Secca dichiarazione della senatrice Simona Vicari, ferma rappresentante dei leali del Pdl, nei confronti del dissidente Gianfranco Fini e delle sue intemperanze, che condanna senza attenuanti dopo Mirabello. Da cui il nostro titolo…
“Gianfranco Fini – afferma la Vicari in un comunicato – ha confermato di avere poche idee e confuse. Dapprima profonde ogni sforzo per deprecare l'operato di chi lo ha sostenuto per 15 anni, poi nonostante le innumerevoli critiche, dice di voler appoggiare il Governo che guarda caso prende vita proprio da quel partito che lui dice di non esistere".
Simona Vicari si è espressa così, commentando l'intervento di Fini dal palco di Mirabello.
"Seguendo un filo logico elementare – ha sottolineato Vicari – per Fini non dovrebbe esistere neanche il Governo. E' dunque curioso che egli appoggi un Governo che non ci dovrebbe essere.
Con la sua definitiva discesa in campo – conclude la senatrice – Fini abbia un ritorno di dignità e coerenza politica, lasci la presidenza della Camera e restituisca valore alla terza carica dello Stato, che egli ha interpretato con troppa fantasia".
Le esternazioni di Fini sono in linea con quanto previsto dalla nostra rivista che lo condanna già da un paio d’anni, nel corso dei quali lo abbiamo criticato aspramente, ridicolizzando a volte il suo comportamento. Finei è un traditore e un illuso se crede di ricevere compensi dalla parte avversa della quale si fa lacchè. Sarà subito suilurato, seguendo una prassi storica: come la piccola Clelia traditrice dell'antica Roma. Noi lo avversiamo senza tentennamenti da quando l’ex premier di An ha iniziato ad avvicinare settori politici e della realtà civile da lui prima aspramente criticati, in coerenza con il suo colore politico e la volontà di chi lo elesse. In particolare, ci riferiamo alla sinistra e ai vecchi notabilati che la sostengono… Da essi Fini aveva promesso di liberarci. Noi riaffermiamo senza falsi timori che Fini sia un traditore degli amici anzitutto, poi degli alleati politici ed, infine, un rinnegato. Il termine lo prendiamo così com'è da Giorgio Almirante, il quale affermava senza tema di essere smentito: “io non rinnego niente, perché non sono un rinnegato. Se mai accetto trasformazioni alla luce di fatti nuovi e con occhio al futuro, ma in linea con la mia mentalità e le scelte di base del partito, del suo background politico, della sua storia dei suoi uomini del passato e del presente”.
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