Tanto ha tirato la corda che si è rotta. Per la prima volta un presidente della Regione Sicilia è stato invitato a dimettersi dal Capo del Governo italiano. Che Mario Monti sia un altro ribaltonista al momento conta poco. Ma è impossibile difendere Lombardo che, se in qualcosa è stato leader assoluto, lo è stato dell'ambiguità. Raffaele Lombardo ha commesso uno scempio democratico mai verificatosi nella storia: sfruttando un'apertura democratica dell'ordinamento di diritto pubblico che non preclude di per sè ad alcun deputato - qualunque sia il colore - di collaborare all'azione di governo, ha escluso coloro che erano stati eletti dal popolo ed ha cucito una maggioranza d'aula arrisicata e multicolore ma compatta per convenienza, creando un falso governo tecnico, laddove l'elettorato era stato chiaro. Peggio: gli elettori avevano votato lui portandolo a governatore perchè guidava quella maggioranza che lui ha messo di lato. Se in Sicilia, come assicura Armao, non sono naufragati i conti pubblici, è naufragato tutto il resto: dallo sviluppo, sostituito dalla recessione, all'onore politico, sostituito dall'ignominia. Colpevoli Lombardo e il lombardismo.
Di fronte a tale assurdo politico, Lombardo non ha ottenuto che risultati negativi: è tornato a ricorrere allo strumento che più fornisce il metro dell'inefficienza del sistema amministrativo della Regione, come l'esercizio provvisorio (che Cuffaro aveva fatto dimenticare). Ciò ha ritardato ancor di più tutti i pagamenti che già la P.A. ritarda per proprio endemico impasse. Molte ditte siciliane sono sol per questo andate direttamente in fallimento. Molte opere pubbliche non sono state eseguite, altre sono state addirittura dimenticate.
La Sicilia ha collezionato solo nuovi traguardi negativi: netto aumento del numero dei poveri, dei disoccupati e della povertà relativa in testa a tutto.
I lombardiani stanno ricorrendo ad un'affermazione addirittura ridicola: l'azione dell'Mpa e di Lombardo avrebbe affermato i diritti della Regione (vedi Statuto...) nei confronti di Roma, impensierendola... Viene veramente da ridere, se non ci fosse da piangere. Lombardo e i suoi dissero di voler agire in tal senso, ma in questi anni non brevissimi, non solo non hanno ottenuto un solo risultato concreto, ma non hanno mosso un solo passo visibile in quella direzione. tanto è vero che da ogni parte (persino Zamparini...) si esortano oggi i siciliani ad "iniziare a fare qualcosa per far valere i diritti dell'autonomia regionale speciale mai esercitati".
La verità è che finalmente Lombardo non può più non andarsene e deve farlo sul serio, liberando la Sicilia anche dai suoi adepti. Ciò che a lui sta avvenenedo personalmenete è ciò che proprio con tutta la scaltrezza che si auto attribuisce non aveva capito sin dall'inizio. Chi lo incoraggiò lo sta "scaricando": vedi quell'Ivan Lo Bello che gli tira la croce addosso. Del siracusano, esimio esponente della Confindustria, apprezziamo poco al di là di queste affermazioni. Oggi lui è il sintomo principale di una malattia incurabile, l'insorgere della quale Lombardo doveva aspettarsi.
Bene alla senatrice Simona Vicari che, con il coraggio di sempre, si ricorda della sua Sicilia ed ha stigmatizzato a caldo la disfatta di Lombardo.
La nostra opinione è che il commissariamento sia grave, ma ancor più grave è lasciare che a governare la maggior regione d'Italia sia governata da un personaggio indicato dallo stesso dimissionario e "dimissionato" Raffaele Lombardo.
IL COLMO E/O I COLMI FINALI
Il colmo (il primo) è che Raffaele Lombardo tira fuori dalla bocca la parola "ribaltone", lui che dei ribaltoni si è dimnostrato il maestro in un colpo solo: facendo cadere un buon presidente - forse il migliore della storia - come Salvatore Cuffaro e favorendo la sua assurda e immotivata incarcerazione. Poi costruendo a tavolino un governo che nulla aveva a che fare con quello per cui avevano votato i sicilini, nè con gli uomini che avevano portato lui (Lombardo) a livello politico fino al livello ed al ruolo di governatore. Ha poi continuato imperterrito a commettere di testa propria una serie di errori e di vere e propirie infamie. Ci riferiamo fra l'altro a quelle che continua a rivolgere a Cuffaro, con il quale non faceva che abbracciarsi e baciarsi per una vita: fino al giorno incui gli fece le scarpe: un uomo di ben altra pasta politica umana e intellettiva.
Dalla differente versione dei fatti fra il tg regione e lo stesso tg3 nazionale, si desume che la "protezione" a Lombardo è (o era) di natura molto sicula: Monti gli ha chiesto testualmente di dimettersi, non di ..."far chiarezza". Deve andarsene e, con lui il suo modo di governare e tutti i suoi ..."seguaci". Ciò e non altro gli chiede persino Monti che sembrerebbe avere motivi per proteggere la permanenza di Lombardo al vertice del governo isolano. Forse, è propriovero, come giura Armao, che il bilancio della Sicilia non vada "a rotoli" peggio di altri. Esso potrebbe appoggiarsi sulla triste massima "mal comune...", ma la realtà è che in questo modo non si può andare avanti, per motivi che non sono solo quelli economici, citati da Monti, ma anche politici e ...di pubblica decenza. Ed è per questo che l'Italia per la prima volta interviene con il bisturi sulla Sicilia.
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