Mandiamoli ad imparare un mestiere

Per i nostri giovani si coniugano in ritardo le massime di Einaudi e (peggio?) di Giovanni Gentile
di Scaramacai
Mandiamoli ad imparare un mestiere

Ci voleva un governo di esperti per rispolverare dopo mezzo secolo e passa la vecchia scuola di avviamento al lavoro di schietta ispirazione gentiliana e, quindi, mussoliniana… Si dispereranno, dunque, i ferventi cultori del socialismo, sopravvissuto a tutto e a tutti? Ovvero non si rendono ancora conto di quel che sta accadendo? Cioè la mera (e tardiva) revisione di errori commessi a danno delle classi meno ricche e di tutti gli italiani…

“Tutti dobbiamo imparare un lavoro” ammonì Luigi Einaudi ed oggi il primo presidente della Repubblica viene celebrato da Giorgio Napolitano che 50 anni fa non la pensava certamente come lui. O non è così? Certo che lo è.

Facciamo un po’ di storia. Con  l’istituzione della “Scuola media unificata”, detta anche nuova scuola media, venne abolito l’avviamento al lavoro: tre anni per “uscire” artigiani e simili. Rimasero delle medie superiori, i “professionali”: altri 5 anni per uscire artigiani colti, ma meno disposti a prendere in mano pinze, tenaglie e martelli… Tanto è vero che una successiva legge aprì loro le porte ad ogni facoltà universitaria, nessuna esclusa. Si poteva, insomma, studiare da odontotecnico e diventare non già e non solo dentista, ma anche avvocato e professore di latino e greco…

Perché un simile “apparato” non funzionasse non vi era una sola ragione. Ve ne erano – come si dice – millanta. Perché i giovani diplomati stavano come in un cappotto stretto nei panni di un fabbro, di un carpentiere, di un semplice falegname o di un prezioso tornitore… Risultato: i mestieri che scompaiono e i disoccupati che aumentano!

Così, fra posti inventati, stipendifici e simili, non ci si chieda, mentre lo stato si accollava anche le perdite di industrie del tipo Cirio, Motta, Alemagna – per non dire di quelle relative alle forniture di acqua, luce e altri servizi – quali siano i motivi del suo impoverimento. Se le casse dello stato si sono svuotate anche qui i motivi sono …millanta. Anzi, occorre dire che ce n’è voluto. Ne hanno avuto di tenuta.

In quest’atmosfera giunge il ministro Profumo, con meno soldi della Gelmini a disposizione, con la necessità di tagliare ancora qua e là e con l’obbligo di far meglio, anzi di tutto e di più, a favore di una cosa cui, tanto per cambiare, è stato cambiato il nome ed ora è un acronimo. Miur: ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca. Ma chi è questo Profumo, visto che non ci è concesso non dico di votare, ma neppure di conoscere prima i nostri governanti?

Francesco Profumo non è più il generico ministro dell’istruzione d’un tempo, ma guida il Miur (ministero dell’istruzione università e ricerca), un’istituzione molto cara al governo Berlusconi e, in particolare, alla Gelmini e a Bondi. Un precedente questo, che il “governo tecnico” si guarda bene dal rinnegare…

Il neo ministro Profumo ha le qualità per “piacere un po’ a tutti”, cioè alle forze che stanno dietro il problema specifico dell’università, della ricerca ed anche di quello bancario…

Lascia la presidenza del Cnr, il consiglio nazionale delle ricerche, assunta nell'agosto 2011 e che fino all’ultimo lo ha tenuto impegnato. È nato a Savona nel 1953 e nel 1977 si é laureato in ingegneria elettrotecnica presso il politecnico di Torino, di cui è rettore dal 2005, anno nel quale assume anche la carica di presidente del consiglio di amministrazione. È il ministro ingegnere che piace all'accademia, dietro la sua nomina ci sarebbe infatti anche il placet dei rettori.

Attualmente è professore ordinario di macchine ed azionamenti elettrici e professore incaricato all'Università di Bologna. È stato membro del consiglio di amministrazione di Unicredit Private Bank (dal 2008 al 2010), del Sole 24 Ore (dal 2007 al 2009) e di Fidia Spa (dal 2007 al 2010). Fa parte inoltre dal 2011 dei consigli di amministrazione di Fidia Spa e di Telecom e di Pirelli .

Niente hai detto, o meglio, scusate se è poco. E dire che si criticano i …doppi incarichi. Speriamo che abbia il tempo di fare tutto, ma le esperienze “tecniche” non gli mancano di certo.
Nel suo anche curriculum varie esperienze all'estero, dal Wisconsin alla Nagasaki University.

Gio, 2012-01-05 09:05
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