"Il teatro - afferma l'attore dialettale siciliano Vito Zappalà - esprime i variegati aspetti della vita basandosi su una silenziosa relazione che lega “l’attore e lo spettatore” e finisce col trascinare idealmente quest’ultimo nell’intimo delle scene, rendendo anche lui attore. Nel prendere in profonda considerazione il contesto storico, sociale, culturale ed esistenziale, il teatro ha dunque come “protagonisti” scrittori, attori, registi e …spettatori.
Il grande complesso "di Maredolce" presso la zona industriale di Brancaccio, è un luogo fiabesco. Poco conosciuto per anni dagli stessi palermitani, è il palazzo arabo-normanno della Fawarah, costruito nel 1071 ac, che si erge alle pendici del Monte Grifone. Questo edificio è conosciuto con il nome di Maredolce dall’omonima sorgente che scaturiva dal monte e che un tempo andava a congiungersi con il mare. Fu costruito dall’emiro Giafar come luogo di “sollazzo”, cioè di riposo e di svago (oggi si direbbe relax) circondato da laghi e agrumeti.
La plumeria, che di solito chiamiamo pomelia, forse per assonanza con la camelia, è fra le piante simbolo del fertile rigoglio della terra siciliana e palermitana in particolare. La coltivazione presso il popolo della “città murata” si dice risalga al 1700, tempo in cui gli inglesi la introdussero dai tropici e si acclimatò. In inverno sui balconi ne proteggono le gemme con uva vuote, o almeno lo si faceva. Perciò lo chiamavamo la pianta delle uova… E’ sembrato un miracolo da sempre, tranne che più di recente , da quando è di moda parlare di tropicalizzazione.
“La Fondazione Federico II di Palermo rappresenta un’eccellenza di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale siciliano”. Ad affermarlo è uno studio analitico di diversi modelli economici di gestione e valorizzazione dei beni culturali condotto in Sicilia da Nicola Martorana, neolaureato dell’Università Cattolica di Milano, sotto la guida del professore emerito di Economia Politica Alberto Quadrio Curzio.
“Uomini e pupi”, ma stavolta non è un discorso di mafia. Per quanto si svolga in Sicilia e non potrebbe essere diversamente. Attori in carne ed ossa recitano le storie dei pupi di Francia, l’epopea carolingia, ripresa, però, dallo spirito dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Bojardo.