Il governo Berlusconi riscuote alle regionali il consenso degli italiani. Un successo, questo, che non ha pari nell’Europa della crisi, dove in Francia e Germania i relativi governi hanno perso alle amministrative preziosi consensi.
Logica democratica vuole adesso che chi guida l’Italia – sulla scorta del mandato elettorale ottenuto in linea diretta alle nazionali – fruisca appieno della sua solida maggioranza e governi con la tranquillità che lo spirito dell’alternanza, decisamente “voluto” dal legislatore, gli accorda. La nazione, insomma, ha finalmente un governo stabile e gli italiani devono sperare di aver scelto bene e che nei tre anni a venire di questa stessa legislatura l’azione governativa si rivolga con successo al concreto.
Chi segue i problemi dell’amministrazione, chi conosce le ragioni degli imprenditori piccoli e grandi, sa quanto possa valere un periodo di sostanziale pax politica. Gli italiani devono “tifare” affinché questo governo possa dedicarsi a realizzare opere e a legiferare. Perchè – sia nel primo, sia nel secondo caso – infiniti passi attendono di esser compiuti. E ogni persona ragionevole sa bene che un’alta percentuale di essi è perfettamente condivisibile da tutti: è necessaria e spesso è addirittura impellente.
L’opposizione eserciti la propria azione di controllo, ma senza bloccare – come troppo, ma veramente troppo, ha fatto negli ultimi anni – l’azione complessiva di governo.
Non è facile, tuttavia, spiegare quali siano i veri ostacoli che si frappongono a tutto ciò. Se quanto abbiamo appena auspicato dipendesse solo dal gioco politico e dal dialogo democratico fra il popolo e i suoi rappresentanti, questi ultimi potrebbero anche – finalmente – ispirarsi ad un minimo di lealtà.
La maggior parte dei cittadini (anche se poco più della metà) capisce da che parte stia il meglio o lo intuisce: vota così da circa un ventennio in una certa direzione. Mentre i politici, da parte loro, non avrebbero, per lo più, l’acredine accanita dimostrata in questi stessi anni. In gran parte dei casi, del resto, si tratta di uomini troppo piccoli messi di fronte a problemi troppo grandi per loro…
Ma, come adombriamo da sempre, il vero problema è che dietro questa sinistra ormai a brandelli (che dopo la caduta del socialcomunismo non riesce a darsi un nuovo volto, nuovi ideali, nuove mete) si nasconde, facendosene scudo, una forza oscura. E’ la massa grigia dei potentati tradizionali, che vedono nel berlusconismo liberale un nemico acerrimo e nell’alternanza un vero pericolo.
Sono potentati organizzati sul territorio. Sono – al vertice – i vecchi detentori dei massimi capitali consolidati nella tradizione. Sono coloro che manovrano denaro senza fare impresa. Poggiano nel territorio su un tipo di organizzazione presente nelle province, con la capillarità delle parrocchie e delle stazioni dei carabinieri. Sono i manovratori storici delle cosiddette “raccomandazioni”. Hanno quasi sempre il “loro uomo” nelle stanze della amministrazione e delle istituzioni.
Sono questi in Italia i veri nemici di Berlusconi. Li troviamo spesso nei salotti buoni, dove da anni è di moda …essere di sinistra. Sono gli inventori e i manovratori dei ribaltoni: di quegli incredibili stravolgimenti cui abbiamo assistito continuamente non solo a Roma, ma anche nei comuni, nelle province e nelle regioni. Ma persino in tanti altri organismi di minor livello.
Fra essi si nascondono, ovviamente, i veri “pupari”, che sono anche gli oscuri custodi dell’imbattibilità della malavita organizzata. Perché, quando è necessario, dispongono anche di essa.
Odiano tutti i governi che vogliono applicare concetti di libertà (specie in campo economico), perché hanno abbracciato, con una sorta di torbida passione, lo statalismo: la loro specialità è un dirigismo che applicano dall’interno del potere pubblico.
Ma, soprattutto, odiano i governi che abbiano voglia di governare. Una volontà che non a caso è rimasta latitante in Italia per decenni. Intendiamoci, però: tale organizzazione non è certo una invenzione “autarchica”.
Se non riusciremo ad avere l’Italia che vogliamo, sarà soprattutto colpa di tutto ciò.
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