Un omaggio al grande architetto e al suo essere stato bambino. Si presenta così “Nel paese dell'infanzia”, volume dedicato alla figura del professore Gianni Pirrone, insigne studioso del Liberty e di Ernesto Basile, a cui si deve, giusto per fare un paio d’esempi, il progetto di restauro del teatro Massimo e quel modello di architettura moderna che è il grattacielo di piazza Unità d'Italia. “Nel paese dell'infanzia”, curato dalla seconda moglie di Pirrone, Jeanne, e pubblicato da Armenio Editore, ripercorre i disegni elaborati da Gianni Perrone da quando era scolaretto all’età adulta, facendo risaltare un percorso esistenziale che va dall'infanzia alla maturità, e durante il quale sin dalla scuola elementare si connota e definisce la futura attività del Nostro. “Nel paese dell'infanzia” è stato presentato presso la biblioteca per bambini e ragazzi “Le Balate” di Palermo, in occasione del ventennale della “Convenzione internazionale diritti infanzia”. A presentare il volume sono stati Olivier Choppin de Janvry, architetto; Giuseppe Pagnano, docente dell’università di Siracusa; Angelo Pantina, docente dell’università di Palermo; Gabriella Russo, psicologa e coordinatrice delle attività del “C'Entro Anch'io”; Patrizia Agata Fasulo, dirigente scolastico. Il dibattito è stato moderato da Pinella Bongiorno, educatore professionale. «Il testo è un collage di illustrazioni realizzate dal prof. Pirrone, accompagnate dal commento di diversi autori. Ne viene fuori un libro atipico che non si può dire semplicemente a carattere biografico, in quanto “Nel paese dell’infanzia” finisce per sconfinare in un libero gioco di associazioni. Pensando al rapporto idilliaco creatosi durante l’infanzia fra il prof. Pirrone e la sua maestra elementare, infatti, mi viene da riflettere sul destino umano. Non è probabilmente un caso che il primo lavoro di Pirrone fu in una scuola elementare – ha sostenuto Bongiorno –. In quanto educatore professionale, dalla lettura del libro ““Nel paese dell'infanzia” traggo ancora una volta lo stimolo a far sì che l’infanzia dei bambini cosiddetti svantaggiato possa trasformarsi in un bel periodo».
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