L’incoming in Sicilia - Perché non cresce come dovrebbe

Oltre 20 anni per "non" recepire la Legge quadro ed ora arriva il Codice del Turismo - quanto passerà?
di Germano Scargiali
L’incoming in Sicilia - Perché non cresce come dovrebbe

Per il turismo in Sicilia è un susseguirsi di notizie e di convegni, anche se poco si vedono i diretti interessati – albergatori ed agenti – tranne alcuni, quasi sempre gli stessi, che si fanno carico del grosso del lavoro, che è soprattutto quello di interloquire con l’Assessorato regionale al Turismo e, adesso, con quello ai Trasporti, che non è più un tutt’uno.

Giuseppe Cassarà, il più attivo rappresentante di categoria nell’isola, da anni ai vertici nazionali della Fiavet e di altri organismi del settore, non ha esitato a fine estate, nel corso di un convegno nella Sala dei giochi Francesi, a definire “inesistente” l’assessorato regionale nella sua materia, facendo salvo il dirigente generale Marco Salerno che brilla per buona volontà e impegno propositivo. Quanto all’assessorato, si addita il cambio di 4 assessori (uno ogni 6 mesi) …competenti. Ma in questo, come in altri casi nazionali il problema è a monte.

Ma il fenomeno turistico …cresce

La buona notizia è che, in linea con le previsioni qui sempre accolte, il fenomeno turistico cresce nel mondo, anche se meno delle speranze riposte. Così, Italia e Sicilia, fra le maggiori interessate, potrebbero gioire.

Restando nell’Isola, sono da poco risultati in aumento i turisti a Palermo e Cefalù, da gennaio a luglio, rispetto al 2010. In totale, nel periodo gennaio-luglio sono stati censiti a Palermo 334.769 arrivi e 710.740 presenze, Circa 600 mila a Catania e 500 mila a Cefalù - Campofelice. Il movimento turistico più significativo rimane quello proveniente dalla Francia, ma sono in aumento Germania, Regno Unito, Spagna, Paesi Scandinavi, Russia e Stati Uniti. Meno arrivi italiani a Cefalù (-4,84%) mentre aumentano gli stranieri (+6,53%).

Un problema grave l’incertezza normativa

Una ventina d’anni fa, qualche funzionario più illuminato del turismo locale, affermava: “…pensate che la Sicilia non ha ancora recepito la legge quadro sul turismo”. Ancora oggi gli operatori spiegano che sarebbe opportuna una legge regionale che recepisse finalmente la norma nazionale, senza la quale agenzie e albergatori vivono nell’indeterminatezza e nel dubbio. Tuttavia, si viene appena a sapere che un Codice, in vigore dal 21 giugno 2011, va ad abrogare la precedente Legge quadro e la relativa nuova applicazione …andrebbe concertata in un’apposita conferenza Stato-Regioni. Insomma, la Sicilia, potenziale regina del turismo, non ha fatto in tempo in tanti anni a recepire la legge quadro, fino a quando questa è stata abrogata a favore di un’altra.

Della nuova normativa si parla nel libro del professor Stefano Gorla “Il nuovo codice del turismo, commento organico al D.Lgs. 23 maggio 2011 n.79”, svoltosi a Lipari ed organizzato da Federalberghi Isole Eolie.

Si pensi che è stato un problema (e lo è ancora) nell’Isola la stessa classificazione alberghiera (stelle). Al riguardo l’albergatore palermitano Nicola Farruggio (vicepresidente Uras federalberghi Sicilia) ha suggerito più volte la possibilità di affidare la classificazione alberghiera alle stesse Associazioni di categoria: “Ormai è il mercato – ricorda Farruggio – a classificare gli alberghi”.

Manca la programmazione

E’ mancata, fino ad oggi, una vera programmazione turistica. Il problema è annoso quanto il precedente. Si sovrappongono le manifestazioni e poi rimangono dei vuoti. Peggio: l’effettivo svolgersi spesso rimane incerto fino alle ultime settimane, così che gli agenti di viaggio non prenotano. Si parla dell’importanza dei grandi eventi e di un conseguente programma, ma si tratta solo di un mero elenco stratificatosi nel corso degli anni in seguito alle pressioni – anche più che lecite – di ciascun promotore.

Diceva qualche tempo fa Luigi Tagliavia, un nome storico, titolare di una delle più note agenzie di viaggio a Palermo: “mi sono offerto più volte di fare il consulente gratuito all’assessorato regionale, ma non ho mai avuto risposta”. Vorremmo dire da tempo e lo affermiamo: sono i diretti protagonisti, gli “operatori”, che dobbiamo ascoltare per primi. In questo come in ogni altro settore.  

I distretti turistici

Notevole interesse circonda negli ultimi tempi i distretti turistici, la cui importanza viene sostenuta con forza dal dirigente generale Marco Salerno. I distretti, in questo come in altri settori, fanno parte della politica comunitaria in materia di aiuti alle imprese. Ne ha parlato molto bene Tremonti. Di recente, anche Salvino Caputo (Pdl), presidente della commissione Sviluppo all’Ars ha esortato: “Sono in arrivo 20 milioni di euro del POR 2007/2013 per lo sviluppo turistico siciliano che potrebbero anche diventare 40, manca solo la firma dell’Assessore al Turismo per dare l’avvio ai distretti turistici che rappresentano un’occasione importante per l’economia dell’Isola non solo per la realizzazione di infrastrutture, ma anche per incentivare gli operatori turistici”.

Ma noi ci limitiamo a riportare i primi due articoli della Legge regionale N. 10 del 15-09-2005.

Articolo 1. Si definiscono distretti turistici i contesti omogenei o integrati comprendenti ambiti territoriali appartenenti anche a più province e caratterizzati da offerte qualificate di attrazioni turistiche e/o di beni culturali, ambientali, ivi compresi i prodotti tipici dell'agricoltura e/o dell'artigianato locale.

Articolo 2. I distretti turistici possono essere promossi da enti pubblici, enti territoriali e/o soggetti privati che intendono concorrere allo sviluppo turistico del proprio territorio o di più territori appartenenti anche a province diverse, attraverso la predisposizione e l'attuazione di specifici progetti.

Notiamo solo che questi distretti non fanno parte della tradizione giuridica, ma ancor più del costume lavorativo, turistico, ma anche industriale e commerciale della Sicilia, del Meridione ed oltre. Teoricamente si sono formati una decina di distretti. Se ne conosce il numero esatto.

Conosciamo un distretto che funziona: quello della Pesca di Mazara del Vallo. Speriamo non sia solo un’eccezione. Ma abbiamo sentito comparire, come era prevedibile la voce Consorzio, un’istituzione che era anch’essa in crisi, ma che è presente da tempo nella realtà giuridica nazionale.

Si parla di omogeneità di intenti. Lasciamo il giudizio sui primi due articoli a chi legge. A noi sembra che i problemi di disomogeneità superano di regola, nella frastagliata realtà mediterranea, i punti di omogeneità. La Sicilia non è un asso nel riscuotere i finanziamenti Ue e simili. Se dovessimo scommettere “dalla parte” delle perplessità su esposte, spereremmo con forza di perdere la scommessa.

Sab, 2011-10-01 17:47

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