I vini siciliani si raccontano in un insolito trait d'union con la storia d'Italia. Succede al "Vinexpo", la Biennale del vino che si sta tenendo a Bordeaux, dove l'Ice ha organizzato un ciclo di seminari dedicati a quelle eccellenze enologiche italiane legate a doppio filo con la Storia d’Italia. I seminari saranno ospitati nella sala Tasting Lab 1 del Padiglione 2, dal 19 al 22 giugno.
Gli incontri si svilupperanno lungo quattro temi - L’Italia della Storia millenaria, l’Italia patria della Musica, l’Italia memoria storica e luogo delle Arti, l’Italia dei Comuni e delle Regioni - e attraverso 16 appuntamenti condotti da relatori di fama internazionale che avrano il compito di trasferire l’emozione del Vino Italiano ai presenti guidandoli alla scoperta di quel rapporto con la storia d’Italia che si dipana su tutta la penisola nello spazio e nel tempo.
“In questo particolare incontro – afferma Dario Cartabellotta, direttore Generale IRVV – è presente la Sicilia con i suoi vini e i territori di straordinaria vocazione vitivinicola, di lunga storicità e una forte relazione tra produzioni enologiche, cultura, tradizioni e paesaggio. “Il Vino racconta l’Italia” - spiega il direttore - sposa la strategia comunicativa messa in piedi negli ultimi mesi dall’IRVV perché contribuirà in quel processo che intende far scoprire la Sicilia del vino come un’unica grande anima, con dentro tutti i suoi molteplici luoghi diversi per morfologia, spirito e carattere. La forza del vino siciliano sta nella sue differenze, in grado di coesistere all’interno di un unico grande contesto produttivo così come la grandezza dell’Italia sta nella convivenza di differenti tradizioni che sono accomunate da un’unica bandiera: quella italiana ”.
I vini siciliani saranno di scena già nel primo giorno di seminari. Dalle ore 16.30 alle 17.30 il Nero D’Avola Frappato “Inycon” di “Settesoli” sarà uno dei vini protagonisti dell’incontro “Comuni non Comuni” che ripercorrerà il percorso storico della Nascita d’Italia dalla cellula amministrativa sino alla forma più evoluta delle Regioni. L’incontro si focalizzerà su quelle realtà che grazie alla produzione vitivinicola sono divenute un simbolo di un modello di sviluppo decentrato e diffuso nel territorio. Tra queste, rientra sicuramente la città di Menfi, l’antica Inycon, dove la viticoltura, che ha radici profonde, ne ha contrassegnato tutta la sua storia affermandosi come valore di civiltà. Un vino, quello presentato da Settesoli, simbolo di una consapevolezza culturale divenuta valore aggiunto nell’economia della zona anche grazie alle lungimiranti scelte del consiglio di amministrazione della cantina sociale più importante del sud Italia, che ha saputo mettere a frutto le qualità di un territorio vocato, per natura, alla viticultura d’eccellenza.
Lunedì 20 giugno, il secondo seminario previsto in giornata sarà dedicato, invece, al rapporto tra i vini e la musica attraverso l’opera di grandi compositori. Un rapporto che assume un significato speciale nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Da più parti infatti si fa largo la tesi che l’Italia era già stata unita musicalmente attraverso il teatro d’opera e se è vero anche, che i sapori italiani sono sempre stati riconosciuti in tutto il mondo come unici e caratteristici, celebrare il connubio tra la musica ed i vini italiani nel 150° dell’Unità d’Italia assume un significato speciale. Il connubio musica vino appare naturale in alcune opere del compositore Vincenzo Bellini che, in alcuni suoi componimenti fa degli espliciti omaggi al vino. Saranno sei vini dell’Etna (Etna Rosso "Torre Palino" 2000 di Patria, Etna Bianco "Fondo Filara" 2010 di Nicosia, Etna Rosso Cottanera 2008, Etna Bianco "Salisire" 2009 di Vivera, Etna Rosso "Cavanera" 2008 di Firriato, Etna Spumante Brut Murgo 2008) di altrettante prestigiose cantine situate ai piedi del vulcano, i protagonisti del Tasting “Bellini incontra i vini dell’Etna” che riassumeranno quel calore suadente di una delle zone produttive vitivinicole più suggestive del mondo.
Martedì 21 giugno la giornata si aprirà con il seminario “I vini del Risorgimento” il momento storico dove si coagulano tutte le istanze fondatrici dello Stato Italiano. L’incontro sarà un approfondimento, attraverso alcuni storici vini, sulle realtà vitivinicole dell’epoca e tra questa non poteva mancare la Sicilia che, per l’occasione, sarà rappresentata da un eccellente Marsala dell’Azienda Carlo Pellegrino. In quel periodo, la città di Marsala divenne celebre per lo sbarco della spedizione dei Mille di Garibaldi da cui partì quella controffensiva definitiva che sbocciò nell’unità d’Italia e già, prima di allora, il Marsala era il vino più famoso di quello che stava per diventare lo stato Italiano.
L’ultima giornata dei seminari si aprirà con l’incontro i “Vini dei Vicerè”. In quest’occasione si focalizzerà l’attenzione su un momento storico particolare antecedente la nascita dello stato italiano: la dominazione dei Borboni nel Sud Italia. I vini in degustazione saranno quel pass par tout che porteranno la platea a scoprire “il gusto dei Viceré” attraverso lo svelamento delle influenze culturali dei Borboni e la conoscenza delle gestione delle campagne che rientravano in quello che allora era il “Regno delle due Sicilie”. In quest’occasione la Sicilia sarà rappresentata dall’Hogonis delle Tenute Rapitalà.
La Sicilia chiuderà in grandeur la sua partecipazione a “Il vino racconta l’Italia” con il seminario “Nero d’avola, identità della Sicilia”. Il principe degli autoctoni siciliani svelerà tutto il fascino e la sua personalità attraverso sei grandi interpretazioni di altrettante realtà dislocate in tutti gli angoli dell’isola ("Mille e Una Notte" Donnafugata, "Rosso del Conte" Tasca d'Almerita, "Santa Cecilia" Planeta, "Lu Patri" Baglio Del Cristo Di Campobello, "Saganà" Cusumano, "Duca di Montalbo" Milazzo). Il seminario, oltre ad offrire una panoramica sulle differenti espressioni che nascono nei vigneti del “Continente Sicilia”, sarà l’occasione per presentare quel progetto di riqualificazione e tutela di questo vitigno da parte dell’IRVV. Dallo scorso Vinitaly, infatti, l’ente si è fatto promotore, insieme ad alcuni produttori, di un “Marchio di tutela del Nero d’Avola di qualità” che intende salvaguardare le qualità e l’identità di un vitigno riconosciuto come un patrimonio che, da Trapani a Messina, ha saputo portare in alto il profilo enologico della Sicilia, edell’Italia, in tutto il mondo.
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