Perché al nucleare dicono di no

E con esso ad ogni autentica forma di progresso per un ritorno al Medio Evo
di Germano Scargiali

No al nucleare, no ai pozzi di petrolio alle Egadi, no ai rigasificatori, no ai termovarlorizzatori. Ma allora, perché non dire no anche all’idroelettrico. Ricordate il Vajont ed altre simili disgrazie?

E sì a che cosa? Ma al ritorno al Medio Evo cari amici. Alla carenza effettiva di mezzi di sostentamento. Sì alle carestie obiettive per mancanza di cibo, riscaldamento, luce, acqua. Questo l’ideale degli anti liberisti che continuano a marciare ideologicamente contro il progresso e lo sviluppo, a non credere che la scienza sia utile all’uomo e sia il rimedio a se stessa. Ovverosia ai suoi problemi.

Non c’è scienziato che tenga. Si arride ad Antonino Zichichi. Ma persino Margherita Hack, quel giorno che non predica l’ateismo sollecita l’opinione pubblica a non cadere nella trappola del patema antiatomico, nella sindrome psicologica del momento. Il rischio individuale di restare vittima di un disastro nucleare sulle centinaia di centrali nucleari che ci saranno nel mondo è di 1 a milioni di individui. Enormemente più sicuro che non una morte per incidente d’auto o d’aereo. Smetteremo dunque d’andare in auto o in aereo o in treno? Ma già il carro era foriero di disgrazie per i passanti ed il diritto romano stabilì la responsabilità obiettiva del proprietario se il carro da fermo in discesa fosse partito senza freni ed avesse danneggiato un passante. Una norma tuttora vigente per i rimorchi.

La verità è che non si può fare a meno del termo elettrico e del nucleare se si vuol affrontare adeguatamente il progresso e la crescita, perché il problema dell’energia elettrica coincide con quello di far fronte nell’arco delle 24 ore ai picchi di consumo. Posto che non vi è accumulatore che tenga, non si può far altro che produrre energia “al momento”. Per questo l’energia eolica e quella solare è difficoltosa da armonizzare con quella termoelettrica e nucleare ed anche quella idroelettrica viene utilizzata durante i picchi. Poi, solitamente, l’acqua viene pompata di nuovo nel bacino superiore durante la notte, quando le fornaci idroelettriche non possono essere spente per motivi tecnici e vi sarebbe esubero di energia, per poi rifornire energia dall’idroelettrico nei momenti dei picchi. Di tali espedienti è fatta la fornitura di energia elettrica da più centrali e fonti che insistono sulla identica zona del territorio.

Ma la gente tutto questo non lo sa ovvero lo sa poco e male. Così quelle forze politiche che giocano al ribasso, al tanto peggio tanto meglio, predicano l’ecologia della domenica, del bar dell’angolo: chiacchiere al posto delle notizie scientifiche. In ogni e qualunque caso la quantità di energia necessaria al futuro non va vista nell’ottica dell’illuminazione domestica, bensì nell’ottica delle attività economiche: industrie, imprese e simili. Come si vede l’impostazione del problema è decisamente puerile.

C’è, infine, un motivo ideologico di base che spacca i favorevoli e i contrari al nucleare come ai pozzi “assolutamente inoffensivi” alle Egadi. E’ l’atteggiamento di fronte al disastro. Sa una parte gli atei materialisti vedono la vita come qualcosa da vivere meramente il più a lungo possibile, consumando quanto c’è da dividere, nel consumismo dei poveri. Esso rinunzia al sostanziale progresso a favore di una frugalità che marcia in senso contrario alla storia umana e al suo cammino. La frugalità è una buona regola solo quando non incida sul progresso e sul futuro, sulla conquista di una vita migliore in senso reale.

Per il materialismo storico, la vita si può interrompere arbitrariamente con svariate forme di eutanasia, non è un dono di tal valore da essere vissuta comunque. La morte, invece, va metabolizzata, quando arriva, il più presto possibile. Il materialismo storico è più consumista del mondo capitalista, ma è un consumismo da ...morti di fame. Da ladri di galline.

Al contrario, il giusto atteggiamento, quello dei veri progressisti, che cfredono nel progresso della scienza e su un futuro che vada tecnologicamente aggiornato di continuo – ma il processo, comunque, non si fermerà mai – consiste in un continuo approccio che può considerarsi comunque "eroico", nei confronti della vita e della morte: l’umanità e l’individuo hanno da svolgere un ruolo nella vita e nella storia. E' stato assegnato loro dalla natura o da Dio, assieme al ben dell'intelletto, cioè alla ragione e all'intelligenza. non distruggeranno il mondo che li ha generati. Una natura che senza di loro è fredda, non è capace di conoscere se stessa... Se Parigi per il re di Francia valeva ben una messa, il progresso e la vita di qualità valgono ben qualche rischio. Ed è meglio un giorno da leoni che cento da pecora. (G.Scargiali)

Gio, 2011-03-17 10:35
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