“Occorre ristabilire le condizioni per una premialità a favore di chi fa impresa e di chi abbraccia l’auto occupazione”. Questa formula da noi creata dice certamente qualcosa di concreto e di importante contro il "round robin" di formulette che ci tocca ascoltare di solito. Politica contro politica, mai politica contro realtà. O raramente.
Dall’Italia vien proprio voglia di andarsene, ma non tanto (o non solo) per la disoccupazione o per il cuneo fiscale e l’Imu, bensì perché il Bel Paese rischia di diventare la terra delle ingiustizie e del sopruso, nella quale i giusti e i migliori vengono avversati e persino condannati, mentre la realtà più magmatica dei mediocri - che son tanti - e dei lestofanti se la fa franca.
“Sarà, ma non ci credo”: sindaco, giunta e consiglio si battono il petto con la saccenteria di sempre, attribuendosi un successo dopo l’altro. Fatti loro. Due soli episodi citiamo a memoria che ci hanno confermato e dato il metro della qualità di questi 5 anni di “regno” in corso sotto la nuova giunta Orlando, il “gran sindaco” del secolo scorso richiamato da una pletora di palermitani ad un ruolo che più non gli apparteneva.
Riduzione delle imposte, creazione di posti di lavoro e riforma elettorale: d’accordo. Non potrebbe essere altrimenti. Ma esaminiamo questi tre punti programmatici che rappresentano la nuova “bandiera tricolore” del governo che – diciamolo subito – noi approviamo da sempre, avendo preceduto di molto Napolitano, perché è l’unico possibile, per poter lavorare nell’attesa che si restauri il bipolarismo.
Grillini fra magre elettorali e figure meschine: le prime consistono nel non aver conquistato "neppure un ballottaggio" alle recenti amministrative lungo tutta la Penisola (vedremo presto in Sicilia), le seconde culminano con la condanna nei loro confronti da parte del “loro” stesso osannato Rodotà. Alla performance di quest’ultimo, che prendeva le distanze dai sostenitori del 5Stelle. Rodotà è in effetti “quello che è”: un precursore, anzi un maestro dei giornalisti alla Travaglio, alla Saviano, per i quali ciò che più conta è …stupire.