Osservatorio

Italia Aprile 2011
di Germano Scargiali

Berlusconi e Ferrara dicono meno della verità

Berlusconi stesso nei suoi vituperati “sfoghi” contro chi lo aggredisce tace la sostanza della verità. E lì è una delle volte in cui dimostra che, quando vuole, riesce ad essere politico. Lo stesso fa Giuliano Ferrara su Radio Londra. Anche loro, come i più, rispettano il velato segreto che sta dietro le quinte della politica nazionale (ma non è neppure una esclusiva nazionale). Ripetiamo, perché ce n’è bisogno, che i veri nemici non sono i giudici golpisti, non è la sinistra senza uomini né idee ormai da tempo, tanto meno Di Pietro che cerca di prenderne il posto senza reali speranze. Il vero nemico del berlusconismo è il nemico della novità. Sono coloro che stavano bene, fin troppo bene, prima dell’arrivo di questi “scavezzacolli” dei berlusconiani, che sono platealmente i soli innovatori in un contesto di conservatori. Del tradizionale establishment faceva parte anche il vecchio gioco delle parti. C’è una organizzazione sempre più visibile, in Italia e Nel mondo, che ritiene di poter essere super partes, nel senso di governare il tutto senza neppure “sporcarsi le mani”, assumendo cariche politiche, prendendo in mano una lupara e un Kalashnikov né indossando personalmente una toga. Il venir fuori di tali personaggi in prima persona in posizioni del genere è sempre stato il segno di un momento di crisi. E’ una sorta di necessario cedimento. Rare volte è la voglia di un minimo d’esibizione.

Ma non sia solo un cambio della guarda

Il “guaio” è che un “costume” radicato non si distrugge in una generazione. Così, contro ad un establishment di quel genere, Berlusconi ha dovuto adottare l’abilità (non da poco) di crearne un altro similare e, per un insieme di circostanze che è impietoso

elencare, ha dovuto ingaggiare, assieme ai migliori giovani leoni – quelli che chiamiamo da tempo gli scavezzacolli, imitando certa opposizione salottiera, ma che sono i migliori – altri del vecchio establishment, mentre altri ancori vi sono saltati dentro con la rapidità di un gatto selvatico. Altri infine stanno sul carro, su preciso mandato, unicamente per tradire. Non piangiamo per i dolori del “giovane Berlusca” come faceva il comico Cornacchione, ma quasi. Pensavamo a lui quando il Berlusca, da pochissimo, ha esortato la base politica del Pdl a non chiudere le porte ai giovani. Povero Berlusconi… Ha tentato e tenta di fare quello che tutti coloro che lo votano nel segreto dell’urna avrebbero voluto fare da sempre. Ma è difficile, proprio difficile.

I migranti la ragione e il torto

Le opposte opinioni sull’esodo dei migranti verso Lampedusa, la Sicilia, l’Italia e l’Europa si affrontano sul campo. Con circonlocuzioni elaborate, ma chiare, si accusa il governo in carica di voler ributtare in mare e rispedire a casa tutti i migranti. Ma sono profughi o clandestini? Difficile a dirsi. Frattanto, con altre invettive si rimprovera l’Italia di essere troppo buona con chi toglie lavoro ai giovani locali, inquina l’ambiente sociale e naturale, insidia la nostra civiltà… Chi ha ragione e chi torto? Ma c’è una verità sotto traccia: la solita. Se il governo in  carica fosse “quello di sinistra” farebbe quel che gli pare, potrebbe rispedire a casa i migranti con provvedimenti “indispensabili” e l’opposizione liberale non avrebbe voce nel far valere le ragioni della civiltà e della libertà, che predicano anche la comprensione fra i popoli, il mutuo soccorso, il reciproco aiuto, la lungimiranza. Perché è prossimo il giorno in cui l’Africa, ricca di materie prime e di grandi spazi, aiuterà l’Europa. Ma per l’opposizione di oggi è meramente errato tutto ciò che fa il governo in carica. Essa del resto fonda la propria posizione su due errati “pilastri”. Il primo e che l’Africa sia obiettivamente povera, mentre manca solo di tecnologia. L’altro è il convincimento che crescere nell’elettorato, riempiendo l’Italia di nuovi poveri, possa essere un bene.

Condanne e assoluzioni

Troppo severi da una parte, troppo lassisti dall’altra: ma come sono i nostri giudici? E le cosiddette patrie galere? E’ noto come tante famiglie si disperino tutt’oggi, perché un loro amato congiunto “marcisce” ed è stata …buttata via la chiave. Prima si parla d’umanizzare le pene, ma poi si costringe un detenuto, sia pure camorrista “di fama”, al prelievo solitario del proprio seme per concedersi un figlio con la moglie.  E’ o non è, questa, una cosa orrenda e incivile, quasi quanto la pena di morte? E’ o non è uno dei tanti delitti inconfessabili della realtà legale? Ma il peggio è di carattere più operativo: di alcuni detenuti si scorda il nome, di altri la cella si apre spesso la cella, per poi farlo definitivamente di ditritto o di fatto (per malattia…). Un osannato presidente della Repubblica firmava le “grazie” ai brigatisti “senza accorgersene “ (parole ufficialmente pronunziate) perché aveva mucchi di “carte da firmare” (proprio così). Su certi imputati si vede chiara l’ala del buonismo sin dai primi giorni. Vedi gli assassini, che chiusero le ragazza in un baule d’auto anni fa… Ovvero i “professorini” universitari, matti da legare, che impartendo prima lezioni sul delitto perfetto, uccisero per gioco la studentessa dalla finestra, cavandosela con 4 anni. E Sossi? E la “mamma di Cogne”? E Amanda Noxe? Tanti dubbi per loro… Poi ci sono coloro che vengono prosciolti a vista e delinquono di nuovo. Ma ci sono anche coloro che, per il furto di una pagnotta, come il vecchio Jean Valejant di Hugo, finiscono in cella per direttissima. E, poiché reiterano, sopravviene la recidiva: insistono, infatti, nell’aver fame, anche dopo aver espiato...

Ma come difenderci da chi delinque?

Tutto ciò non toglie che la società, come tale, abbia il diritto e il dovere di difendere se stessa e i cittadini da chi trasgredisce le leggi, quelle regole che è proprio la società stessa ad imporsi per pratica necessità: sono leggi umane, non divine. Non poggiano su altro se non sull’esteriorità del comportamento, molto meno sull’interiorità, giudicano i fatti visibili, non le intenzioni. Questo è un fatto ed al contempo un dato naturale da capire. Da sempre (la gente ondeggia fra l’opportunità di vendetta concessa al privato e il generico gusto del perdono) i codici vedono nella pena, a parte ciò che oggi riguarda un possibile recupero morale del reo, una vera e propria “reazione” della società, offesa “come tale” nelle proprie leggi, nei propri codici, nel proprio modo di concepire la giustizia, costruito con tutta la fatica e le difficoltà che l’umana condizione impone. Il danno (damnum) concreto, apportato al prossimo, e la trasgressione contro il “dettato” delle leggi hanno il sopravvento sulla pura intenzione dolosa, colposa, …delittuosa. A questo secondo aspetto, che comunque “si tenta” di includere nella logica della pena, penserà di più il Signore, se esiste. Non può essere diversamente.

Brava radio Tindari

Scrivevamo l’anno scorso quanto appresso. L’estate ci porta …in direzione Eolie. Le frequenze schizofreniche e sovrapposte dell’Fm, ci nascondono Rai 1 e Rai 2, per cui girovaghiamo col tunning. Quale paese sia questo, in cui ogni “radio Scatassa” (Frassica) si avventa come un vampiro ai canali migliori, quasi azzerandoli, ce lo spieghi qualcuno. E nascono sospetti su certe sovrapposizioni nei giorni del voto… O sulla esclusione, anni or sono, di radio 2 dalle onde medie. Per cui sparì dalle case di molti italiani (l’aveva diretto a lungo Gustavo Selva). Poi appiopparono sul giornale radio un programma melenso e blasfemo come “Il ruggito del coniglio”, l’opposto dei gusti di chi amava radio 2. Mentre, in zone non cittadine, si vorrebbe “beccare” Rai 1 e 2, ci si imbatte su radio Radicale, anche su radio Maria, ma ancor più su una sorta di radio Tirana (un doppione del 3?), che si sente “forte e chiaro”: un giornalista dal tono asettico perché “l’obiettività è il suo mestiere” parla tutto il giorno male di chi? Ma indovinatelo un po’: del Berlusca! In tale marasma ci conforta una radio piccola, che, almeno, si dichiara di tanto in tanto: “qui Radio Tindari”. Le canzoni, a ritmi moderni, inneggiano, talvolta, direttamente a Gesù. Carneade, chi era costui? L’informazione si lascia ascoltare, non sorride, non ammicca ad arte. Viene fornita, parlando. Dieci a Radio Tindari… La situazione non è cambiata: individuare Radio 1 e 2 su Fm è sempre un’impresa, anche in auto. Si finisce sempre su Radio 3 ad ascoltare le invettive antiberlusconiane o sulla stessa, ben trasmessa, Rtl. Meno male che c’è Radio classica, laddove si riceve, perché il segnale è di quelli leggeri, ma la posizione, poco sotto i 100, si raggiunge. Poi resta Radio 1 nelle vecchie onde medie. Pochi secondi per riconoscerla 24 ore per ascoltarla dice lo slogan. Che cosa c’è da riconoscere: è sola su am ed introvabile su fm.

Quanti motivi per il no ai termovalorizzatori

Tornando strettamente in Sicilia, l’assessore Massimo Russo si dichiara fiero della decisione dell’attuale governo siciliano di “stoppare” la realizzazione che stava per partire dei termovalorizzatori. Ciò perché recenti notizie confermerebbero la possibilità di …infiltrazioni mafiose nella gestione. Ma sembrano troppi e troppo discordanti i motivi addotti contro la realizzazione dei termovalorizzatori che avrebbero risolto “hic et nunc” (ora e subito secondo i latini) tanti problemi, esattamente come avviene nel resto del mondo. Ad esempio, che erano “troppo grandi” e avrebbero dovuto lavorare anche per altre regioni o per l’estero… Si è riferito il numero dei camion che sarebbero dovuti giungere a ritmi di “un quarto d’ora” uno dopo l’altro presso ciascun termovalorizzatore per alimentarne le fameliche fornaci. Si è detto che erano troppo costosi. Si è detto che erano anti ecologici. Si è detto che erano un’arretratezza rispetto alla auspicata raccolta differenziata. Sono stati definiti meri inceneritori (termine ora eluso perché inesatto e non più utile). E chi più ne ha più ne metta. Finalmente, i termo valorizzatori sarebbero “mafiosi”. Più delle pale eoliche e dei pannelli solari, ovviamente! Troppe, veramente troppe le motivazioni addotte perché siano vere. La motivazione – quella che fa la differenza – è una sola: un’altra.

Torneremo forti dicono i giapponesi

Mentre i pavidi in tutto il mondo tremano pensando ai rischi del nucleare, del buco nell’ozono, ma hanno già paura se i piccioni in piazza, con le loro “deiezioni” li colpiscano pericolosamente minacciandoli di perigliosi, ginecologici contagi, i giapponesi sfidano la sorte a fronte alta: “ci vedete colpiti duramente, ma in breve torneremo più felici e più forti che …pria. Non compatiteci. Vedrete”. Bravi. Forza Giappone. Niente è senza rischio e, se i decadenti europei si preoccupano se la nube nucleare proveniente dal Pacifico o il pesce ivi pescato giunga in qualche modo fino a loro, dimostrate come si vive e, se necessario, si muore individualmente. Ancora sopravvive qualcuno che ha visto scoppiare le bombe di Hiroshima e Nagasaki davanti a sé. Ed erano ben altri gli effetti radioattivi degli ordigni bellici che non di un impianto nucleare. E le centrali? Ne costruiranno altre migliori. Nel loro caso, più anti sismiche.

Gio, 2011-04-21 07:19
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