Alfano Grasso e l’equidistanza

La polemica politica protagonista nel giorno della memoria di Falcone e Borsellino. Ma per colpa di chi?
di Germano Scargiali

La “sparata” di Piero Grasso contro il governo alla manifestazione su Falcone e Borsellino ed i martiri della mafia in genere appare subito di pessimo gusto ed inopportuna. E’ giunta inattesa in una mattinata in cui la riflessione mistica verteva su coloro che non hanno badato alla propria vita e si sono consapevolmente immolati per il secolare problema. Oggi, tutt’altro che risolversi – come affermano grottescamente i media – esso in realtà si complica con l’arrivo di “nuove mafie”… Ammesso, però, che proprio questa sia “la mafia” e non già quella che ci hanno insegnato sin da bambini: una tentacolare presenza che, invece che comparire negli elenchi degli indagati ed andare in giro con le armi in pugno …ben poco ha di visibile.

Il ministro Alfano ha risposto gettando acqua sul fuoco, come educazione, buon gusto e rispetto per i morti comandava. Ma, dando atto a Grasso di una sua supposta imparzialità, pur “non facendo sconti all’attuale governo”, ha cercato di far finire il discorso lì. Invece ne è conseguito un pur minimo inevitabile dibattito, come se ne vedessimo pochi ogni giorno ad ogni ora in radio, tv ed altrove.

La verità è, ovviamente, che l’equidistanza di Grasso, che dovrebbe essere un magistrato semi poliziotto e non un politico non giunge neppure fino a quella del Presidente Napolitano. Anzi ne resta ben lungi. Si potrebbe dire che, dato questo comportamento la realtà nuda e cruda è che ...Grasso fa solo politica.

Frattanto la città reagiva ai blocchi stradali che per l’ennesima volta impedivano a chi deve circolare e lavorare di farlo, per l’annuale arrivo delle due “navi della legalità”, notando come Falcone e Borsellino fossero stati così mal difesi in vita e fossero, invece celebrati da decine di pullman fra polizia e carabinieri, dopo tanti anni dalla morte. O si pensa che la mafia per ripicca contro una “tal manifestazione” avrebbe potuto indursi ad un attentato alla Bin Laden? Insomma, ce ne vuole a non capirne niente del problema, ad agire in modo disarmonico e quasi offensivo. Che è ancor più “acre” proprio perché concepito all’interno di un tentativo mirato per la ennesima volta a celebrare quelli che sono stati due martiri e son rimasti, quasi soltanto, due nomi. Poco altro, purtroppo.

“Festa e liti” nel giorno di Falcone, titola un quotidiano siciliano. Il cattivo gusto trionfa, il concetto generico di legalità,  che può essere altamente dannoso rispetto all’affermarsi del concetto vero, che è assolutamente interiore, basato sulla moralità individuale, sul perfezionamento dell’educazione e anche del gusto “tutti sentimenti intimi” mirati al rispetto di se stessi, dell’altrui persona moltiplicata per il contesto sociale…

La verità è anche che chi agisce e si muove al contrario per l’affermazione della verità vista come patrimonio manicheo di una sola parte, esente da peccati di mafia e d’altro, mentre cerca il peccato negli altri, purché di altro colore, sta la vera protezione e difesa di quello status quo morale e civile nel quale alligna il conservatorismo mero dei vecchi privilegi e privilegiati, la cui protezione è anche strenuamente ricercata non senza l’aiuto di una parte delle istituzioni. Di quelle, in particolare, che con evidenza lasciarono morire (se non furono proprio mandanti) Falcone e Borsellino.

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Un’ultima notazione: molte famiglie di morti per mafia e simili, fra cui quella di Peppino Impastato non vogliono più partecipare a manifestazioni del genere.

Tue, 2011-05-24 09:50

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