Lombardo dimissioni confermate

Il presidente ribadisce che se ne andrà il 29 luglio, a meno di una mozione di sfiducia antecedente
di Gelis

Forse, alla fine della propria “avventura” da governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo riuscirà a dimostrare di non essere un “signor nonmidimetto”. E’ già molto, visto che l’Italia, in politica e fuori, ce ne ha fatti conoscere tanti, diremmo troppi… Anzi, opinione corrente attribuisce alle dimissioni, lungo lo Stivale, un atto simile a quello affibbiato a torto da Dante a Celestino V: …che fece per viltade il gran rifiuto. Lombardo, protagonista del più originale dei ribaltoni che la politica ricordi, non pecca certo di originalità e sfrontatezza. Viceversa non sarebbe riuscito a reggere tanto a lungo il timone dell’Isola, che in tanti gli volevano strappare di mano. Lo psichiatra, di famiglia originaria di Grammichele dove possiede tante terre, ma nato a Catania, vide un giorno il “natio borgo” dei suoi antenati tappezzato di manifesti che gli chiedevano di in tornare più. Insomma, non lo volevano neanche lì. E dire che a Palermo gli rimproverano di “far tutto” per Catania e dintorni.

In realtà, fra i suoi assessori più iperattivi (Armao, Ruissso…), alcuni realmente tecnici, altri neppure quello, ma messi lì solo per far leva su quella parte del Pd che lo ha appoggiato, altri non si sa presi dove e come, a Lombardo si rimprovera ben altro. Non solo di aver fatto figurare all’opposizione chi aveva vinto le elezioni, non distinguendo, in ciò, il proprio ribaltone da tanti altri degli ultimi 20 anni , quanto di aver mandato alle ortiche i soldi più ghiotti che la Sicilia possa spendere: quelli europei.

Contro di lui si sono scagliati in proposito gli strali dell’Ars, scoccati soprattutto da parte di Salvino Caputo e Innocenzo Leontini, ma a volte dal debitamente misurato presidente Francesco Cascio. Infine, per quasi una settimana, l’europarlamentare Salvatore Iacolino, specialista del settore, ha sciorinato i dati del Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), da cui risulta speso solo il 12 per cento delle somme assegnate alla Sicilia. A fronte di una somma di 6 miliardi e 500 milioni di euro, tra fondi comunitari del Fesr e cofinanziamenti nazionali e regionali, sono stati assegnati solo 762 milioni.

“Stiamo perdendo risorse finanziarie importantissime per assicurare lo sviluppo della nostra Regione – dichiara Salvino Caputo presidente la Commissione Attività Produttive. Un’altra stroncatura per la Sicilia sulla spesa, mancata, dei fondi europei  proviene da una fonte autorevole e qualificata: il commissario europeo per le Politiche regionali Johannes Hanh: “Desta una certa preoccupazione – ha dichiarato il commissario – che la Regione Siciliana non abbia capito bene il rischio che corre se non spende entro il 2013 i 600 milioni Ue più un miliardo di cofinanziamento statale. Le regole dicono – ha concluso Hanh – che se non si spendono le risorse esse vanno perse”.

Il governo regionale si è difeso in vari modi, rispondendo anche ad Hanh, ma questi ha fatto notare come i cosiddetti “tesoretti”, assessorato per assessorato venissero, di fatto, sotto utilizzati. Le infrastrutture, da sempre tallone d’Achille della Regione, avevano per l’assessorato competente a disposizione 1,9 miliardi di euro ma hanno speso soltanto 370 milioni, così come l’assessorato alle Attività Produttive che ha speso soltanto 3,6 milioni a fronte dei 535 previsti.

Ma a reagire sono gli stessi parlamentari europei: a parte Iacolino, la stessa Rita Borsellino (Pd). Questa parte della sua dichiarazione: “L’allarme lanciato dal commissario europeo è un atto d’accusa contro la scellerata gestione delle risorse europee da parte del governo Lombardo. Una gestione che ho più volte denunciato anche in Parlamento europeo e che è uno schiaffo alle imprese e ai cittadini che soffrono per la crisi. Altre regioni hanno provveduto…”

Ma, frattanto, com’è noto, al governo Lombardo è venuta a mancare la “famosa maggioranza” numerica che si era costituito, ricucendo in aula i voti di parlamentari della più disparata origine e s’era detto subito che – solo per questo, anche se di solito basta anche meno – il suo governo dovesse cadere. Invece, cuci e ricuci, c’è chi dice che, con la sua grande “abilità” e con il malcostume politico in atto – diciamolo – Lombardo potrebbe anche …tirare fino all’ultimo e persino riciclare in qualche modo il proprio potere, se non la persona, nella prossima legislatura.

Il 23 giugno, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans, Lombardo ha ribadito, però, che si dimetterà, confermando anche la data scelta per motivi tecnici e indicata in precedenza. Questo il tono secco dei comunicati: “Il presidente della Regione Sicilia Lombardo ribadisce la volontà di dimettersi il 28 luglio e di ritirarsi dalla politica”. In precedenza lo fa per spiegare che non vorrà far sì che una carica istituzionale, quella di presidente della Regione, sia giudicata in tribunale… Stentorea, quanto le sue dichiarazioni, l’apertura della voce a lui attualmente dedicata da Wikipedia: Raffaele Lombardo (Catania, 29 ottobre 1950) è un politico italiano, presidente della Regione Siciliana dal 2008. Fondatore e leader del Movimento per le autonomie. Presidente della Provincia di Catania dal 2006 al 2008 e parlamentare europeo dal 1999 al 2008.

È indagato per concorso esterno e per voto di scambio politico-mafioso presso la Procura della Repubblica di Catania con l’accusa di aver intrattenuto dei rapporti con alcuni esponenti di Cosa nostra.

Lombardo ha parlato di “persecuzione mediatica” nei suoi confronti, ignorando quelle cui sono stati sottoposti tanti altri politici italiani e siciliani, in certi casi grazie anche alla sua azione politica.

Potrebbe sostituirlo, con funzioni di vicario, Massimo Russo, attuale assessore alla sanità, ex magistrato.

Sab, 2012-06-23 21:15
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