Girava in mano ai lettori degli anni 60 e 70 il romanzo La Noia di Moravia. Forse ciò che più ci può angosciare è pensare a quella “nuova noia” che certamente è alla base di tanti suicidi da parte dei giovani italiani e siciliani di città e soprattutto di provincia. Nella movimentata e discussa Lampedusa, che diviene in inverno, un’isola di solitudine, giovani e vecchi sognano un bowling dove incontrarsi e passare il tempo. Lì non è neppure problema di soldi, perché molti, come le formiche, li hanno conservati non trascorrendo l’estate da …cicale, ma lavorando per i numerosi ospiti.
Anche nel “continente”, a partire dalla Sicilia, disoccupazione, mancanza di prospettive si sommano alla difficoltà dei giovani di parlare ed essere ascoltati. Ma anche dalla carenza di una qualsiasi forma di cultura, sia quella con la ci maiuscola, sia la semplice cultura antropologica o quella storica che si trasmetteva in famiglia e nella comunità in fatto di agricoltura, cucina, ma anche dignità, parola data…
Di fronte all’affievolirsi di tale patrimonio, lo Stato che si è presentato auto referenziandosi esso stesso con la esse maiuscola ha affermato di volere e sapere provvedere a tutto “dalla culla alla bara”, come dicevano a vario proposito alcuni libri di economia di qualche anno fa. Tale presuntuosa affermazione di volontà, imposta con la forza della legge, del diritto pubblico e delle istituzioni è la prima in assoluto che sta fallendo ai giorni nostri.
Questo occorre capire, chiarendo – una volta per tutti – che cosa possano significare i concetti di libertà, liberismo e liberalismo, perché si coltivino insieme degnamente e nella misura in cui possano avvicinarsi il più possibile e meglio all’optimum. Questo “tendere” anche verso una vera democrazia è ciò di cui, del resto, ci si può accontentare nella realtà “storica”. Non già i sogni idealistici troppo spesso coltivati in passato e che portano essi stessi al suicidio. Non vogliamo ripetere i riferimenti materiali agli errori di sinistra e di destra in proposito, ma qui ci affidiamo proprio alla cultura di chi legge, per non appesantire il discorso.
Quel che conta potrebbe anche essere un ritorno verso forme di approfondimento che non siano un mero ossequio al tecnicismo, né, d’altra parte, il ricorso ad una fredda elencazione di teorie difformi che non indichino una strada da percorrere. Questi furono gli errori del ‘900. Per il resto, sul piano materiale, come andiamo dicendo nelle nostre pagine da sempre, non mancano elementi di ottimismo per ciò che riguarda, in prospettiva, i problemi del “necessario”: il settore primario (agricoltura in testa) produce ogni giorno di più e necessita di sempre meno addetti. Questa è una ragione per non attendersi incremento di occupazione dal primario rivolgendosi a secondario e terziario. Ciò equivale, però, a capire che ogni giorno che passa giungerà sempre più il necessario per tutti quanti, molto vicino ai nostri centri di vita: aumenterà la produzione, miglioreranno i trasporti. Terzo Mondo compreso.
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