Il Palermo delle sconfitte d’un soffio, delle vittorie mancate per un’incollatura. Tutta sfortuna? Non si può mai dire così…. Ad esempio i rosa hanno la fortuna di aver tuttora un Miccoli in forma quasi perfetta come quello che lo scorso anno fu già determinante per la salvezza. Il grande centravanti salentino non avrebbe potuto assicurare la tenuta che mostra oggi, in cui gioca anche tutti i 90 minuti… Le sue gambe “difficili” da over 30 sembrano conoscere una seconda giovinezza.
Si è detto che questa vittoria col Catania è stata come ridipingere e trasformare un brutto quadro. E' la terza vittoria in un canpionato iniziato male. L'allenatore Gasperini, comunque, ha riabituato la squadra ai risultati utili. Ora, sulla stessa tela che aveva imbrattato, il Palermo ha dipinto un quadro di pregevole fattura. Cancellerà il passato per far assumere un aspetto nuovo al futuro? Ma quello visto alla Favorita è stato un Palermo dei miracoli. Fabrizio Miccoli passa sopra ai problemi fisici e sblocca il match con una magia.
Entra Dybala ed è subito gol. Fine di una di quelle lunghe attese, inspiegabili per la logica e per i tifosi: la maggior “promessa2 della campagna acquisti, il giocatore più costoso, tenuto “a riposo” mentre potrebbe occupare quel posto, avanti alla linea d’attacco, costantemente nevralgico (perché la partita si voinmce solo lì), ma soprattutto per il palermo, che su quella linea ha solo Miccoli o quasi. E Miccoli, pur essendo un “honourable man” (Shakespeare) del calcio, non è più un giovincello e lo sappiamo.
C’è voluta la decima di campionato perché i rosa sfiorassero la grande impresa. Ma …giorno verrà e presto. Così finisce 2-2 al Barbera contro il Milan. dopo che il palrmo aveva avuto tutto il tempo di incamerare un 2-0 e toccare lavittoria con mano. Anzi con tutte e due. Decollo e cominio in grande stile con Miccoli (rigore) e Brienza. Poi la paura di vincere domina gli uomini di Gasperini e il milan agguanta un pari di cui non aveva più avuto certezza, con i gol di Montolivo e del puntuale El Shaarawy.
Era già una favola, quando Zeman – lo chiamavamo solo così – quel ragazzo che faceva chilometri a piedi a Palermo per recarsi puntualmente a …far sport. Un pantalone e una camicia che, anche se non lo erano, sembravano sempre le stesse. Pulitissime, ma da ragazzo povero. E Zdeneck Zeman non doveva dirlo perché lo si capisse. Il necessario non glielo faceva mancare lo zio Cestmir Vicpaleck, grande giocatore di centrocampo prima, grande allenatore (anche della Juve) poi, stabilitosi per sempre a Mondello.