Della Bonino, recentemente candidata dalla sinistra a presidente della Regione Lazio, si dice di tutto e di più. Eroina dei diritti umani, paladina delle donne, simbolo di progresso… Ma il buonismo di cui cerca d’ammantarsi le si addice ben poco.
La verità è che poche persone hanno fatto tanto male alle donne (e agli uomini ) quanto lei e questo fino all’ultima sua campagna, quella per l’elevazione dell’età pensionabile per le donne. Non la peggiore tra le sue scelte politiche, ma comunque abbastanza emblematica.
Grazie alla Bonino e ad altre teste pensanti come la sua, oggi le donne italiane non hanno né lavoro, né marito né bambini.
Grazie a lei, e ad altre donne della sua levatura, non solo non si è tenuto minimamente conto della situazione reale in cui le donne italiane si trovano, ma per di più si è scelto di render loro la vita sempre più difficile.
Ma la Bonino appartiene a quella schiera di donne “liberate” (ma da che cosa? Forse da se stesse), che supportano scelte fondamentalmente maschili e maschiliste, per schiacciare tante poveracce che devono pensare a campare e che non fanno parte della dorata cerchia radical chic cui appartiene la deputata abortista.
Sembra a queste forsennate – oggi sempre meno numerose – che il problema della donna sia il suo bambino. “Uccidi il tuo bambino e sari una donna libera e felice.” Questo il viatico degli anni settanta – ma la storia ha dato torto a queste teorie. E i plotoni di illuministi, positivisti atei che allignano nel nostro paese, se coerenti con le loro teorie, dovranno ammettere che la loro politica è stata un fallimento da ogni punto di vista.
La Bonino si è più volte vantata di aver abortito personalmente. Mentre l’aborto è comunque un trauma per ogni donna normale che vi ricorra. Oggi la donna italiana rischia di non avere più una famiglia, che le è stata scippata, il partner è ormai un incidente di percorso, i figli solo un rischio da evitare. Per finire, non ha più una carriera, riservata solo ai maschi ben raccomandati. E neppure ha un lavoro. E, se pure ce l’ha, il lavoro è sempre a rischio ed è tanto faticoso che non le dà il tempo di occuparsi di altro.
A tale traguardo hanno condotto i “caritatevoli” intenti di socialisti e radicali, promotori, fra l’altro, nel corso degli anni, del taglio della scala mobile, nonché di una serie di leggi che sostenevano un tempo la famiglia!
Alla Bonino non è riuscita neppure la battaglia contro la violenza alle donne, perché anche questa oggi è più presente che mai.
Ma come meravigliarsi, se chi predica la violenza e agisce con violenza non ottiene alcun risultato positivo? Chi ha messo sistematicamente contro l’uomo e la donna, propagandato l’aborto, chi ha deriso e osteggiato la famiglia, irriso alla religione, giustificato l’uso di droghe “cosiddette leggere” che razza di persona è? Come può convincere gli altri?
Diceva Madre Teresa di Calcutta che solo salvando i bambini si evitano le guerre. E che questa sia la pura verità non è difficile da capire per chi abbia anche un’intelligenza minima.
Le donne, grazie alla Bonino e company, hanno fatto enormi passi indietro in ogni campo. Non hanno quasi più tutele per la gravidanza e il puerperio, non possono andare in pensione qualche anno prima, non possono far carriera, perché l’assenza di politiche familiari lo rende possibile solo alle donne benestanti.
La Bonino, con le sue teorie e pratiche, ha contribuito a rendere la vita delle donne del nostro paese più dura, le ha rese più tristi e insicure. E, per colmo d’ironia, a tante donne, per cercare un po’ di benessere, oggi non resta altro che il marciapiede.
Lydia Gaziano
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