La inattesa asserzione del giudice Antonio Ingroia che, in pratica, ha sferrato una sorta di “uppercut” alla moralità dell’Assemblea regionale, la camera dei rappresentanti del popolo siciliano, non ha mancato di suscitare un’immediata reazione nella stessa Ars e di essere rappresentata in tal senso dal suo presidente Onorevole Francesco Cascio: "faccia dei nomi" (...se ha il corraggio delle proprie azioni...) è stata la perentoria dichiarazione.
Vale appena la pena di notare che, avendo la Sicilia al governo una compagine a dir poco “ribaltonista”, che non rispetta il voto espresso dal popolo, l’Ars svolge in questa legislatura – comunque si interpreti la situazione già grave di per sè – il ruolo di riequilibrare i piatti della simbolica bilancia che deve rappresentare, come la giustizia, i valori assoluti della democrazia.
“Mi aspetto un chiarimento sulle dichiarazioni del giudice Ingroia, nell’interesse collettivo e al fine di rispettare la dignità, il decoro ed il buon funzionamento dell’istituzione legislativa dell’Isola che, in quanto tale è un organo di diretta rappresentanza del popolo di Sicilia secondo un sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza, che attiene alle regole stesse di democrazia di questo Paese”. Lo dice il Presidente dell’Ars rispondendo all’appello rivolto ieri in Aula dai deputati alla presidenza di Palazzo dei Normanni circa le dichiarazioni del giudice Antonio Ingroia.
Cascio sottolinea: “L’Ars come ogni altro potere frutto dell’articolazione costituzionale, non può essere delegittimata, ma va rispettata di per sé in quanto istituzione; ciò a prescindere da chi siano gli inquilini attuali di Palazzo dei Normanni”.
“Il procuratore aggiunto di Palermo - rimarca Cascio - non è un uomo qualunque che può …sedersi al bar e sparare nel mucchio, ma è un uomo che per ciò che è e ciò che fa quando dice delle cose esse hanno, come peraltro è giusto che sia, un peso ben preciso sull’opinione pubblica. Le sue parole, solo perché sue, sono sufficienti, in qualsiasi sede siano esternate, a generare sospetti che, se fondati su dati oggettivi, di cui si presuppone egli diversamente da noi conosce, trovano la piena collaborazione della presidenza e del Parlamento. Ma se invece non sono rapportati a persone precise e fatti oggettivi non fanno l’interesse di nessuno e rischiano solo di provocare o alimentare tensioni sociali e delegittimare l’istituzione e la sua funzione che, ricordo a me stesso, è presidio di garanzia dei meccanismi di democrazia”.
“La Presidenza dell’Ars - aggiunge Cascio - intende dedicare la massima attenzione alla questione, perché si presuppone che quando parla il procuratore aggiunto di Palermo egli lo faccia con cognizione di causa e con l’equilibrio e la serenità che un giudice antimafia dovrebbe avere sempre. Quindi sarebbe opportuno che il dottor Ingroia chiarisca a chi faceva riferimento nelle sue dichiarazioni. Diversamente un’affermazione di questo tipo lascerebbe molto perplessi”.
“Associare la politica alla mafia – afferma ancora il Presidente dell’Ars - e associare l’Ars alla mafia in modo generalizzato è una grossa responsabilità morale soprattutto quando si rivestono certi ruoli. Più ancora di me il giudice Ingroia sa che la responsabilità penale è personale, quindi o ci sono nomi precisi o, diversamente, si rischia di imboccare una strada pericolosa verso la delegittimazione delle istituzioni, che oggi si abbatte sull’Ars e domani potrebbe indirettamente costituire un alibi per il disordine generale, portare a derive giustizialiste e autorizzare indirettamente ciascuno a colpire con cecità qualsiasi istituzione democratica e dunque il sistema nella sua globalità”.
“Auspico - conclude Cascio - dunque nell’interesse di tutti che se quei nomi ci sono si facciano e se non ci sono si rifletta attentamente sugli effetti delle proprie parole, perché le parole hanno un peso e ne hanno di più se a farle sono soggetti qualificati a sapere e a conoscere”.
Le argomentazioni avanzate dal Presidente dell’Assemblea Regionale sono più che probanti. Ingroia da qualche tempo spara … frasi strane e non documentabili. Un’abitudine che prima non aveva. E’ nelle sedi giuste e con i mezzi corretti che si fa giustizia e politica, ma anche che ciascuno di noi deve procedere nella vita. Assumendo tutte le responsabilità che gli competono sia nelle “ore di lavoro”, sia nel “tempo libero”. Un adulto dovrebbe avere imparato a pensare prima di parlare. Figuriamoci un magistrato…
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