Perché l’economia siciliana decolli

Non ha bisogno di rimproveri e consigli ma di ben altro
Perché l’economia siciliana decolli

Si moltiplicano i convegni sindacali in Sicilia. Si parla dell’isola come fosse il ghetto dei negri americani. Non lo è mai stata. La Sicilia rimane una piccola nazione, ma anche una grande potenza nel cuore del Mediterraneo. L’Italia dal molto che le ha sempre tolto qualcosa le ha spesso ridato sotto forma di indispensabili prebende. Il che non giova ad un corretto sviluppo economico che dovrebbe basarsi su un incremento delle capacità di produrre più pil, più professionalità, più cultura propria.

Si predica un cambiamento basato su maggiore iniziativa da parte dei siciliani stessi – che sarebbero tendenzialmente pigri – e con essa maggiore onestà d’intenti da parte dei medesimi isolani – che sarebbero tendenzialmente mafiosi – e anche maggiore professionalità basata non su una crescita fisiologica, ma su una più articolata formazione. Ben vengano i predicati fattori di crescita: più istruzione, più nozioni, più civiltà… Fra le piaghe, il pizzo, la mafia, il nero.

Ma le cose non stanno esattamente in questi termini. Lasciamo stare la mafia, spesso confusa con la criminalità organizzata. La vera mafia, quella più subdola, è ovunque nel mondo. Lasciamo da parte il pizzo: mai sentito un negoziante che maledica il pizzo, sentito personalmente solo chi maledice le tasse, i troppi controlli, la burocrazia, l’assenza di una seria assistenza a chiunque non sia lavoratore dipendente, ma tenti la strada dell’auto occupazione.

Passiamo al nero. Se per esso s’intendono i lavoratori non “messi in regola”, d’accordo. Anche se è spesso una scappatoia per le ditte piccolissime che non possono permettersi il lusso che la mano d’opera costi il doppio di quanto dai materialmente al dipendente.

Ma l’economia in nero è fatta di ben altro ed è quella che spesso ha salvato la Sicilia e anche l’Italia: eterni malati che, invece di soccombere alle politiche sbagliate (per inettitudine, scelte fatte a vanvera e proditoria mala fede, d’ogni genere e tipo da parte della pubblica amministrazione), sono sopravvissute e mantengono una posizione principe nel confronto internazionale…

Il nero, fatto di attività, purtroppo, illecite, ma anche di attività commerciali e imprenditoriali normali, con la differenza che “il governo, le statistiche e simili” nulla, o quasi, ne sanno, consente la crescita di nuove imprese che poi entrano nella legalità piena (o semi piena), supportano i momenti di crack generale, fanno sì che il mercato delle vendite non langua del tutto, favoriscono la ripresa.

L’errore è qui la visione statalista, stavamo per dire statalistica, della realtà. Più liberismo, meno tasse, meno stato in genere sarebbe la panacea per il mercato e per il Pil, comporterebbe la diminuzione degli impegni della pubblica amministrazione, genererebbe benessere e farebbe emergere dal nero ciò che rimane tale per necessità e per la troppa onerosità che comporterebbe il …mettersi a regime.

Ma ciò di cui ha bisogno la Sicilia si riassume in un paio di voci fondamentali o poco più. Primo le infrastrutture interne e i trasporti adeguati nord – sud. Secondo le scelte che non penalizzino i prodotti dell’agricoltura, della pesca e di tutto l’agroalimentare siciliano, spesso condannato dall’import export del nord, che accetta in pagamento dagli stati terzi, spesso mediterranei, esattamente ciò che produce la Sicilia e il sud in genere, gettando fuori mercato ciò che qui viene prodotto comunque in un ambito in cui vigono le severe leggi nazionali. Severissime, proprio nei confronti dell’agro alimentare.

E’ impossibile produrre se si strozzano gli sbocchi di mercato, se si impongono restrizioni che i paesi concorrenti d’oltre confine, ma persino d’oltre oceano (pesca) non sono tenuti a rispettare, realizzando economie decisive per rendere più competitivo il prezzo del loro prodotto. Addirittura imbattibile per un produttore italiano, meridionale in particolare.

La verità è che la Sicilia politicamente spesso non è stata rappresentata né difesa, ovvero è stata mal rappresentata e in modo insufficiente. A volte proditorio. La morale, i fervorini, i consigli molti personaggi tecnico politici, incluso qualche presidente della repubblica in visita in un passato non troppo lontano, li tengano per sé. (D.)

 

Sat, 2009-11-28 15:33
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