Nella sua definizione più semplice, per razzismo si intende “la convinzione preconcetta e scientificamente errata (come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e sotto molti altri approcci metodologici), che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, con la conseguente idea che sia possibile determinare una gerarchia di valore secondo cui una particolare e ipotetica "razza" possa essere definita superiore o inferiore a un'altra” (Wikipedia).
Pertanto, il vero e proprio razzismo, pur presente sotto varie forme in più paesi europei, inteso come teoria scientifica, nacque negli Usa e si diffuse nel mondo anglosassone tramite il colonialismo inglese, mentre il mondo latino, invece, se ne distinse e tanto più l'Europa mediterranea. Infatti, il razzismo, nella sua forma più estrema, cioè come differenza biologica tra esseri umani, non è nato in Europa, ma men che meno in Italia.
Nel nostro paese, infatti, che vanta origini romane e cristiane, il razzismo di tipo angloamericano non è mai esistito. Si sono verificate, certo, ingiustizie o discriminazioni, ma dovute a razzismo vero e proprio, cioè generalizzato e preconcetto, di tipo sociale e civile, mai.
Gli antichi romani – com’è noto – praticavano la schiavitù, ma non erano razzisti. Gli schiavi, infatti, appartenevano a qualunque etnìa, bianca o nera indifferentemente. I romani erano fieri della propria cultura e civiltà, ma non disprezzavano gli altri popoli da cui appresero, invece, costumi, culture e persino religioni. Si consideravano “superiori” ai barbari, ma solo perché si ritenevano più abili nella costruzione e nel mantenimento dello stato (l’impero), che potrebbe essere definito con termine moderno “globalizzato”. Del resto, alcuni "barbari" divennero persino generali dell'esercito romano.
Addirittura, gli stessi imperatori dell’antica Roma non erano solo nativi italici, ma anche iberici, africani, asiatici. L’impero romano aggregava popoli di diverse origini, culture e religioni, non divideva, e proprio per questo è stata la prima grande potenza multirazziale (o multinazionale che dir si voglia).
Anche al giorno d’oggi, nonostante i passi avanti compiuti dagli statunitensi di abbandonare i comportamenti razzisti, gli Usa attuali non si possono paragonare all’impero romano (a cui credono di somigliare, come si vede da diversi film). Infatti, si mostrano lontani e indifferenti dagli europei, solo in pochi studiano le lingue straniere, la storia e la geografia non sono il loro forte (lo dimostrano le gaffes di vari presidenti).
Il cristianesimo, poi, diffusosi velocemente in tutto l’impero romano ha accentuato il sentimento (già insito nei romani) di rispetto verso gli altri esseri umani, favorendo l’abolizione della schiavitù (già iniziata). I popoli latini, nel corso della storia, hanno dato a volte segni di razzismo, è vero, ma più per motivi di interesse economico che per ragioni razziali vere e proprie e il cosiddetto “razzismo fascista” non può mai paragonarsi a quello “germanico”. Ad esempio, in America latina, la popolazione è estremamente mescolata tra bianchi, neri e amerindi, fenomeno che non si riscontra affatto nell’America del nord, dove le “razze” (che poi tali in realtà non sono, perché il colore della pelle è solo una differenza superficiale che non ha nulla di sostanziale, come dimostrato dalla biologia contemporanea) appaiono tuttora ben distinte.
Anche l’elezione a presidente di Obama è stato più una volontà dell’establishment, che voleva apparire moderno e democratico, che non la conseguenza di una svolta vera e propria.
Il razzismo degli americani è stato infatti marcatissimo fin quasi ai giorni nostri, non soltanto nei confronti dei neri, ma anche degli ispanici, degli italiani, degli asiatici e degli ebrei. Se ora questo fenomeno si sta attenuando si deve soprattutto alla evoluzione economica di questi gruppi, che si sono sempre più affrancati economicamente e sono divenuti spesso più forti dell’etnia predominante.
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