Scalfaro - morto il primo di 3 presidenti ...emeriti

Hanno infranto nello spirito e nella forma le norme della democrazia e della repubblica - Per fortuna qualcuno prende le distanze... Non esitiamo ad evidenziarne le colpe - Fu un esempio di cattocomunismo
di Aldo Brandini da Roma

Con Luigi Scalfaro se ne va il primo di altri presidenti della Repubblica caratterizzati dall’ambiguità e da altre vistose intromissioni in politica che poco hanno a che fare con quelle funzioni rappresentative, simboliche dei valori della democrazia e schiettamente “super partes” che appartengono alla massima carica dello Stato.
Scalfaro rappresentò un esempio verticistico di chi i francesi chiamano “bourgeois bohemien” e noi italiani “radical chic”. Era il contrario di quello di cui l’Italia avrebbe avuto bisogno. La “razza” è anche quella degli “economisti con la pancia piena”, che ben sanno come loro stessi di economie non ne faranno mai, non ne avranno mai bisogno. Infine, tutt’altro che esempio di coerenza, fu – ed è questo l’aspetto più grave – un nuovo esempio di voltafaccismo del peggior “stile” … all’Italiana. Voltò le spalle ai principi della politica cattolica che lo aveva visto crescere in ambito istituzionale, per dedicarsi ad inconciliabili e improbabili aperture verso logiche che non erano un’evoluzione – come ha dimostrato inoppugnabilmente la storia successiva – bensì la negazione dei valori iniziali.
Con Scalfaro e i suoi emuli, gli italiani dovrebbero assodare di essere in mano a notabilati nazionali, pronti a trasformarsi in schiere di ascari, al servizio di poteri più potenti di matrice straniera al di qua e al di là dell’Atlantico. Il peggio è che ciò si tinge dei colori di un concetto della morale che sarebbe al di sopra della morale che tutti conosciamo e condividiamo. Queste mete, la cui logica sarebbe inaccessibile ai più, causa il degrado morale e civile dilagante nel mondo, è esattamente uguale – sul piano culturale, cioè teorico e pratico – al peggio che si possa dire sulla morale nazifascista.
Fa tremare che anche l’attuale presidente Napolitano accenni ad una contiguità politica fra lui e il compianto presidente emerito. Dimentica, così, che furono per anni formalmente su opposte “barricate” e che la sua cercò di impedire l’azione  e danneggiò ogni iniziativa che nascesse al di là dell’altra come “malata” per natura. Ciampi non è stato sostanzialmente migliore di loro. Fra le commemorazioni a caldo di Scalfaro, occorre guardare a coloro che ne hanno preso subito le istanze. E non ne mancano. Non assistere alle sue farisaiche performance rappresenta per molti una vera liberazione.
Da un punto di vista interno il minor danno che hanno consentito e favorito è stato il prevaricamento che la grande industria e la grande distribuzione stava operando ai danni dell’imprenditoria medio piccola, cioè del tessuto connettivo e della parte migliore della realtà sociale e lavorativa italiana. Non si può non “sospettare” che tale adesione – dato che i poteri forti sono individuabili e di facile interlocuzione – sia stata e continui essere motivo di interesse privato.

Sotto il profilo politico Scalfari diede la stura all'era dei ribaltoni, laddove un minoranza - come è stato accuratamente osservato - riesca a "comadare" sulla maggioranza.
Più che presidenti emeriti – viste le condizioni del nostro paese – occorrerebbe coniare un’espressione semanticamente più corretta. Quella di presidenti famigerati.

VITA

Oscar Luigi Scalfaro (Novara, 9 settembre 1918 – Roma, 29 gennaio 2012) ha compiuto un “percorso netto” fra gli “ostacoli” e i capovolgimenti della politica italiana. E’ stato fra i primi magistrati a passare alla politica. Nono Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999.
Fu eletto deputato ininterrottamente dal 1946 al 1992, quando, appena acquisita la presidenza della Camera dei deputati, fu eletto Presidente della Repubblica. In precedenza era stato Ministro dell'Interno nel Governo Craxi I. Non esitò, poi, a provvedere alle "epurazioni" chirurgiche del post craxismo e se ne vantò fino alla fine. Era senatore a vita, oggi aderente al Partito Democratico, cui era passato dalla Dc dopo l'elezione a presidente. Risulta ora che partecipò almeno ad una riunione della Trilaterale, la loggia massonica più potente del mondo, che può decidere certamente dei fatti contemporanei in barba alla democrazia.
Scalfaro, insieme a Pertini (che presiedette come membro anziano il Senato nel 1987) ed Enrico De Nicola (presidente della Camera, del Senato e della Repubblica dal 1º gennaio all'11 maggio 1948), ha ricoperto le tre più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica e Presidente della Camera, ed aveva presieduto provvisoriamente il Senato all'inizio della 15ma legislatura. Un curriculum completo con un solo "neo": essere confuso fin dopo la morte con Eugenio Scalfari, cui lo legano qualità di antipatia e saccenteria.

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NEL MIGLIORE DEI CASI FU UN ESEMPIO DI CATTOCOMUNISMO

L’ERRORE NELLE IDEALITà ATTRIBUITE A SCALFARO

 

Ogni accadimento è occasione di riflessione. La morte di Scalfaro ci riporta al problema dei cattocomunisti, oggi piuttosto cattosocialisti. Ma è la medesima cosa.
In partenza – questa è storia – Scalfaro era un democristiano “di estrema destra” e per tutta la vita fu tacciato di essere una sorta di baciapile, tanto lo si è visto sempre inginocchiato a pregare. Ma Scalfaro viene ora ricordato come un fermo difensore del laicismo dello stato. Di fatto, fu un chiaro esempio di cattocomunista e “morì” nel Pd. Ma, si dice, il suo maestro rimase Alcide De Gasperi (anche lui, se andava a messa, non era per avere ...Parigi). Ammettiamo per un attimo che la scelta finale del Pd non sia coincisa con l’interesse personale e non fosse tipica di un certo modo di far carriera nell’ambito di una determinata gerarchia, ma fosse …spontanea. Cioè fosse ...morale. Resta l’atteggiamento da cattocomunista. Occorre conoscere e capire le caratteristiche per definire i motivi per cui il cattocomunismo, come disse Giovanni XIII, è sintomo di incoerenza. I cattocomunisti sono caratterizzati in partenza da una  maggiore intima certezza della fede, rispetto ai cattolici comuni, di per sé – per la verità – fin troppo elastici nell’applicare le regole dei Vangeli. Ciò pone i primi su un “pericoloso” piedistallo personale da cui possono – secondo loro – pontificare… Tale posizione, però, è ben poco cristiana e cattolica. Questo peccato non se lo confessano. Scalfaro era così.
I cattocomunisti sono spesso sostanzialmente una sorta di fondamentalisti della fede cristiana e delle loro idee. Ecco la veemenza di quel famoso “…io non ci sto”. Fra coloro che fanno della fede assoluta una sorta di certezza e non un “tendere” verso il meglio, uno sforzo ed un desiderio di migliorare, di conquistare – fino all’ultimo – nuovi traguardi morali (così era anche per Madre Teresa o Padre Pio...) in parte da scoprire, per collaborare nella realtà storica in cui siamo inequivocabilmente “ piombati”,  al “trionfo del bene sul male”, che è lo scopo delle sacre scritture, ecco che alcuni (non tutti) ritengono di poter aderire al cattocomunismo, cattoscialismo, ovvero ancora, se preferite, social cattolicesimo.
Chi non crede che la fede sia un semplice “tendere” verso nuovi traguardi, ammettendo che essi siano in parte ignoti, crede, assieme agli atei, che la realtà sia un “certum datum”, ovvero un insieme di realtà che, se pure variano con il progredire del tempo, giungeranno ad un finale certo. Oppure, per gli atei assoluamente ignoto; tanto sconosciuto che non vada indagato.
Non resta, quindi, alla società che organizzarsi al meglio con quello che ha. Da qui, ad esempio, una conferma del ritenere secondario lo sviluppo, la tendenza a preservare anziché a trasformare, una scarsa fiducia nei benefici della tecnologia e della stessa scienza. I social comunisti che non la pensano così (e ci sono) sono anch’essi anomali, almeno tanto quanto i cattocomunisti che conservano gelosamente la propria fede armonizzandola – secondo loro – con i dettami del socialismo.
Vi sono socialisti, insomma, che non hanno capito il socialismo e cristiani che non hanno capito il cristianesimo. Il socialismo non predica la pura laicità, né si limita ad affidare allo stato i poteri che ad esso competono, come nel “libera chiesa in libero stato” di Cavour. Esso affida allo Stato poteri abnormi, rubandoli alla  fede, alla morale religiosa, ma anche allo spontaneo interagire fra gli uomini. Nega cioè la possibilità stessa che la democrazia conquisti maggior dosi di libertà. Lo Stato socialista surroga inevitabilmente con autorità funzioni non proprie, chiede una sorta d’esclusiva nell’educazione dei giovani, il predominio nei contenuti delle arti un tempo dette (ma chi lo ricorda) liberali. Oltre che nell’arte vera e propria. Il socialismo per funzionare “non può non fare tutto ciò”. Anzi: per …tentare di funzionare. Perché essendo innaturale, antireligioso ed inumano non ha mai funzionato …all’apparir del vero (Leopardi).
Ecco perché il socialismo è illiberale “per natura” o, meglio, per motivi precisamente concettuali e ideologici. Chi crede che non sia così è un cattivo socialista. Come chi crede che da cattolico possa accettare quei concetti è un cattivo cattolico. Il “libera chiesa in libero stato” lo disse Gesù con il famoso “date A Cesare…” e Cavour da liberale …copiò.
Il socialismo, a differenza del liberalismo è una precisa ideologia e come tale si atteggia ad essere esso stesso una religione, diversa da quelle esistenti. Nessuna religione potrebbe essere socialista, sempre che abbia un comportamento ed un atteggiamento coerenti.
Speriamo che il Signore, nella sua infinita bontà, accolga le tante preghiere di Scalfaro e preghiamo anche noi perché non lo mandi dritto giù all’inferno.
Un’ultima noterella. Il poeta latino Lucrezio, 2000 anni fa, conclude la propria composizione poetica “Il sacrificio di Efigenia”, in cui la protagonista viene immolata agli dei con l’inganno (portandola a nozze) con il famoso verso: tantum religio potuit suadere malorum. La “religio” era quella pagana, ma non cambia molto. Non siamo d’accordo con lui, ma la sapeva lunga: era una persona intelligente.

 

Dom, 2012-01-29 22:25
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a dire la verita e'molto

a dire la verita e'molto pericolosa sulla sua persona .percio mi limito a quella che non compromette.

larticolo e' molto buono con un po di verita .personaggio molto intelligete capacitato di una falsita

intoccabile.grande manovratore di menti limitate protettore e protetto non credo che era fascita

ma credo che era un grande vecchio...........

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