Il “presidente del consiglio” Mario Monti è, tanto per cambiare, un massone dichiarato. Ha preso più volte parte alle riunioni segrete del gruppo Bilderberg e fa parte della “famigerata” Commissione Trilaterale (la più potente loggia massonica del mondo). E’ tuttora membro della Golden Sachs, la più potente banca d’affari del pianeta, vero “puparo”, la grande burattinaia del mercato finanziario. La massoneria gestisce tutta la speculazione finanziaria mondiale, quella che ha preso di mira e che può far affondare l’Italia nella recessione più vera.
Mario Monti sarebbe, secondo accreditate fonti, non il “salvatore della patria”, ma un massone doppiogiochista. Potrebbe, con l’aiuto del cielo, avere una sindrome simile all’Arcivescovo di Canterbury che, chiamato da Enrico II a quell’incarico per mire personali, si mise a fare il prete (In Elliot in Murder in the cathedral : “I am a priest!”), ma gli costò la vita. Ovvero resterà attaccato alla loggia massonica?
Il Capo del Governo uscente, imputato per la crisi economica, non ne è certo il principale artefice. Tantomeno della recessione internazionale. Berlusconi e le supposte leggi ad personam, le crociate contro i magistrati hanno un peso relativo – assieme alle sbandate politiche di Tremonti – sulla recessione.
La vera ragione della crisi è da cercarsi nelle pieghe della massoneria mondiale. E’ una cricca di potenti, ricchi così da poter creare crisi e risanamenti nei conti internazionali e ancor più in quelli d’una nazione. Movimentano grandi quantità di capitale e mettono in moto i meccanismi speculativi del mercato finanziario. La crescita in corso di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna rappresentava un disperdersi dei centri di potere e di controllo. Ma Berlusconi era uno degli esempi viventi di una “scapigliatura” politica che, ben altro offendeva che non la morale delle zitelle di provincia. Ora l’attacco è sferrato all’Italia, ma anche Sarkozy non dorma fra due guanciali…
Un massone della schiatta di Monti alla guida dell’Italia crea uno stato di pericolosità alto. Alla massoneria mondiale interessa, infatti, solo di fiaccare concretamente la finanza del nostro Paese.
______________________________________________
Quando Berlusconi difendeva l’Italia
Ogni qualvolta il governo accusava un colpo e l’Italia vacillava, il mercato dava fiducia all’Italia e lo Spread si riassestava. Invece, ad ogni indizio di maggior stabilità del governo Berlusconi, specie in concomitanza con le dichiarazioni pubbliche del Cavaliere, lo Spread cresceva con immediato (apparente) nocumento. In altri termini, veniva …fatto crescere. Come se il mercato credesse nell’Italia ma non nel governo.
La realtà è che la massoneria mondiale non ha mai gradito Silvio Berlusconi e tantomeno in tempi più recenti. L’ex premier, pur godendo in partenza dell’appoggio di alcune logge, era sempre stato scomodo: un ostacolo per l’assalto all’Italia tentato dai vertici della globalizzazione.
Vi sono almeno 3 motivazioni per le quali la massoneria ha voluto silurare Berlusconi e mira al tracollo della finanza italiana.
La politica energetica italiana è un’offesa per i concorrenti (o dovremmo dire confratelli) anglo, ebraici e americani sin dal tempo di Mattei. Il Cavaliere, per criticabile che sia, era però riuscito ad instaurare patti commerciali energetici con Libia e Russia, affrancandosi, così dalla dipendenza da uno di essi e da tutti: petrolio libico e gas russo. Berlusconi si muove con la testa da imprenditore, una duttilità inusitata per gli stati: inammissibile, insopportabile... Ucciso Gheddafi è rimasta soltanto la Russia di Putin, l’Eni é in difficoltà. Attualmente, il 30% dell’E.N.I. è in mano pubblica. Un altro 20% lo possiedono già gli investitori anglo-ebraici-statunitensi, che tirano le fila del mercato globale e vogliono mettere le loro avide mani sulle decine di miliardi che una maggiore proprietà dell’Eni si porterebbe appresso. Se l’Italia affonda, deve svendere le sue azioni. Se le svende, i grandi burattinai ci guadagnano.
L’Italia possiede quasi 2500 tonnellate in oro. E’ la terza maggior riserva al mondo (dopo Usa e Germania). Tanto metallo giallo fa impazzire chi ne ha meno. Vedere in ginocchio un paese con tanto oro in tasca é come per un leone vedere da lontano un cerbiatto mezzo ferito.
Il patrimonio pubblico italiano, nonostante i piagnistei, é …importante. Se l’Italia va male scatta la molla per …svenderlo. I capitali stranieri sono “assatanati” in termini di patrimoni pubblici. Ogni volta che un Paese va male, o é scosso da qualcosa che lo indebolisce, gli avvoltoi sono pronti a farne a pezzi il corpo come avidi necrofori.
Poco prima della morte di Falcone ecco ciò che accadde. Era il 1992, quando, anche allora, prevalsero i massoni: poche settimane prima della strage di Capaci (il 23 maggio 1992), sulla nave Britannia, ancora della Regina Elisabetta II, il cui marito Filippo è il capo della massoneria mondiale, si svolse un “consesso” contro l’Italia.
George Soros, Giulio Tremonti, il Presidente dell’Iri Romano Prodi, il Presidente dell’Enel Franco Bernabé, il Governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi e il Ministro Beniamino Andreatta, svendettero il patrimonio pubblico a capitali stranieri come Goldman Sachs, Barings, Warburg e Morgan Stanley.
I Bot italiani vennero subito declassati dalle agenzie di rating mondiali – e indovinate un po’ nelle mani di chi sono – mentre lo speculatore ebreo George Soros cercò di mettere le mani su 10 mila miliardi di lire della Banca d’Italia, speculando sulla sterlina contro la lira. I giochi di borsa e di valuta non sono una novità… Carlo Azeglio Ciampi, per limitare i danni, bruciò le riserve italiane in valuta straniera per 48 miliardi di dollari. Per questo “Don Azeglio” venne “premiato” con la Presidenza della Repubblica. Su George Soros indagarono le procure di Roma e Napoli, ma lo strapotere dei suoi amici massoni fecero cadere, come di regola, ogni accusa.
A seguito di questo attacco alla lira, e della sua immediata svalutazione del 30% partì la più grande privatizzazione di Stato a prezzi stracciati (Enel, Eni, Telecom…), quando riuscirono ad andare al governo, prima Amato (1992-1993) e poi Prodi (1996-1998). Allora la Massoneria si accontentò di una speculazione “mirata”, un colpo lucroso che all’Italia fu di gran danno, ma non fu letale. Vedremo adesso se lo Stivale dell’Unità nazionale, chiesta a gran voce dal tempo di Dante e poi da Leopardi, Verdi e Manzoni, per il quale si immolarono gli eroi del Risorgimento e i fanti del Carso, provenienti anche dall’ex regno delle Due Sicilie, al grido “viva il tricolore” saprà salvarsi.
Ultima noterella: il cinema si è occupato artisticamente di massoneria. La vera storia di Jack lo squartatore è da vedere.
Invia nuovo commento