La dinamica dell’evolversi dell’Impero Bizantino, nato come Impero Romano d’Oriente e destinato a durare a lungo nel tempo è di notevole interesse e rischia – da tempo – di essere a torto trascurata. In Sicilia in particolare i bizantini rimasero più a lungo dei musulmani, che li detronizzarono, lasciando meno segni visibili nella tecnica, ma un solco importante nel costume, nell’arte, nella civiltà. Da un punto di vista formale val la pena di ricordare che la cosiddetta arte “arabo normanna” si avvale in realtà di elementi non secondari di arte bizantina.
Fra le ultime esternazioni di Giorgio Napolitano, abbiamo udito le “lodi a Benedetto Croce”. Suo concittadino, il fecondo filosofo napoletano può essere considerato – però – come una croce della cultura italiana. E, quel che è peggio, ci riferiamo alla cultura civile, quella che ha risvolti nella realtà pratica, non della cultura aulica che si potrebbe considerare da essa avulsa.
Uno spettacolo a Roma - autore e protagonista Vanni De Lucia - affronta l'amaro problema dell'unità d'Italia, rivisitata come conquista del Sud. La vessata questio viene ripresa con originalità, ma contiene, secondo noi, una preziosa testimonianza che salverebbe - almeno in parte - la buona fede di Giuseppe Garibaldi. Leggendo, si scoprono le parole di una lettera che l'Eroe dei due mondi scrisse ad Adele Cairoli quando ormai si era tornati a ...carte ferme.
Una serata che resta nel cuore, quella in cui, presso il mare di Terrasini, si è andati alla scoperta di Henri d’Aumale, figlio di Luigi Filippo, primo “re dei Francesi” e non meramente “di Francia” e della presenza della famiglia d’Orleans – a lui collegata – in Sicilia.
I risultati piuttosto “fiacchi” del Protocollo di Kioto ed il concludersi con un “nulla di fatto”, anzi con una gran confusione, del recente summit internazionale in Sud Africa sul clima fornisce il quadro dei limiti degli studi e delle teorie fin qui formulate in materia.