Il muro ha un suono personale alla sala Duca di Montalto

Bios Vincent espone 40 opere di grandi dimensioni contro l’aborto, le sopraffazioni e le barriere fisiche e mentali a favore della vita e della coscienza ecologica - 14 gennaio - 3 febbraio
di Alisciarg
Il muro ha un suono personale alla sala Duca di Montalto

Interessante esordio di stagione alla Sala Duca di Montalto del Palazzo Reale, dove la Fondazione Federico II ospita la mostra Il muro ha un suono personale di Bios Vincent, curata da Martina Cavallarin. L’evento artistico è stato preannunziato come coraggioso e fuori dall’ordinario, nell’ambito della spiccata tendenza del Parlamento siciliano (Ars), presieduto da Francesco Cascio a cogliere e far proprie le dinamiche di contaminazione attivati dall’arte contemporanea.
L’artista trapanese, che ha adottato il nome d’arte di Bios (si chiama Vincenzo Lipari) torna con questa esposizione alla sua isola d’origine, dopo le esperienze in Cina, Boston e Berlino. A Palermo è assistito dalla Galleria 71 e in particolare da Francesco Scorsone.
Bios ha allestito con grande impegno una serie di opere inedite per adattarle alla qualificata location di Palazzo Reale, dove ricordi di epoche remote si sommano ad allestimenti recenti. In particolare, la presenza di mura antiche si confà particolarmente ad un’arte, come quella di Bios, che fa delle mura e dei muri un preciso punto di riferimento, quasi una sponda da cui far tornare come una eco i messaggi che intende lanciare.
E sono messaggi di pace, ma, ancor più, contrari ad ogni violenza che sia rivolta contro la vita in ogni sua forma, contro l’umanità e tutto ciò che è o dovrebbe essere il libero operare, della natura, dell’uomo, della mente. La nemica principale di Bios sembra essere la guerra, nei suoi muri fotografati a grandezza naturale, dopo essere stati fatti oggetto di colpi d’arma da fuoco, di mitraglia, pistola, fucile. Che siano “guns” americani o il retro delle cartucce made in Italy, ma anch’esse dedicate ad armi da guerra, esse sono oggetto di condanna se non di vero e proprio odio.
Due video sono stati proiettati al momento della presentazione alla stampa della mostra in una delle stanze nelle “segrete” prossime alla Sala Duca di Montalto, dotate di antico impluvium. Nella suggestione dei luoghi reconditi del palazzo, labirinti risalenti alle epoche passate, edificati su mura fenicie, i muri scelti da bios venivano offesi dai guns che sparavano a ripetizione. Altrettanto labirintica è la disposizione delle 40 opere di grandi dimensioni, secondo il progetto espositivo curato da Michele Premoli Silva.
Che cosa saranno quei muri se non il simbolo della pace, del cuore umano, della casa… offesi. Ovvero rappresentano un riferimento alle persone che stavano a metà fra le armi e la parete in cui i proiettili vanno a schiantarsi, lasciando le tracce indelebili della violenza.
Bios parla a fatica, perché convalescente da una polmonite. Sono presenti la giovane moglie cinese e il loro bimbo. Questo impaccio vocale, assieme a tutto l’atteggiamento, umanizza ancor più il personaggio e, forse, l’eterno timore dell’artista di non essere compreso è l’elemento più in linea con una certa tradizione. Se è vero che, a partire già dal Rinascimento, ma spesso ancor prima, si fa strada quell’elemento di generica sregolatezza, che si evidenzia soprattutto in Masaccio, per citare il caso eclatante, che sembra il sintomo immancabile dell’arte. Perché non c’è artista senza sofferenza.
Una parte delle opere è dedicata alla Cina, dove, ci ricorda accoratamente Bios, i bambini (i nascituri) vengono uccisi nel grembo della madre anche all’ottavo mese di gravidanza, se indesiderati (di solito le femmine). Non manca un riferimento all’olocausto per eccellenza. Infine, fra gli elementi riconoscibili, una statua della Libertà incisa anch’essa – questa volta con notevole verismo – sulla finta arenaria, che è certamente l’icona di un potere esercitato in modo erroneo.
Insomma, la mostra va vista, come altre di Palazzo Reale e inaugura un 2012 che si preannunzia particolarmente qualificato. Si assume, fra l’altro, il lusinghiero compito di avvicendarsi a Christo, la cui lunga esposizione ha cavalcato con successo le feste.
L’occasione anche adesso è ghiotta per visitare il palazzo e, fra l’altro, la Cappella Palatina. Specie per chi non avesse ancora ammirato il restauro integrale sponsorizzato dalla ditta tedesca Wurth.

Apertura: 14 gennaio - 3 febbraio.

Ven, 2012-01-13 19:55

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