Riflessioni sul ddl 574/A
Non ci vuole molta fantasia a capire che il ddl 574/A, se approvato, costituirà soltanto un trampolino di lancio per ulteriori provvedimenti legislativi ed economici a favore delle “nuove famiglie”, come le definisce il deputato proponente nella sua relazione di presentazione. E non ci vuole molto acume per capire che i beneficiari di tali provvedimenti saranno le coppie omosessuali. La manovra è in atto a livello nazionale, è appena passata dai comuni di Palermo e Napoli e dal municipio XI di Roma. Il suo fine ultimo è stato dichiarato qualche giorno fa, in una nota congiunta, da Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, e Roberto Stocco, presidente di Arcigay Roma: ”Lanciamo un appello al Governo Monti e al Parlamento, affinche' approvino al piu' presto una legge per riconoscere le unioni gay”.
La foglia di fico, ovvero l’assistenza al convivente ricoverato, con cui il ddl 574/A tenta di nascondere il suo reale obiettivo, è ampiamente superata nella prassi ospedaliera e riconosciuta dalla legge 91/1999 addirittura per i trapianti d’organo, quale diritto del “convivente more uxorio” ad essere coinvolto nelle decisioni sulla salute del partner. L’obiettivo vero quindi è l’istituzione del registro, ai cui iscritti potranno in seguito essere indirizzate benefici ed aiuti economici, che andranno evidentemente tolti ad altri.
Ma perche il matrimonio dev’essere sostenuto dalla pubblica autorità?
Nel matrimonio, civile o religioso, la coppia assume dei doveri di reciprocità sia tra i suoi componenti, che nei confronti della società e dello Stato: la procreazione ed educazione della prole, la coabitazione, la responsabilità di principale soggetto economico (e fiscale), senza la cui spesa non vi è produttività, il mantenimento dei figli a tutte le età, l’assistenza degli anziani, il versamento degli alimenti in caso di divorzio etc. La famiglia dà stabilità, è punto di riferimento, è il primo ambiente in cui l’uomo si relaziona, è il primo luogo di formazione psicologica e morale di ogni persona. La sua legge è scritta all’interno dell’uomo stesso. Essa non è assimilabile a qualunque altra comunità perché persegue in modo unico il bene comune! Per questo la pubblica autorità la sostiene; non per ragioni di sentimento. L’amicizia è un gran valore, ma non vi sono né registri né provvedimenti di legge a suo favore.
Per condividere tali ovvietà non serve alcuna fede religiosa; basta la ragione!
Attribuendo impropri riconoscimenti giuridici, ad altre forme di unione, più comode e deresponsabilizzanti, il valore e la funzione della famiglia verrebbero gravemente oscurati. Ciò rafforzerebbe la mentalità utilitarista, in una società in cui essa pervade sempre più le coscienze. Offrire un'alternativa alla famiglia, nel senso che i beni propri di essa si possono raggiungere senza i relativi impegni, significa spingere le persone a scegliere secondo la norma utilitarista. Quello a cui tende il ddl 574/A è la sostanziale omologazione di qualunque legame con il matrimonio; inizialmente su un piano psicologico e culturale (ma il diritto crea costume!), e poi anche su quello giuridico-economico.
Quali sarebbero le altre “forme di convivenza” che la regione siciliana dovrebbe riconoscere?
1) non quelle costituite da persone che, pur potendolo, non vogliono sposarsi per non legarsi giuridicamente: e allora perché riconoscerle? Per dar loro dei diritti senza i corrispondenti doveri?
2) non quelle coppie che non possono sposarsi per impedimenti transitori di tipo legale (ad es. per la minore età o perché uno dei partner è in attesa del divorzio, ecc.)? Ma anche in tal caso non è pensabile alcuna valenza giuridica ad una iscrizione in un ipotetico registro.
3) Vi sono ancora coloro che vorrebbero sposarsi, ma non possono farlo, per difficoltà economiche, e rimandano, a volte sine die, il matrimonio. Per costoro bisognerebbe attivare quelle iniziative a favore della famiglia (costi degli alloggi, asili nido, assistenza agli anziani…), già doverose in base alla Costituzione e previste anche dalla l.r. 10/2003, vigente da anni ma non attuata.
4) Chi rimane? La risposta si può trovare proprio nell’art.1, nel riferimento alla discriminazione relativa all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
Ma i conviventi in quanto singole persone non hanno diritti?
La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale. Se i conviventi vogliono che un immobile appartenga a entrambi, è sufficiente che ne divengano acquirenti insieme. Se uno dei conviventi muore, l’altro può subentrargli nel contratto di affitto, purché entrambi lo stipulino. Ancora, è vero che il convivente non è erede, ma a ciò si può ovviare, limitatamente alla quota disponibile, mediante il testamento. Per quanto riguarda la pensione di reversibilità, e’ vero che non spetta al convivente, ma la Corte Costituzionale ha spiegato che la sua attribuzione esige la certezza tipica del matrimonio. Concederla in condizioni diverse sarebbe la via maestra per ogni truffa ai danni dello Stato (es.: badanti che accudiscono anziani soli). L’iniziativa privata viene invece incontro ai conviventi, che possono stipulare polizze assicurative volontarie.
E la discriminazione verso gli omosessuali?
Il ddl 574/A non serve a fugare i timori di omofobia; anzi! Il rispetto e la dignità di ogni persona umana vanno garantiti, nell’ambito dei diritti individuali, dalle vigenti norme di legge e non trattando gli omosessuali alla stregua di persone “speciali”. Perché si parla tanto di pari dignità e poi si pongono gli omosessuali sotto la campana di vetro? Forse perché, come dice il prof. Veronesi, «quello omosessuale è l'amore più puro, al contrario di quello eterosessuale, strumentale alla riproduzione»? Proprio ciò, semmai, conferma che la coppia omosessuale non crea “famiglia”, a meno di non volerle affidare minori in adozione. Ma è ben noto che la psicologia dell’età evolutiva sottolinea l’esigenza dei bambini di possedere una doppia figura genitoriale, maschile e femminile.
L’unica possibilità reale che offre il ddl 574/A, e i suoi possibili sviluppi, è di spingere una persona con tendenza omosessuale a confermarsi nella sua omosessualità e a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni di legge.
CONCLUSIONE
E’ pertanto auspicabile che gli sforzi legislativi vadano a favore delle formazione di nuove famiglie e a sostegno di quelle già esistenti, sopratutto quelle più numerose, penalizzate dalla situazione economica, e discriminate da una pressione fiscale che le vede ancora più torchiate di single e conviventi. Sarebbe strano che la Regione legiferasse per soccorrere le famiglie, soprattutto le più numerose o con carichi particolari, incidendo su trasporti, sanità, istruzione e quant’altro di sua competenza, magari elaborando un proprio quoziente familiare? O che facesse di tutto per rendere operativa la legge 10/2003, la grande incompiuta?
IL DDL 574/A, INVECE HA IL SOLO OBIETTIVO DI SVUOTARE DI SIGNIFICATO IL MATRIMONIO, EQUIPARANDOLO AD UNA QUALUNQUE ALTRA CONVIVENZA!
NON SERVE AI SICILIANI! A NESSUNO DI LORO!
Riflessione offerta dal
FORUM Vita-Famiglia-Educazione
e dalle associazioni ad esso aderenti
Palermo 8.12.2011
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