Ricordo del prof. Luigi Silvestre (1947-2010)

di Tito Lucrezio Rizzo
Ricordo del prof. Luigi Silvestre (1947-2010)

La perdita di un amico di gioventù, dell’età cioè in cui i rapporti umani ed i legami affettivi sono scevri da ogni interesse indirizzato alla posizione economico-sociale che – in genere - è destinata ad accrescersi nel corso della vita, è la perdita di una parte di sé, di quella più bella, legata alla stagione dei sogni, delle grandi speranze, delle alte idealità, delle passioni generose che quella stagione caratterizzano e rendono irripetibile.

La perdita di Luigi è alquanto diversa dal comune, poiché malgrado i 63 anni compiuti, aveva mantenuto integra la dimensione interiore di una giovinezza del cuore, di una costante progettualità verso il futuro, che sembrava aver fermato il tempo nella condizione di una perenne adolescenza, malgrado le afflizioni che negli ultimi tempi erano sopraggiunte a fiaccarne il corpo, ma non mai lo spirito.

La vita gli aveva riservato tante prove, che aveva recepito nel profondo con la sensibilità che contraddistingue le persone dotate di una particolare sensibilità d’animo; ma le aveva fronteggiate con grande dignità e con l’ausilio di una Fede vissuta non come una convenzionale abitudine familiare, ma come un costante impegno di coerenza al Vangelo. Nel concreto, Luigi ne aveva interpretato estensivamente - nell’operare quotidiano - la lettera, arrivando sovente ad amare il Prossimo più di se stesso, anche quando si trattava di Prossimo non meritevole di tanta generosità: per questo abbiamo voluto parlare di condizione “adolescenziale” dell’Amico scomparso, non certo nella svilente valenza di persona immatura, quanto di persona che consapevolmente aveva scelto di conservare integre le qualità del disinteresse, della datività, della fiducia piena, che sogliono contraddistinguere la primavera della vita di ciascuno di noi.

La sua esistenza è stata una sorta di sacerdozio laico, ispirato alla suprema religione del Dovere, vuoi che operasse con le responsabilità correlate alla funzione di dirigente del Tesoro, vuoi che prestasse la sua attività didattica e scientifica nell’ambito universitario gius-civilistico, vuoi che servisse l’amatissima Patria da ufficiale di complemento, dove aveva conseguito il grado di Capitano dei Granatieri di Sardegna.

Il Silenzio ha suonato per Lui innanzi tempo per il sonno eterno; ma la memoria della sua vita intemerata di sposo, di fedele servitore dello Stato, di amico prezioso ed insostituibile, varca la dimensione fredda del sepolcro e continua a scaldare i cuori di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di volergli bene

 

 

Tue, 2010-06-08 15:21
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