco le vicende della Blue Boats,ma da amante del mare e del Diporto,sono d'accordo con Voi;in una regione come la nostra,che conta più di 1000 km di costa,con una natura ed un mare meravigliosi come pochi al mondo,la cosa più naturale e ragionevole per lo sviluppo industriale ed artigianale,per produrre posti lavoro altamente specializzati ,sarebbe proprio quella di favorire in ogni modo(ma sempre nella legalità),la Cantieristica da Diporto.Invece,quando si presentano situazioni di sviluppo come la Blue Boats e come tante altre aziende,intervengono in maniera quasi distruttivi i peggiori nemici della Sicilia: La BUROCRAZIA,l'INVIDIA,la mafia,e per ultima l'INDIFFERENZA della nostra Classe Politica.In Sicilia,lo sviluppo della Cantieristica da Diporto,di pari passo con lo Sviluppo degli Insediamenti Portuali da Diporto creerebbero un Volano Turistico talmente positivo da migliorare in maniera significativa il PIL della nostra Regione e dei Siciliani.
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