Bocca e l'ipotetica eredità che lascia

Non un vero messaggio a parte le sue sterili settimanali polemiche
di Germano Scargiali
Bocca e l'ipotetica eredità che lascia

E' estraneo al nostro gusto parlar male dei giornalisti e anche dei defunti. Occorre dare notizie e contraddire opinionioni non condivise, non già scagliarsi contro le persone. Chi, poi, ha lasciato questo mondo va di regola anche lasciato - in genere - in pace.

Nel caso di Giorgio Bocca, però, sarebbe ipocrisia tacere. Personaggi di pregio e grande risalto come Giampaolo Pansa non hanno avuto - per primi - peli sulla lingua, già a poche ore dalla dipartita del noto "columnist" nazionale.

Noi ci limitiamo a dire che consideriamo Bocca un cattivo esempio di giornalismo. e vedremo sinteticamente perchè. Bastano, infatti, poche parole, alcuni stentorei concetti.

Bocca per primo difendeva le proprie idee con la forza dei preconcetti. Fu fra quelli che si vantarono per tutta la vita di essere stato un partigiano come se anche questa scelta non trovasse un limite nel tempo e nella cronaca, relativa ad un periodo ben preciso sul quale l'Italia farebbe bene a sfumare i contrasti. Antimeridionalista definito non da noi "al limite del razzismo" così come Montanelli (che lo fu un po' meno), Bocca sentenziava assoluzioni e condanne come se fosse un giudice di cassazione...

Basterebbe quanto sopra per catalogarlo fra gli esempi da non seguire. Tanto più che il tono non era quello di ammettere di operare legittime scelte di campo di carattere personale, manifestandole, seguendole, sostenendole. Il tono dava ad intendere che quella da lui professata fosse, come dice una nota canzone, la pura e sacrosanta verità.

Ma il peggio è - forse - che Bocca fosse l'ennesimo esempio di un giornalismo dalla cultura limitata al diploma di scuola media superiore, incapace di giungere alla laurea. Quindi, incapace anche di imprimere un'evoluzione al pensiero del lettore verso orizzonti più ampi di quelli già noti ai più. E noi dovremmo sapere quali limiti comporti la mera cultura liceale, rispetto al livello superiore e all'internazionalizzazione del pensiero. Quest'ultimo elemento figura fra i maggiori limiti del modo di pensare nazionale italiano.

Bocca apparteneva ad un'Italia che dovrebbe compiere - prima o poi - un passo avanti. Non lungo, ma decisivo. Non si tratta di mancanza di capacità intellettive o di intelligenza. Queste gli italiani ce l'hanno, assieme alla voglia di lavorare e all'intraprendenza.

L'evoluzione nazionale dovrebbe riguardare un passo verso la coscienza di quello che l'Italia è stata ed è anche oggi nell'immagine che fornisce verso l'estero e trasferirla anche all'interno: non più il paese della trattoria e del bar dell'angolo, non più il paese della "pagnottella" e del bicchier di vino o della partita a scopone con gli amici.... Bensì il paese della raffinatezza, dell'eleganza, dell'educazione, dei grandi artisti nell'arte figurativa e musicale. Sono i due settori più impalpabili che fanno "vera arte" e anche moda, costume, italian way of life. L'Italia dispone certamente dei personaggi "giusti". Tutto ciò è ben al di fuori - come si vede - dalle tristi e beghine polemiche del compianto Giorgio Bocca e degli altri giornalisti come lui.

Anche Montanelli e Biagi, infatti, hanno fornito soprattutto lezioni di polemica, di dissertazione, di eloquenza, di capacità polemica, ma sono morti in peccato veniale - rispetto a Bocca - per non aver fornito neppure loro alcun autentico messaggio che non andasse oltre un mero e generico buonismo. Nulla che appartenesse nè al territorio in senso stretto, nè - tantomeno - alla storia e al mondo.

Mer, 2011-12-28 10:34
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