L’eccezione conferma la regola, dice un vecchio detto, trovandomi questi ultimi giorni di feste natalizie, per le strade di Palermo, una visita imprevista dovuta ad un evento luttuoso che ha colpito la mia famiglia, ho potuto osservare, in viale della Libertà delle corone di fiori, deposte in ricordo di un triste anniversario, quello dell’omicidio del presidente della regione PierSanti Mattarella, barbaramente trucidato il 6 Gennaio del 1980 e oggi passato forse un po’ nell’oblio come i nomi di tante altre persone che hanno dato la loro vita per servire lo stato e che la memoria collettiva tende quasi a dimenticare con il trascorrere del tempo, come d’altra parte la memoria di ognuno di noi che cerca sempre di ricordare le cose belle e cancellare invece quelle brutte o dolorose. Ebbi un incontro ‘strano’ con questo politico, di altri tempi, dovuto al fatto che mi stavo recando di sera e da solo in una, pizzeria, l’Astoria, che si trovava nei pressi della sua abitazione. Ero adolescente e piuttosto alto di statura, una guardia del corpo del presidente, forse perché mi vide sbucare da un luogo poco illuminato, mi fermò, visibilmente preoccupata, rilasciandomi pochi istanti dopo un breve sguardo di Mattarella che non ravvisò nulla di sospettoso in me, anzi con poche parole fece capire alla sua scorta che era un po’ infastidito del gesto. Sul momento nemmeno capii chi era il personaggio con cui mi ero imbattuto, perché anch’io fui infastidito e un po’ spaventato di essere stato scambiato per un potenziale aggressore, lo capii dopo informandomi su chi abitava in quella zona. Qualche anno dopo, studente universitario, conobbi anche una sua figlia, una delle tante persone che la mafia segna con le sue efferatezze e che nonostante il dolore cerca di vivere, una vita normale, … Quanti familiari e amici della mia generazione, vivono ancora oggi questa tristissima realtà. La mafia uccide d’estate, perché? Il libro secondo me non risponde direttamente a questa che sembra essere una coincidenza e forse lo è, ma risponde al desiderio non solo di giustizia, ma anche di politica che la gente, più o meno consapevolmente, ha. Sì è la Politica che può e deve risolvere i problemi della giustizia, e la politica non è fatta da puritani, da persone che hanno la puzza sotto il naso ma da gente che sa schierarsi e affrontare con il dialogo e la fermezza tutte le situazioni che si presentano con il coraggio di portare avanti le proprie idee, il proprio contributo perché il paese cresca. Senza abnegazione, senza spirito di sacrificio non vi può essere Politica ma politica e forse di politica, con la “p” minuscola c’è ne fin troppa, troppi politicanti incapaci di fare l’interesse del popolo, ma fin troppo capaci di fare, il loro personale di interesse e di mascherarlo per interesse degli altri. Non si tratta di fare gli eroi, lo stato non ha bisogno di eroi, solo di gente che sappia servirlo con onestà, intelligenza e caparbietà. Angelino Alfano lo ha fatto ed ha voluto scrivere ‘nero’ su ‘bianco’ la sua esperienza al ministero della giustizia, ha voluto raccontare delle sue firme di guardasigilli che hanno significato carcere duro per ben 18 mafiosi e nel contempo la necessità di vivere sotto una scorta rigida, rinunciando, senza fare la vittima come altri fanno, alla propria privacy e libertà personale e mettendo a repentaglio anche la tranquillità della sua di famiglia. Alfano nel suo libro non lo dice di se, ma parlando di Rosario Livatino, il lettore vede non solo il suo ispiratore ma il suo continuatore, il continuatore dell’operato di quell’uomo che tutti i siciliani onesti desiderano che sia riconosciuto anche come ‘santo’ dalla chiesa cattolica, non per ragioni folcroristiche ma perché i santi devono essere modelli ed esempi da seguire davvero, perché la santità non è isolamento e distacco dal mondo, ma l’esatto contrario. E non solo di Livatino è stato continuatore ma di altri, troppo poco ricordati, come Pio La Torre, il primo a capire, forse, la necessità di colpire i patrimoni dei mafiosi o di Falcone, sostenitore dell’importanza di coordinare con la politica gli sforzi per debellare la Mafia. Alfano ne ha proseguito l’azione consentendo la confisca dei beni nonostante la morte del boss inquisito o dell’occultamento degli stessi, permettendo la confisca di un bene equivalente. La Mafia non è invincibile, è il primo ma non unico messaggio che traspare dal libro, il secondo che la giustizia è riformabile, anzi deve essere riformata attraverso la riforma della costituzione, nello spirito del pensiero di coloro che la scrissero, che vollero la costituzione ‘dinamica’, intuendo che solo adeguando man mano la costituzione alle necessità dei tempi, si poteva garantire un futuro alla stessa e allo stato che su esso si basa. Apparentemente noiose le citazioni dei padri costituzionali, in realtà necessarie per cercare di sfondare un muro di ignoranza, un muro di interessi eccessivamente corporativistici capaci di dire solo ‘no’, senza mai riflettere, senza mai motivare, ma parlando sempre e solo con slogan e sospetti. L’amara constatazione di avere trovato gli stessi problemi che trovò Martinazzoli 25 anni prima, e che probabilmente troverà tra 25 anni il futuro guardasigilli, ricorda un po’ l’ironia tipica di un famoso scrittore Agrigentino: Luigi Pirandello. Ironia sì ma non resa, ne lui, ne il suo mentore, Silvio Berlusconi hanno rinunciato a proseguire questa battaglia riformatrice nella speranza anzi nella certezza che le cose si possono cambiare che l’ottusità di una certa sinistra autoreferenziale può essere sconfitta. Coraggio Angelino, non mollare, anche attraverso la rete puoi contare sulla vicinanza di tanti che, anche grazie al tuo libro, ti sostengono e ti sosterranno nella battaglia riformatrice non tua personale, ma del partito che rappresenti come segretario pur in questi momenti cosi difficili per la politica e l’economia del nostro bel paese. Il desiderio, non nascosto mio e di tanti, è che si chiuda presto questa esperienza di governo impopolare e che il prossimo leader abbia un governo, suggellato da un voto popolare, con a capo Angelino Alfano, un governo che possa garantire ai futuri Guardasigilli del paese di occuparsi di ben diversi problemi e di diffondere nel mondo la nostra cultura vincente di giustizia, perché purtroppo la criminalità organizzata è diventato un problema globale, e l’Italia con la sua esperienza e il suo entusiasmo può essere un traino per questa lotta senza quartiere a tutte le mafie di tutti i luoghi.
10.1.2012 Claudio Pace.
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