Se veramente dovesse andar via Berlusconi, come la “minoranza rumorosa” richiede a gran voce, il danno sarebbe in ogni caso notevolissimo, per la destra liberale e per l’Italia. Berlusconi, avendo vinto ancora una volta nettamente le elezioni, potrebbe essere sostituito alla guida dell’esecutivo solo da qualcuno che gli sta già accanto. Ma, sia Tremonti, sia Draghi sono troppo tecnici e poco politici per guidare l’intero governo. Berlusconi, nonostante le sue originali esternazioni, alle quali non vuole evidentemente rinunziare per motivi personali (e, certo, caratteriali), è il più
versatile fra coloro che possono guidare questo governo. Per quanto avversato da contestazioni selvagge, le sue iniziative e le sue battaglie in politica interna (ponte, mose, tav, protezione civile…) sono insostituibili e, quanto a quella esterna, per la prima volta nel dopoguerra, l’Italia ha una voce che sia una. Anzi, viene ascoltata ed assume iniziative…
L’attuale premier è colui che ha fatto e fa la differenza, che ha portato la destra (e lo stesso Fini) da sola al governo. E’ per questo che viene tanto osteggiato, sia da una sinistra che appare in rotta, sia soprattutto dai tradizionali potentati. Quanto a Fini, si riduce da subito al lumicino in fatto di consensi. Proprio la destra da cui proviene – e lui dovrebbe saperlo – condanna pollice verso per principio i voltagabbana, i traditori. Su di lui abbiamo sentito in Sicilia l’espressione significativa: “non ce n’è più cristiano!”
Togliere di mezzo Berlusconi significherebbe ripetere l’eterno copione nazionale di escludere il migliore, il campione, grazie al mutuo associarsi dei mediocri.
Infine, fra le tante esternazioni di Berlusconi stesso, pressato dal mobbing televisivo, mediatico in genere e politico come nessun altro in precedenza in Italia, ce n’è una sacrosanta: non c’è maggiore errore che dividere, non c’è peggio che interrompere ancora una volta l’azione di governo, senza neppure la pazienza di aspettare la fine della legislatura e la reale volontà espressa dagli elettori tramite il voto. Ma lo sanno che cosa significhi, materialmente e burocraticamente, interrompere l’attività degli uffici e vederla ripartire, per poi, fra due anni, tornare ancora alle urne per fine legislatura? …E ripartire ancora una volta?
Ed ecco ancora un’altra osservazione. Veramente questo governo avrebbe commesso tanti errori, rispetto a quelli che da decenni hanno messo l’Italia in ginocchio, da imporne lo scioglimento? Ma non voleva il legislatore assicurare a chi vince le elezioni almeno una legislatura (per volta) onde poter operare? Come si vede, lo scioglimento del governo è contrario ad ogni logica “reale” possibile.
Ripetiamo che ci troviamo di fronte alla mamma cattiva di Salomone che voleva squartare il bambino pur di...
Ma la vera preoccupazione della sinistra e di chi le sta dietro è, invece, che il passare del tempo dimostri la bontà delle decisioni e della linea del governo liberal democratico e della guida berlusconiana. Una paura che, come ripetiamo, è scattata alla vigilia della vittoria elettorale del Berlusconi uno. Allora, prima del lancio della spugna, di fronte alle previsioni elettorali che lo vedevano vincente, ci fu, dal nord al sud, chi ripeté la significativa espressione “…tanto non lo faranno entrare nei veri salotti buoni nazionali”. Altro che sinistra, dunque!
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Leggi anche alla pagina Economia sotto Politica il parere del grande economista Francesco Forte.
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