A valle dei tanti casi di cronaca nera che rubano per un giorno o per un mese l’inizio dei telegiornali e le prime pagine dei quotidiani, occorre riflettere anche in modo differente dal solito.
Da dove nasce, dunque, tanto – eccessivo – fracasso? E’ tutto frutto dello scandalismo in cui credono direttori e redattori capo a monte o a valle della morbosità della gente?
Il primo passo, invece, lo compiono proprio gli stessi tutori dell’ordine. Di solito, sulle nostre pagine siamo ben disposti, anzi pronti, a difenderli: poco pagati, rischiano l’incolumità, la vita propria e anche la gogna, se sbagliano… Peggio di così la loro situazione non potrebbe, per certi versi, essere.
Tuttavia, deve balzare agli occhi e alla nostra attenzione come la “macchina della giustizia”, fatta di gendarmi e pubblici magistrati, scatti feroce e dettagliata contro il povero disgraziato di turno che ha gettato la moglie o la suocera o persino la mamma dalla finestra, oppure ha compiuto l’odioso delitto, nascondendo la mano. Allora si scatenano indagini, sfuggono mezze verità e assolute falsità, che i giornalisti cucinano a dovere, trasformandole, appunto, in prelibate leccornie per gli appassionati di …nera. Del resto, pensiamo al successo dei gialli. Ai loro tantissimi lettori. E, in parte, non c’è granché di male, se tanti in qualche modo amano esplorare il male che è in loro, indagando in quello degli altri… Purché non lo commettano.
Ma gendarmi e giudici si scatenano letteralmente – come è legittimo sospettare – sui casi cosiddetti di cronaca nera vera e propria, proprio perché, d’abitudine, non fanno e non possono fare abbastanza contro il vero male della società che consiste nella malavita, nella mala politica, nella criminalità organizzata. Una realtà che, diciamolo, è imbattibile nella sostanza, né tantomeno si vuol realmente battere del tutto. Né a Palermo, né a Marsiglia, né a New York, né ad Oriente, né ad Occidente. Anche perché, come è stato osservato, alla malavita organizzata succederebbe quella “disorganizzata”, che è peggio ancora. Perché non rispetta quel patto di convivenza con le forze dello stato e con la questura, che va avanti fra sgarri e rappresaglie, ma mantiene a lungo lo status quo di una pax apparente, di un ritmo sopportabile di scippi, scassi, furti d’auto e persino stupri… Perché, se il reo è ignoto alla questura, altrettanto non lo è alle spie che lavorano sia per quest’ultima che per la malavita.
Il casus come il “delitto da giallo” è l’occasione per spettacolarizzare la presenza della “gendarmeria” e dei tribunali, per esibire il loro zelo, l’abilità investigativa, l’insistente solerzia... Ecco i Maigret e persino gli Sherlock Holmes, che partono in quarta. Come contro i protagonisti degli scandali, scaldaletti e scandaloni sessuali e omosessuali.
Il peggio, appunto, si scatena contro il povero disgraziato, impazzito per la povertà materiale e/o morale in cui vive. Poi, un giorno, stermina la propria famiglia e si uccide, magari persino non riuscendoci. Dal momento degli arresti scatta puntuale la spinta ben descritta dall’espressione: schiaffa il mostro in prima pagina. E c’è sempre chi ne gode e chi se ne interessa, nonostante la ripetitività ossessiva dell’evento. Ma anche chi ha soffiato sul fuoco senza pudore né pietà.
E’ proprio il cane che morde un uomo. Niente notizia ma, tant’è, ruba il posto agli atti del governo, ai provvedimenti che si attendono dall’amministrazione, alla cronaca bianca, che è sempre ridotta al lumicino. E’ un crescendo di stupidità che, in fondo, contribuisce nel suo complesso anche alla crisi dei media. Alla scarsa attenzione che riscuotono, con nuovo altro danno per la cultura e l’informazione generalizzate.
Germano Scargiali
(Ndr) Volontariamente in questo articolo non parliamo delle accuse agli uomini politici o comunque famosi, che ne distruggono l’immagine nel lavoro e nella vita, anche in caso di successiva assoluzione e che andrebbero sempre trattate con ben altro tatto e discrezione, rispetto a quanto avviene. Ma questo è un altro delicato problema da trattare a parte.
Ecco un’altra nota saliente da una lettera rinvenuta on line
Caro Direttore,
partendo dalla vicenda di Sarah, ecco una considerazione. Oltre alla doverosa informazione dei telegiornali, la Rai e le altre tv ci infarciscono di programmi “talk”, anche in orari di fascia protetta, pieni di particolari raccapriccianti veri o presunti. Trasmissioni lugubri e morbose che non credo soddisfino la stragrande maggioranza degli utenti. Sarebbe ora di abbassare i toni e di dare una informazione più culturale, invece di sapere se, come e quando lo zio ha stuprato la nipote e chi ne è stato il complice. Grazie.
Giovanna Sturari
Come si vede, c’è chi protesta. Ecco una lettera raccolta al volo fra quelle dirette a chi è attivo nell’informazione. Ma ciò che più conta – e che potrebbe passare inosservato – è un punto: può non essere vero che “la massa” degli ascoltatori preferisca l’informazione morbosa a quella “normale”. E direttori e redattori …ci mettono del loro. Lo stesso, si disse, a proposito del gioco del pallone: se si facesse adeguata informazione di altri sport, anche quelli appassionerebbero, come avviene in certe occasioni come le Olimpiadi, la Coppa America…
Quando si fa buona informazione culturale, l’audience c’è. Vedi i programmi di Piero Angela in tv… Lo stesso dicasi per la vera e buona musica – anche jazz – rispetto alla troppa paccottiglia… (D.)
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