Pubblica istruzione l’orizzonte è nero

Solo problemi sul fronte delle cattedre e su quello dei banchi
di Scaramacai
Pubblica istruzione l’orizzonte è nero

La chiamiamo da molto tempo in Italia …pubblica distruzione. Dal tempo del ministro Malfatti e dei relativi decreti per i quali il suo nome fu un triste presagio, è sembrato più opportuno prenderla a ridere, finché si poteva. Veramente difficile, tuttavia, per una realtà nevralgica e tragica, che fa parte di quel lungo arco che corre dagli asili nido, su su, fino all’università. Ormai da tanti anni l’impressione dominante è che si sia finiti sempre più in basso, che le cose peggiorino, mentre non si intravede l’alba di un nuovo giorno.

L’università brancola nel buio. Diventare professori universitari è oggi, in pratica, impossibile. Anche perché una norma in fieri riduce ai minimi termini – c’è chi dice a zero – la possibilità di raggiungere una delle mete più agognate per i “giovani” che in pratica siedono per più anni sulle cattedre e gestiscono, spesso da soli, interi corsi: diventare “ricercatori a tempo indeterminato”. Dopo aver speso anni di lavoro e di formazione post laurea fra dottorato, master e assegni di ricerca, rischiano di ritrovarsi … per la strada.

Un’altra norma in progetto minaccerebbe addirittura di vietare l’accesso all’incarico a tempo indeterminato agli ultra 35enni. Ma nella maggior parte delle università la soglia media di tale traguardo è ben al di sopra di tale limite. Chi resterà, dunque, seduto in cattedra fra qualche anno? Questo non è l’unico assurdo della situazione. Perché i 35enni praticamente cacciati via dalle mura degli atenei non avranno maturato, sempre per la legge in vigore, alcun punto, né merito per insegnare nei licei o alle medie. Insomma ci troviamo oltre il grottesco.

Si pensa che la volontà dell’attuale governo sia quella di interrompere il potere delle vecchie baronie universitarie. Ma così si finisce per rafforzarle.

Anche qui ci si chiede, dunque, fino a che punto la super fischiata Gelmini conosca i problemi, con chi e se si consulti…

Frattanto, le docenze rimarranno a lungo affidate, praticamente in toto, a precari poco gratificati, insicuri – quindi poco motivati – nella carenza grave dei vecchi docenti che, diciamolo pure, non erano tutti da buttare, se è vero che i laureati italiani trovavano posto all’estero a partire dagli Usa.

Nei licei e alle medie inferiori, i presidi per risparmiare sono costretti ad utilizzare come supplenti altri docenti già in forza alla scuola. Ciò trascurando molto spesso che siano della stessa materia dell’insegnante assente. Immaginiamoci a quali livelli viene precipitata la preparazione già carente dei giovani italiani, che poi si affacceranno all’università e all’attività lavorativa…

L’assunzione dei nuovi docenti, frattanto, avviene privilegiando i precari che abbiano già un po’ d’insegnamento a coloro che hanno i titoli: i famosi diplomi di corsi d’aggiornamento, tirocinio mirato etc. Cioè vengono lasciati a casa i veri aventi diritto alla cattedra a tutto discapito della qualità degli insegnanti. Come abbiamo annotato sopra è ben difficile che possano attingere fra le fila dei docenti che hanno approfondito la propria cultura sulle cattedre delle università… Un assurdo senza pari.

E anche questo contribuisce ad abbassare ulteriormente quella che sarebbe osé definire come la performance complessiva delle scuole medie nazionali.

Le elementari e gli asili sono pochi e mal dislocati nel territorio. Qui siamo al livello in cui maggiormente il problema viene affrontato con l’ausilio delle scuole private. Anche qui i maestri disoccupati non si contano, anche se ce ne sarebbe bisogno. Ma …dovrebbero avere delle cattedre con delle aule intorno e quanto meno un tetto.

La famigerata Gelmini è ormai indifendibile. Le tocca senza dubbio un compito ingrato. Ma di tal compito farebbe parte il dovere – come ministro della materia – di battere i pugni sul tavolo di Giulio Tremonti, il cui compito è di risparmiare su tutto per sanare il bilancio e riempire le casse più che vuote dello stato. La P.I. è una delle voragini della spesa pubblica, ma lo è infinitamente meno della sanità. Infine a certi livelli, a certe decisioni non si può arrivare, perché offendono la persona umana, la dignità, il decoro e la salute di una nazione e del suo popolo.

Se lo diciamo noi, che difendiamo il governo di Berlusconi e Tremonti con il suo liberismo in modo strenuo (la sinistra comunque non è mai capace di far meglio in nulla o quasi), è proprio un allarme. No: la Gelmini è indifendibile. Anche per il suo atteggiamento da maestrina saputella, che è una offesa per tutta l’Italia e non trova mai parole di conforto che tendano una mano – anche puramente morale – a tanta gente che sta soffrendo sul fronte dei banchi di scuola e su quello delle cattedre.

Scaramacai

Mer, 2010-10-13 09:02
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